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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Antartica

Qualche anno fa il chimico Carlo Barbante ha pubblicato il libro “Scritto nel ghiaccio”: la nostra...

Edizione 14 Maggio 2026 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...

EDITORIALE – L’altro 2 Giugno, quello dell’impegno civile

Foto generata con IA
C’è chi si è chiesto perché non immaginare, accanto al doveroso omaggio a chi ha dato la vita per la libertà e al giusto riconoscimento a chi garantisce sicurezza e difesa, una grande sfilata delle energie civili che hanno contribuito a costruire la Repubblica e continuano a tenerla viva.
La Festa della Repubblica deve raccontare qualcosa di più; è molto più ampia delle sole sue istituzioni di difesa e sicurezza, più articolata, più vicina alla quotidianità dei cittadini. È fatta di persone che ogni giorno tengono insieme e fanno andare avanti il Paese: insegnanti, operatori sanitari, volontari, amministratori locali, ricercatori, educatori, magistrati, lavoratori sociali, giovani, donne e uomini del Terzo settore che intervengono dove emergono fragilità, bisogni e nuove povertà, costruiscono inclusione e opportunità… la lista è lunga quanto volete.
Esiste un “altro 2 Giugno” che non trova spazio nell’immaginario collettivo. È il volto di una Repubblica che aggiunge qualcosa al tema della difesa e della sicurezza e genera coesione, fiducia e solidarietà. Nessuna volontà di cancellare la memoria militare della Nazione, ma quando in giro per il mondo il Ministero della Difesa diventa Ministero della Guerra qualcosa, anche in una festa repubblicana, deve forse cambiare. E la società civile rappresenta una risorsa strategica per il Paese.
Nel principio di sussidiarietà, associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato e reti civiche non sostituiscono lo Stato, ma lo affiancano, lo integrano, ne rafforzano la capacità di risposta. Là dove le istituzioni faticano ad arrivare, spesso sono queste realtà a mantenere viva la trama delle relazioni e della solidarietà.
Il 2 Giugno potrebbe diventare la festa di tutte le energie che sostengono la Repubblica, senza contrapporre il valore delle une alle altre, senza cancellare tradizioni e simboli, ma allargando lo sguardo, perché la forza di una Nazione non si misura solo nella capacità di difendersi e di proteggersi, ma anche in quella di prendersi cura di sé stessa. È una storia vera che merita di essere raccontata; non sarebbe una festa meno solenne, ma più repubblicana.

La vita eterna comincia adesso, in Cristo Eucarestia – Commento al Vangelo di domenica 7 giugno

Fermiamoci un momento. Gesù non ci dice semplicemente: “vi do” del pane. Dice: “Io sono” il pane. Lui stesso. La sua persona, la sua vita, il suo amore. Non un simbolo, non un ricordo, non un’idea edificante. Lui. E questa distinzione cambia tutto.
I Giudei che lo ascoltavano inciampano subito, comprensibilmente: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. È una domanda onesta, in fondo. È la domanda di chi prende le parole sul piano del visibile, del misurabile, del razionale. Ma Gesù non si tira indietro, non addolcisce, non spiega in modo da togliere il mistero. Non riduce questa realtà alle nostre categorie. Al contrario, insiste, ripete, approfondisce: “In verità, in verità io vi dico”, è la formula più solenne che conosce. Come se volesse dirci: so che vi stupisce, so che vi scandalizza, ma è così.
E noi, oggi, dove ci collochiamo? Ci ritroviamo tra quelli che discutono, che chiedono spiegazioni, che vorrebbero un Dio più comprensibile? Oppure siamo tra quelli che si lasciano semplicemente nutrire?
C’è una fame che ci attraversa tutti, anche i più soddisfatti, anche i più occupati. Una fame di senso, di appartenenza, di amore che non finisca. E Gesù ha l’audacia di dirci: quella fame sono io che la riempio. Non una filosofia, non una pratica spirituale, nemmeno una comunità, per quanto bella. Lui. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”.
Quanto spesso invece noi andiamo a Messa come si va a un appuntamento tra i tanti? Quanto spesso la Comunione diventa un gesto abitudinario, quasi automatico, svuotato di quella meraviglia che dovrebbe accompagnarla sempre?
Gesù nell’Eucaristia aspetta. Aspetta te, aspetta me, con quella pazienza infinita che solo l’amore vero conosce. Quante volte siamo passati davanti a una chiesa senza fermarci? Quante volte siamo entrati distratti, già con la testa altrove?
“Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. La vita eterna non è qualcosa che comincia dopo la morte. Comincia adesso, in questo incontro, in questo nutrimento. Ogni Comunione è un seme di eternità piantato nella nostra carne mortale.
Lasciamoci provocare da una domanda finale, la più semplice e la più esigente: quanto amiamo davvero Gesù Eucaristia? Non quanto lo conosciamo, non quanto siamo praticanti regolari; ma quanto lo amiamo? Perché solo l’amore trasforma la Messa da obbligo a incontro, da rito a vita.
Gv 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo
e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

La paura della paura: come nasce e si alimenta il circolo vizioso degli attacchi di panico (di Cristina Terribili)

Immagine ricavata da Freepik
Con giugno si apre una fase dell’anno piena di nuove sfide; le scuole stanno terminando, gli studenti attendono chi i risultati dell’anno e chi quelli degli esami, qualcuno si prepara alle vacanze e altri a qualche altro tipo di impegno, magari anche lavorativo o di volontariato. Si tratta di cambiamenti nella routine quotidiane, che a qualcuno potranno dare ansia o favorire attacchi di panico. Il noto musicista e compositore Giovanni Allevi, ha dedicato all’attacco di panico, di cui ha sofferto, un brano nel suo album Joy e ne ha scritto nei suoi libri.
Ma cos’è un attacco di panico? È un complesso insieme di sintomi somatici e fisici che pervadono la persona che li sperimenta e si accompagnano alla sensazione di perdere il controllo, di morire, o di trovarsi in una situazione in cui non esiste una via d’uscita.
I sintomi fisici degli attacchi di panico possono includere la tachicardia, capogiri, vertigini, tremori, sudorazione, sensazione di soffocamento o di asfissia (nodo alla gola), derealizzazione (la percezione che la realtà che ci circonda abbia elementi di irrealtà o di stranezza) e depersonalizzazione (sensazione di distacco e di estraneità dai propri pensieri o dal proprio corpo), nausea, dolori addominali, e altri che mettono in forte allarme chi li sta percependo.
Spesso l’arrivo di un attacco di panico è improvviso, facilitato da condizioni psicologiche o fisiche stressanti ma anche per condizioni climatiche particolari. Il momento degli esami è tra quelli che possono scatenarlo togliendo autonomia, autostima, autoefficacia e ponendo l’individuo in un costante stato di allarme sulle sensazioni che prova. Altrettanto spesso la crisi di panico non si esaurisce nell’episodio acuto. Quando i sintomi fisici vengono vissuti come il segnale di un pericolo imminente, può nascere il timore costante che l’attacco si ripresenti. È così che luoghi, spostamenti e attività di ogni giorno finiscono per apparire rischiosi. Molte persone iniziano allora a limitare i propri movimenti, preferendo uscire soltanto in compagnia o portando con sé oggetti che infondono sicurezza, anche semplici come una bottiglietta d’acqua, nella convinzione che possano aiutare ad affrontare un eventuale nuovo episodio.
Molto frequentemente per la cura dei disturbi ansiosi e per la cura degli attacchi di panico si fa ricorso solo ai trattamenti farmacologici che, pur alleviando i sintomi, mantengono il disturbo perché non insegnano strategie per affrontarlo positivamente. La psicoterapia ad indirizzo cognitivo e comportamentale è riconosciuta dalle linee guida internazionali come la migliore nel trattamento di questi “attacchi”, perché permette alla persona di sperimentare strategie per modificare i pensieri che accompagnano la crisi, e una presa di consapevolezza sul proprio corpo e sulle sensazioni corporee e fisiche che si possono sperimentare, senza aver timore che siano il segnale di una malattia o di qualcosa che non va per il verso giusto.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Giovedì 4 giugno
KING MARRACASH
Orario: 21.15
Dal 5 all’8 giugno
BACKROOMS
Orario: feriali 21.15; sabato 18.30-21.15; domenica 17-19
Venerdì 5 e domenica 7 giugno
PRINCIPESSA MONONOKE
Orario: venerdì 18.30; domenica 21.15
Martedì 9 giugno
AMICI MIEI
Orario: 21
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 4 all’8 giugno
CHIUSURA
Martedì 9 giugno
SENZA PELLE
Orario: 18-21
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 4 all’8 giugno
MASTERS OF THE UNIVERSE
Orario: feriali 18.30; venerdì 21; sabato 16.15-21.15; domenica 16
SCARY MOVIE 6
Orario: feriali 21.15; venerdì 19; sabato 19.15; domenica 19-21
Cineclub
Martedì 9 e giovedì 11 giugno
40 SECONDI
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 4 giugno
K2-LA GRANDE CONTROVERSIA
Orario: 21
Dal 4 all’8 giugno
MASTERS OF THE UNIVERSE
Orario: feriali 21; sabato 16.30-18.30-21.30; domenica 15.30-18.30-21.30
Dal 5 all’8 giugno
RUFUS – IL DRAGHETTO MARINO CHE…
Orario: feriali 19.30; sabato 16.30; domenica 15.30
SCARY MOVIE 6
Orario: feriali 19-21.30; sabato 19.30-21.30; domenica 17.30-19.30-21.30
 

Hen – Storia di una gallina (di Graziella Cortese)

Come nasce un uovo? In questa ventata moderna, più o meno ecologica, si fanno avanti le domande più disparate e le cose che ci paiono “normali”, o almeno quotidiane, acquistano un significato nuovo. Il titolo originale del film greco è “Kota”, ossia gallina, animale bistrattato nei modi più variegati (e utilizzato per la cucina umana), e che è spesso identificato con un essere sciocco e ingenuo: già nella canzone di Cochi e Renato di alcuni anni fa la gallina era identificata con un animale poco intelligente, anche se in seguito è stata rivalutata…
La nostra Hen quando nasce è un piccolo pulcino nero: nell’allevamento industriale tutti gli altri pulcini sono gialli, e ciò le pone seri dubbi sulla sua identità. È un mondo difficile ed Hen che è una tipa coraggiosa decide di fuggire da quell’allevamento così poco ospitale; dopo aver vagato per strade pericolose, trova una nuova casa nel cortile di un piccolo ristorante a conduzione familiare (forse non è stata una grande fortuna!).
Hen è una gallina di razza Leghorn, la famosissima gallina livornese, che ha origini italiane ed è stata poi diffusa in tutto il mondo. Nel cortile del fatiscente ristorante la protagonista scopre l’amore, e quanto può essere protettiva con le sue uova. Ma le avventure non sono terminate e presto si ritrova, suo malgrado, coinvolta in una rete clandestina di traffico di migranti.
La pellicola adotta fin dall’inizio il punto di vista della gallina, e ciò rappresenta per molti versi una sorpresa: è difficile immaginare uno sguardo diverso sul mondo, a pochi centimetri dal suolo… Hen si sposta fra stazioni di servizio, strade affollate, un campo nomadi, ma il suo sguardo curioso e indagatore non cambia mai: il suo viaggio ci insegna molto sulle debolezze umane, sull’ipocrisia e la violenza che sono ancora ben lontane dall’essere debellate.
Hen – Storia di una gallina
di György Pálfy
paese: Grecia, Germania 2025
genere: commedia drammatica
interpreti: Yannis Kokiasmenos,
Argyris Pantazaras, Maria Diakopanayotou, Machmout Bamerni
durata: 1 ora e 36 minuti
giudizio: interessante-bello

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