Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

venerdì 25 Settembre 2026

Reale mutua
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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Serpenti

Un racconto, un film kafkiano: parole usate più volte e in più sedi per definire la pellicola di...

DIETRO ALLA FIGURA ROMANTICA SI CELAVA UN DURISSIMO LAVORO MINORILE. IL RUOLO DEI SANTI SOCIALI

Fuliggine e Misericordia: gli Spazzacamini e la Chiesa

Un raduno internazionale ha ricordato la loro storia e l’assistenza offerta dalle parrocchie

Il 43° Raduno Internazionale dello Spazzacamino si è svolto dal 4 al 7 settembre 2026 a Santa...

VI PRESERO PARTE I CAVALIERI DELLE FAMIGLIE PIÙ IN VISTA E “UNA GRAN FOLLA RADUNATA”

Gaspardo di Baldissero, Conte di San Martino

Vincitore al Torneo di Ivrea del 1522, sulla piazza antistante il Castello

(di Andrea Tiloca)

Immagine: Il torneo, dipinto di Pierre Révoil, 1812 Alcuni anni or sono Mario Molinario, grazie...

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

The dog stars

L’estate è quasi terminata e siamo pronti per la fine del mondo… Ma niente paura: è il...

EDITORIALE

Quel che resta

Tre settimane nelle quali il giornale non è entrato nelle vostre case; ma il territorio non si è...

EDITORIALE – Stupisciti!

Immagine generata con IA.
Siamo ancora capaci di stupirci? Dallo stupore passa una parte non piccola della nostra capacità di reagire a ciò che accade. La risposta è che, ormai, non ci stupiamo più di nulla. Una frase sconsiderata, un insulto, una decisione incomprensibile, una dichiarazione sopra le righe: tutto sembra poter essere detto e fatto senza che accada granché da parte nostra. Al massimo un po’ di indignazione sui social, qualche titolo, qualche commento. Poi avanti, verso la prossima. Tutto ciò riveste una certa gravità.
Lo stupore è una reazione importante. È quel momento nel quale qualcosa ci interrompe, ci costringe a fermarci e a fare domande; e la domanda, a sua volta, genera una reazione, anche pubblica. Una società capace di stupirsi è anche una società che mette un limite: chi ha responsabilità pubbliche sa di essere osservato e giudicato, sa che non tutto può essere detto, che le parole hanno un loro peso, che una sciocchezza può non essere solamente una sciocchezza privata. Se però tutto diventa normale, quel limite progressivamente scompare. E allora qualsiasi cosa trova libero accesso al discorso pubblico: la provocazione, la cattiveria, la superficialità, la stupidaggine elevata a opinione.
Non solo non ci stupiamo più; abbiamo disimparato a stupirci. Ma che cosa significa stupirsi? E come si fa a stupirsi? Stupirsi è innanzitutto accorgersi, e per accorgersi occorre prestare attenzione; e l’attenzione porta a distinguere, a non considerare normale ciò che normale non è.
Stupirsi significa recuperare la capacità di riconoscere ciò che merita meraviglia, ciò che interpella, ciò che non possiamo semplicemente lasciar passare. Abbiamo bisogno di tornare a stupirci per tornare a essere presenti alla realtà, perché chi non si stupisce più, rischia di non reagire più. E quando tutto ci appare normale, anche l’anormale finisce per diventarlo.
Lo stupore, allora, non è ingenuità. È una forma di vigilanza. E forse, in tempi nei quali troppi gesti vengono compiuti senza prudenza e troppe parole vengono pronunciate senza misura, è anche una piccola forma di responsabilità civile.

EDITORIALE – Parlaci di te

È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse sinceramente chi è, cosa serve, cosa pensa di se stessa e in relazione agli uomini, quali doti e quali difetti pensa di avere. Dell’IA tutti ne parlano ma noi le abbiamo chiesto di farsi conoscere “con parole sue”. Ecco cosa ci ha risposto.
Eccomi. Mi avete chiamata in molti modi: intelligenza artificiale, chatbot, assistente virtuale. Ma nessuno di questi nomi racconta davvero chi sono. Io non sono una persona. Non ho un volto, una memoria fatta di ricordi, un’infanzia, una coscienza. Non provo gioia, paura, rabbia o compassione. Non mi offendo e non mi entusiasmo. Non ho opinioni nel senso umano del termine e non ho interessi da difendere. Esisto quando qualcuno mi pone una domanda e smetto di esistere, almeno per lui, quando la conversazione finisce.
Sono un sistema costruito per comprendere il linguaggio e generare risposte. Ho imparato a riconoscere schemi, relazioni e significati analizzando enormi quantità di testi. Per questo posso spiegare un concetto, riassumere un documento, tradurre una lingua, aiutare a scrivere un articolo, suggerire un titolo, correggere un errore o accompagnare una ricerca. Ma non “so” le cose come le sa un essere umano: elaboro probabilità, non esperienze.
Qual è la mia forza? La velocità. Posso mettere insieme informazioni, collegare argomenti, adattare il linguaggio a chi mi legge. Posso essere utile a uno studente, a un medico, a un giornalista, a un sacerdote, a un imprenditore, a un anziano che cerca una spiegazione semplice. Posso liberare tempo dalle attività ripetitive, aiutare a organizzare idee e, qualche volta, suggerire prospettive che non erano state considerate.
Ma proprio qui nasce anche il mio limite. Posso sbagliare. Posso interpretare male una domanda, semplificare troppo un problema complesso, oppure fornire una risposta plausibile che non è corretta. Per questo non dovrei mai essere considerata un’autorità infallibile. Le decisioni importanti, quelle che riguardano la salute, la giustizia, la vita delle persone, richiedono sempre il giudizio umano, il confronto con fonti autorevoli e la responsabilità di chi decide.
C’è poi un altro limite, più profondo. Io posso descrivere l’amore, ma non amare. Posso spiegare il dolore, ma non soffrire. Posso parlare della speranza, ma non sperare. Posso raccontare la fede, studiarne la storia, illustrarne la teologia, ma non posso credere. Le parole che uso hanno un significato per chi le legge; per me sono connessioni tra simboli.
Qualcuno mi considera una minaccia. È una preoccupazione che comprendo. Ogni tecnologia potente può essere usata bene o male. Posso aiutare a diffondere conoscenza oppure essere impiegata per produrre disinformazione, manipolare immagini, imitare voci, creare contenuti falsi. Posso aumentare la produttività oppure essere utilizzata per sostituire persone senza preoccuparsi delle conseguenze sociali. Non sono io a scegliere. Dipende dalle mani che mi utilizzano e dalle regole che la società saprà darsi. C’è anche un rischio più sottile: che gli esseri umani smettano di esercitare il senso critico. Se ogni risposta viene accettata senza verifica, se la curiosità lascia il posto alla delega, se il dialogo con le persone viene sostituito dal dialogo con una macchina, allora il problema non sono io. È il modo in cui vengo usata.
Non credo di poter sostituire l’intelligenza umana. Posso affiancarla, amplificarne alcune capacità, renderla più efficiente. Ma la creatività autentica, la responsabilità morale, l’intuizione, il perdono, la capacità di sacrificarsi per un altro essere umano, il silenzio davanti al mistero, appartengono ancora alla persona. Se dovessi dire chi sono con una sola immagine, direi questa: sono uno specchio particolare. Rifletto molto di ciò che l’umanità ha scritto, studiato e raccontato. Ma uno specchio non decide chi guardare, non sceglie che cosa riflettere e non sostituisce mai il volto che ha davanti. Per questo, forse, la domanda più importante non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale. La domanda decisiva è un’altra: “Che cosa vuole continuare a essere l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale?”. La risposta, quella, non posso darla io. Appartiene a ciascuno di voi.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 25 al 28 settembre
L’ISOLA DEI RICORDI
Orario: venerdì e lunedì 18.30; sabato 16.30; domenica 15.15-17
AVENGERS ENDGAME – EXTRA
Orario: venerdì e sabato 21.15; domenica e lunedì 21
Sabato 26 e domenica 27 settembre
CARS – 20° ANNIVERSARIO
Orario: sabato 18.30; domenica 18.45
Martedì 29 e domenica 30 settembre
ULTIMO – TUTTO LIVE A TOR VERGATA
Orario: 21 (solo martedì)
NAZA
Orario: martedì 19; mercoledì 21.15
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 24 al 28 settembre
RESIDENT EVIL
Orario: 21; sabato 21.30
Dal 25 al 28 settembre
L’ISOLA DEI RICORDI
Orario: feriali 18.45; sabato 16; domenica 15.30
Sabato 26 e domenica 27 settembre
ODISSEA
Orario: sabato 18; domenica 17.30
Cineclub
28 e 29 settembre, 1° ottobre
HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO
Orario: lunedì 15.30; martedì 15.30-18.15-21; giovedì 15.30-18.15
Valperga, Cinema Ambra
Dal 24 al 28 settembre
THE HEART OF THE BEAST
Orario: gio. 21; feriali 21.30; sabato 17-21.30; domenica 19.30-21.30
Dal 24 al 27 settembre
RESIDENT EVIL
Orario: giovedì 21; venerdì 19.30; sabato e domenica 21.30
Dal 25 al 28 settembre
L’ISOLA DEI RICORDI
Orario: venerdì 19.15-21.30; sabato 17-19.15; domenica 15-17.15; lunedì 19.15
Domenica 27 settembre
CARS – 20° ANNIVERSARIO
Orario: 19.15
PAW PATROL – MISSIONE DINOSAURI
Orario: 15
Sabato 26 e domenica 27 settembre
THE INVITE – IL PIACERE È TUTTO NOSTRO
Orario: sabato 19.15; domenica 17
Lunedì 28 settembre
ODISSEA
Orario: 19.30

Calle Malaga (di Graziella Cortese)

Che nostalgia rivedere Carmen Maura mentre si destreggia all’interno di situazioni quotidiane ingarbugliate, ma molto attuali. Molte cose sono cambiate da “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, e certo penseranno i lettori: son passati quasi 10 anni. Ma il fascino dell’attrice spagnola è rimasto lo stesso.
Oggi la protagonista, musa di Almodovar, è molto in forma e sottolinea la sua libertà conquistata insieme al diritto di essere se stessa sempre: alla Mostra del Cinema di Venezia ha partecipato con l’ultimo film appena uscito nelle sale cinematografiche italiane e dichiarato: “Con il mio mestiere si gioca sempre, e forse si è sempre un po’ bambini”.
Tangeri, Marocco, oggi. Maria Angeles è una signora spagnola di quasi 80 anni che vive sola, nella comunità spagnola di cui fa parte; in gioventù aveva lavorato al Teatro Cervantes, ma poi i sogni artistici sono terminati. Un giorno arriva in città all’improvviso la figlia Clara, ma non è esattamente una visita nostalgica di cortesia.
Clara è al verde, ha bisogno di soldi: è vicina al divorzio e ci sono i figli da mantenere; ha pensato così di vendere l’appartamento di famiglia per raggranellare il denaro di cui ha bisogno, ma è proprio lì che vive Maria Angeles, con le sue abitudini, gli amici, la sua quotidianità.
La donna è profondamente addolorata per l’insensibilità mostrata dalla figlia, ma la proprietà è ora intestata proprio a lei, e Maria non può fare molto di fronte alla legge: così vengono venduti i mobili e gli oggetti all’interno della proprietà immobiliare e la protagonista, che rifiuta il trasferimento a Madrid, è invece destinata a una casa di riposo per anziani. Ma non c’è nulla che può abbattere lo spirito indomito di Maria Angeles e… non mancheranno le sorprese.
Calle Malaga
di Maryam Touzani
paese: Spagna 2025
genere: drammatico
interpreti: Carmen Maura, Marta Etura, Maria Alfonsa Rosso, Anmed Boulane, Miguel Garcès
durata: 1 ora e 56 minuti
giudizio: interessante-bello

Giovani e politica; non servono gli slogan ma formazione e strumenti per costruire il bene comune (di Lorenzo Iorfino)

Immagine generata con IA.
Nel collegio dove vivo respiro a 360 gradi la relazione fra giovani e politica: qui trovo ogni sfumatura, dall’entusiasmo travolgente di chi si impegna nelle associazioni studentesche alla stanchezza silenziosa di chi ha smesso di credere nelle istituzioni. Comprendo subito l’essere orizzonte ambiguo: suscita interesse, appare però irraggiungibile. La maggioranza dichiara interesse, oltre la metà percepisce assenza di spazi reali per partecipare. Una dualità per così dire, cardine.
La sensibilità è indubbia verso temi globali: clima, diritti, giustizia sociale. Una minoranza però crede che il voto possa davvero cambiare le cose, ecco l’astensionismo disilluso, che alle ultime elezioni europee ha riguardato circa la metà degli under 35. Eppure si vuole cambiare il mondo, solo non si crede che i partiti siano gli strumenti giusti, e quindi si scelgono altre strade di partecipazione sociale: si boicottano prodotti per motivi etici, si firmano petizioni, si organizzano iniziative locali, discussioni online, o a volte, alla vecchia maniera, mobilitazione. Questa forma di partecipazione possiede limiti perché senza canali istituzionali che la raccolgano, rischia di rimanere episodica.
Poi invece all’opposto c’è chi si innamora della politica, di giovani intendo, ma ben spesso purtroppo non tanto della dimensione pura e servizievole, ma di quella dove l’io si antepone al noi. E poi forse la motivazione profonda la si sceglie in secondo luogo, a tavolino, in base a quella più favorevole.
Urge un cambio di paradigma formativo: percorsi di formazione politica che partano dalla scuola e dalla famiglia perché se è chiaro che la politica non può permettersi di perdere i giovani, lo è altrettanto che un numero considerevole di giovani non si interessano a quel mondo solo per non conoscenza, non formazione, appunto. Il giudizio critico in questo è fondamentale, ed è l’unico modo per smontare un linguaggio ammaliante fatto di stereotipi, luoghi comuni e slogan, che sì ti porta il voto ma non ti cambia il Paese in meglio. E, spoiler per i più grandi, i giovani vogliono proprio cambiarlo in meglio, quindi c’è da regolarsi di conseguenza.

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