La crisi Konecta approda in Regione
13 gennaio manifestazione sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti
IVREA - NEL POMERIGGIO IN DUOMO IL DONO DEL CERO VOTIVO AL VESCOVO
Le insegne del comando da Ulisse Falchieri a Mario Gusta
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Oggi assemblea presso le Officine H
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Riunione convocata dal Sindaco Matteo Chiantore
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Per saperne di piùPrima Lettura Is 60,1-6 Salmo Responsoriale Dal Sal 71 (72) Seconda Lettura Ef 3,2-3a.5-6 ANNUNZIO...
Per saperne di piùCommento alle letture del giorno: Prof.ssa Acide Elisabetta – Letture Domenica 04 gennaio 2026
Per saperne di piùNm 6, 22-27 Dal libro dei Numeri Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli...
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“Uniti nel dono”: oltre che doveroso, sostenere il clero è semplice (e deducibile)
La Campagna “Uniti nel Dono“ continua ad invitare a sostenere il clero, impegnato nelle opere di...
“Uniti nel dono”: oltre che doveroso, sostenere il clero è semplice (e deducibile)
La Campagna “Uniti nel Dono” continua ad invitare a sostenere il clero, impegnato nelle...
Il 29 e 30 dicembre
RIVAROLO CANAVESE - Un bel ritiro natalizio a Oulx per 48 Animatori e ragazzi post Cresima - Accanto ai momenti di riflessione non sono mancati tempi di svago e dinamismo.
L’iniziativa è stata organizzata da Don Antonio Luca Parisi, supportato dal Diacono Simone Mezzano e dall' Educatore Alessandro Elia
(alessandro elia) – Dal 29 al 30 dicembre 2025 gli Animatori e i ragazzi del post-Cresima...
Feletto, un bollettino parrocchiale ricco di futuro
“L’Eterno si è fatto tempo ed ha santificato con questa scelta la storia dell’Umanità e di ognuno di noi. In questo spirito il nuovo anno è quindi una grazia da vivere con fiducia ed impegno, sicuri che nulla sfugge alla Provvidenza di Dio. Buon Anno benedetto da Dio a tutti”
Allegato a questa pagina web tutto il bollettino
E’ uscito in questi giorni il bollettino parrocchiale di Feletto Canavese. Lo alleghiamo integrale...
Natale di comunità nella "casa" Parrocchia
BORGO REVEL - Il musical di Natale prepara la S.Messa della Notte - La bellezza di stare insieme aspettando il Redentore - Impegno, riflessione, studio, gioia, divertimento... poi tutti insieme all'Eucarestia animata dalla Corale parrocchiale - IL VIDEO
Le grandi idee di una comunità piccola, ma intraprendente
(Elisabetta Acide) – Ancora una volta la piccola ma intraprendente comunità di Borgo Revel, si è dimostrata capace di coniugare catechesi e vita comunitaria, in quel cammino sinodale per il quale tanto si è “spesa” in...
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella Festa della Sacra Famiglia - «Sarà chiamato Nazareno» - Commento a cura della Prof. Elisabetta Acide -
Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto
Sir 3, 2-6. 12-14 Dal libro del Siràcide Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli...
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce
PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella Notte santa del Natale del Signore - "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo" - Commento a cura della Prof. Elisabetta Acide -
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Is 9, 1-3. 5-6 Dal Libro del Profeta Isaia Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una...
BASSO CANAVESE - Il 3 e 4 Gennaio a Foglizzo, Caluso, Chivasso, Montanaro, San Benigno E San Giorgio Canavese torna il Trofeo Be-Fun Volley
Sabato 3 e domenica 4 gennaio i Comuni del Basso Canavese saranno coinvolti nell’accoglienza delle...
SCHERMA - 2° Prova Regionale Cadetti e Giovani di Spada – Ottime prestazioni per gli atleti del Circolo Scherma Giuseppe Delfino Ivrea
A vincere la gara maschile Cadetti è stato Fabio Dini che si classifica secondo nelle categorie Giovani mentre Matteo Casalegno conquista il terzo posto
Si sono disputate nel weekend a Casale Monferrato le gare della 2° Prova Regionale Cadetti e...
Manifestazione, ieri mattina, martedì 13 gennaio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino, dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti. Vicinanza ai dipendenti è stata espressa dalla Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e dai Consiglieri regionali Pd Alberto Avetta e Fabio Isnardi. Si tratta di far recedere l’azienda dall’attuare il nuovo piano che prevede la chiusura dei siti di Ivrea e Asti e lo spostamento di oltre mille dipendenti a Torino, col forte rischio che a causa dei contratti part-time e salari medio bassi, il pendolarismo non sia sostenibile, spingendo i dipendenti ad abbandonare il posto di lavoro. “E’ necessario individuare soluzioni alternative all’accorpamento delle sedi – hanno dichiarato i tre esponenti del Pd-. Per questo è fondamentale che la Regione intervenga, ascolti i territori e contribuisca a costruire un percorso che salvaguardi l’occupazione e mantenga aperti i presidi di Ivrea e Asti”.
E sempre ieri mattino all’incontro in Regione hanno partecipato i sindaci di Asti e Ivrea, gli amministratori dei territori coinvolti, i consiglieri regionali e le rappresentanze sindacali. Il tavolo, coordinato dall’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento da Bruxelles del presidente Alberto Cirio, oltre agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone, e sarà ora portato avanti dal vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino.
“Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola” ha detto il Presidente Cirio. “Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione: lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli amministratori locali, perché nessuno venga lasciato solo di fronte a decisioni che rischiano di avere pesanti ricadute sociali sui lavoratori e sulle loro famiglie” ha detto la vicepresidente Elena Chiorino. “Siamo pronti a ripartire 3,7 milioni di euro, provenienti dal MEF, per promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi a dotarsi delle cartelle informatizzate dei cittadini assistiti – ha annunciato l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone -. L’auspicio è che queste risorse welfare possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un’emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione”.
(foto da https://www.cittametropolitana.torino.it)
Prima Lettura Is 49,3.5-6
Salmo Responsoriale Dal Sal 39 (40)
Seconda Lettura 1 Cor 1,1-3
Vangelo Gv 1,29-34
(elisabetta acide) Ancora una parola che esce dalla bocca di Dio (prima lettura): “Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”. Il profeta (secondo Isaia) in questi capitoli del “libro della consolazione” (49-55), ha un “respiro” universalistico: “luce delle nazioni”.
All’allontanamento, all’oppressione, all’ “esilio spirituale”, la sfiducia,la percezione dell’abbandono da parte di Dio,si contrappone, per voce del profeta una “nuova missione”.
Il Signore rassicura: “Mio servo tu sei, Israele,sul quale manifesterò la mia gloria».Ora ha parlato il Signore,che mi ha plasmato suo servo dal seno materno” : un “amore” come quello di una mamma amorevole e premurosa che ha visto germogliare nel suo seno la creatura, una Alleanza che si è stretta come un patto d’Amore, in Dio generatore e creatore di Amore non può “dimenticare” né le promesse, né le creature.
Il “servo” che ha sofferto, viene “innalzato”, “consolato”, “salvato”. Una “vocazione”, una “chiamata”, da quel “seno materno” affettuosamente curato e pensato, per la manifestazione della gloria di Dio.
Una esistenza “vocata”, gratuita, generosa, che accompagna la conversione, che sancisce le promesse, che assicura “il ritorno” per la missione nuova: suscitare tra i popoli l’ ammirazione delle grandi opere di Dio, del Dio salvatore,liberatore,fedele, giusto, che non dimentica.
Uomo di Dio plasmato per radunare,per restaurare e ricondurre.
Il progetto di Dio realizzato.
“Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui” Un inciso non trascurabile. (Vangelo)
Giovanni “vede” “venire”.
Due verbi che raccontano “la vista” e “il cammino”.
Viene Gesù incamminato con gli altri uomini e lo sguardo di Giovanni è sguardo di futuro.
Presente e futuro su quella riva del fiume Giordano.
Quel “servo” che ricordiamo ha la stessa denominazione in aramaico, ci pare quasi di “sentire” la voce di Giovanni che riecheggia: ecco l’ “agnello” (tal’ya), a volte anche tradotto come figlio.
Proprio come quell’ “Agnello” utilizzato da S. Giovanni nel suo vangelo,fatto esclamare dalla voce di Giovanni Battista: “Ecco l’Agnello”.
“Ecco”: qui, ora, adesso.
Giovanni lo indica a coloro che sono lì con lui, a coloro che sono lì per lui, a coloro che sono lì per il battesimo dell’acqua, di conversione…
Gesù “arriva” e lui “indietreggia”… non sbagliatevi, non sono io… “ecco”, è qui, è giunto.
Giovanni presta la sua voce per l’annuncio:quella eco del profeta diviene realtà: “per restaurare le tribù di Giacobbe”.
“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.
L’Agnello-Servo per il mondo.
Servo-Agnello per togliere il peccato.
L’orizzonte della missione di Gesù annunciato dal Battista, pre-annunciato da Giovanni in quel prologo del su Vangelo.
L’agnello sofferente che prende su di sé tutti i peccati di tutti.
Del mondo.
E Giovanni ne è testimone, non si tira indietro, annuncia: “Io ho visto e ho reso testimonianza che questo è il Figlio di Dio”.
Stesse parole di Dio:
“Questi è mio Figlio”
“Questi è il Figlio di Dio”.
E con la voce di Giovanni Battista viene annunciato il “definitivo” inviato di Dio, che ha in sé l’effusione dello Spirito Santo e che diviene “Presenza” di Dio con l’uomo.
“Ho contemplato lo Spirito discendere su di lui come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”.
Giovanni, quell’uomo che vestiva peli di cammello, che si cibava di locuste, che viveva in quella zona del Giordano “vede” e “annuncia”: Gesù è l’Agnello,è il Figlio di Dio, ha lo Spirito in Lui.
L’annuncio cristiano con voce stentorea, l’annuncio per la missione: Gesù è l’Agnello che prenderà su di sé il peccati del mondo.
Il Battezzatore: uomo-testimone di quell’Agnello di quel Figlio di Dio.
Giovanni identifica la “missione” di Gesù ed invita all’ascolto della sua persona.
Dalla “conversione” allo Spirito.
A Giovanni non importa essere profetico e battezzare, ma di “annunciare”: dall’immersione nell’acqua all’effusione dello Spirito per mezzo di Cristo.
Un uomo “attento”: “ecco colui che toglie il peccato del mondo!”. Non usa il plurale Giovanni nel suo annuncio, usa la formula “il peccato”.
Dobbiamo “interrogarci” su questo peccato?
Credo sia chiaro a tutti:Giovanni esorta ad “avere fiducia” nell’Amore di Dio.
Quell’Amore che ha detto: Questi è mio Figlio, è lì su quella riva del Giordano, è lì con uomini e donne, è lì per voi, Amore Incarnato, è lì per prendere i vostri peccati e liberarvi dal peccato e dalla morte.
Giovanni Battista mette in guarda, ma lo stesso Giovanni Evangelista lo sottolinea per bocca del Battista: guardatevi dal quel peccato di incredulità, di disperazione, di sfiducia…
Gesù “toglie” il peccato, non lo mitiga, non lo sostituisce, non lo cambia… lo “toglie”: toglie perché lo prende su di sé, lo porta sulla croce, entra nel sepolcro e risorge.
Per Amore.
Pur puro, gratuito, disinteressato, incommensurato, immenso…solo Amore.
Amore senza misura per “misurare” l’Amore.
Giovanni è testimone e “passa il testimone”: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.
Dio ama tutti, Dio ama anche se peccatori, Dio ama soprattutto se peccatori, ama di più, toglie di più.
“Toglie” amando e “Amando” toglie.
Ama, toglie e dona Luce.
Non sono la luce… Lui è Luce.
E vi chi dite chi io sia?
San Giovanni evangelista è straordinario, all’inizio del suo Vangelo già “spoilera” chi è Gesù, e lo mette nella voce di Giovanni Battista: Gesù è il Figlio di Dio.
E vi chi dite chi io sia?
Amore Incarnato.
E voi chi dite chi io sia?
Uomo-Dio.
E vi chi dite chi io sia?
Solo una risposta: Amore
E le parole del Salmista (Salmo) fanno “cantare il cuore” con un “canto nuovo”: “Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido”.
“Ho sperato”.
Il canto del “futuro”: “gli orecchi mi hai aperto,non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: “Ecco, io vengo”, senza olocausti né sacrifici,il culto del cuore.
L’ascolto di Dio e l’ascolto obbediente dell’uomo.
Promessa, attesa, speranza, certezza, salvezza.
La volontà dell’Amore.
Quella “volontà” che chiama, come lui stesso afferma, San Paolo all’apostolato (seconda lettura), proposta nella liturgia con gli introduttivi 3 versetti e caratterizzata da un “anelito pastorale” ammirevole da parte dell’ “apostolo delle genti”.
Lo scritto, composto verso l’anno 57, nelle festività pasquali, (cfr. At. 18; 1 Cor 5,6- 8; 16, 8) ci offre uno “spaccato” di vita parrocchiale (per alcuni versi molto “contemporaneo”).
Corinto è anche una città diremmo cosmopolita, culturalmente ricca e variegata, centro di variabili sociologiche e religiose, di scambi commerciali e “contaminazioni” religiose che forse creano un po’ di quella che noi oggi potremmo chiamare “lassezza” morale, forse “corruzione”… e il frazionamento in gruppuscoli, la “divisione”, il pluralismo che però non crea unità ed unione ma differenze e predominanze… e san Paolo prova,con l’accorato appello che nasce non solo dal “rammarico” ma dall’amore che ha per la comunità e per Cristo, di offrire una “traccia pastorale”.
Interessante lettura anche e soprattutto per i cristiani di oggi che si avvale di un saluto bellissimo, che forse a volte anche le comunità dimenticano: “grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!”.
Il Saluto di Cristo Risorto.
Pace.
Grazie e pace.
Utilizza la lingua greca e quella ebraica.
L’ “apostolo” ha delle “credenziali”: è apostolo di Cristo Risorto portatore di pace e ricorda alla comunità la “chiamata”: “a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata”.
La “chiamata” di tutti di battezzati nel “nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”… “chiamati” a percorrere la via della santità… a camminare come Gesù su quelle strade verso il Giordano con uomini e donne “in fila”, immersi nell’umanità per essere “santificati”.
La “via”…
San Paolo “chiamato” su quella via e “mandato” per “condurre”, in “missione”.
San Paolo chiama la comunità di Corinto “Chiesa di Dio”.
Convocati, chiamati…
“Santi per chiamata”…: dono e vocazione, impegno e appartenenza.
Proviamo a “meditare” come Chiesa e come “comunità”, come “parrocchia” (secondo questa affezione particolare che san Paolo riserva alla “Chiesa di Dio che è a Corinto”) siamo “comunità di pace”, siamo “annunciatori” della pace di Cristo? Sappiamo vivere la chiamata al “bene” ed alla pienezza di vita che Cristo ha portato con la sua morte e risurrezione?
Sappiamo come ricorda san Paolo “rendere grazie” (in greco eucharìstéō), cioè fare Eucaristia, comunione con quella grazia (Cháris) fatta di relazioni umane, di cura, di perdono, di benevolenza?
Proviamo a “riscoprire” la meraviglia della “chiamata” di Cristo e forse proveremo ad apprezzare la meraviglia della comunione.
(elisabettaacide) Proseguono i laboratori di catechesi integrale ed integrata a Borgo Revel nella ottica del cammino di “educazione alla fede” che i catechisti hanno intrapreso da qualche anno, frutto ed elaborazione di esperienze diverse e significative condotte in parrocchia. Il gruppo dei catechisti, nel corso degli anni, nell’ applicazione delle indicazioni del Direttorio di Catechesi dell’ anno 2020, elaborato dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha elaborato percorsi e laboratori nel rispetto dei documenti magisteriali e delle indicazioni della CEI per la Catechesi del “terzo millennio” per vivere le sollecitazioni dell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco in una ottica di “azione comunitaria”, che vede coinvolti genitori, famiglie, battezzati, educatori, insegnati, nonni, operai, impiegati … tutti coloro che come cristiani “hanno a cuore” il Vangelo ed il suo annuncio. Primo annuncio o Kerygma, che nella logica della catechesi integrata ed integrale avviata nella comunità parrocchiale, occupa il centro della attività evangelizzatrice, ma diremmo, del “rinnovamento ecclesiale” che tutta la Chiesa sta vivendo in quella “conversione pastorale” a cui il sinodo ci ha chiamati.
I prossimi laboratori ( Laboratorio RingraziAMO – Laboratorio excell – Laboratorio A++ – Laboratorio SI.RI. – Laboratorio elenco puntato – Laboratorio my name is… – Laboratorio black and white… per citarne alcuni) hanno lo “sfondo” dei documenti: Antiquum ministerium di papa Francesco (2021), Catechismo della Chiesa Cattolica, Incontriamo Gesù, Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia della C.E.I., ” Artigiani di Comunità”, elaborato dall’Ufficio Catechistico Nazionale (UCN) della CEI nell’orizzonte delle coordinate della cultura contemporanea, del dinamismo dell’evangelizzazione a seguito del cammino sinodale in un’epoca di “cambiamento” nel quale è entrato in “azione” il progetto pastorale e catechistico della Chiesa italiana dal Concilio Ecumenico Vaticano II° ad oggi.
Una “catechesi” che intreccia esperienza e vita di bambini e ragazzi, delle famiglie, della comunità, per aiutare ad acquisire una “mentalità di fede” e per promuovere itinerari di crescita e formazione permanente.
Una “catechesi” che a partire dalla testimonianza e dall’annuncio,ha definito quell’itinerario, continuamente oggetto di riflessione e di verifica da parte dell’equipe catechistica parrocchiale, a partire dal “contenuto” centrale della catechesi: Dio rivelato da Gesù Cristo nello Spirito Santo.
I “LABORATORI” di catechesi integrata ed integrale, vogliono vivere il “servizio comunicativo ed educativo della Parola” (cfr. DC 136, 140), come “processo” e “iniziazione” dell’annuncio del Vangelo “che è Gesù Cristo” (cfr. Mc 1,1), nella logica dell’annuncio del “Vangelo della gioia”, fatto con “gioia”.
Una “comunità in missione” ed in “collaborazione”, che prova a vivere il “cammino sinodale” in una ottica non solo “comunicativa”, ma “trasformativa”. L’ottica avviata è quella della costruzione di percorsi condivisi, per essere “artigiani di comunità” (secondo le linee del Documento del 2021 della C.E.I.), nella logica del “programma pastorale”, nato dal discernimento del C.P.P. che vede nella coralità, fraternità, nelle decisioni condivise lo sfondo del “cammino parrocchiale”, dunque anche quello della catechesi, quale proposta di annuncio.
La comunità sta “valutando” le “gemme” che iniziano a comparire, con uno “sguardo evangelico”, per cogliere quei segni di “rinascita” che spuntano come “germogli” piccoli e inattesi. Una “catechesi” che prova a “raccontare” Cristo “con il cuore”, ad “accompagnare” con la Parola di Dio, alla gioiosa appartenenza della Chiesa.
“Artigiani di comunità” in uscita, che vivono insieme la responsabilità e la gioia dell’annuncio e lo fanno con i passi condivisi: dall’esperienza dei Musical al Catelab “con le ali verso il Natale”, alle iniziative che nei prossimi mesi proseguiranno nella comunità nella ottica “integrata ed integrale”.
Domenica 18 gennaio alle ore 9.00, catechisti, famiglie, bambini, agricoltori, allevatori e comunità, vivranno insieme nella celebrazione della S. Messa domenicale, la “Festa del Ringraziamento” di tradizione popolare e religiosa, in onore di S. Antonio Abate.
L’ho scoperto relativamente tardi, durante una conferenza:
il 75% dei giovani tra i 18 e i 24 anni utilizza l’intelligenza artificiale, in particolare ChatGPT, come forma di supporto psicologico. Perché dico di averlo scoperto in ritardo? Confrontandomi con amici, ho capito che il tema era già da tempo al centro di inchieste giornalistiche e approfondimenti televisivi.
È interessante osservare il meccanismo che spinge molti giovani a rivolgersi a questi strumenti. Come spiegava la professoressa Murtarelli che ha tenuto la conferenza, il linguaggio dell’IA è costruito per creare “consonanza”, per restituire risposte che si avvicinano al modo di pensare dell’utente. Questo genera una sensazione di ascolto e comprensione immediata. In un contesto segnato da difficoltà economiche, da una fatica crescente nel chiedere aiuto e da una certa vergogna nel manifestare la propria fragilità, l’IA diventa una presenza silenziosa e sempre accessibile.
La mia preoccupazione, però, riguarda un passaggio ulteriore. Se l’utilizzo come supporto psicologico è ormai diffuso, è plausibile che lo stesso accada per l’accompagnamento spirituale e il discernimento. Negli ultimi anni, influencer cattolici e missionari digitali hanno già occupato uno spazio che un tempo apparteneva al parroco o al sacerdote di riferimento. Le domande esistenziali restano, ma la risposta la si ricerca nel digitale.
Ho fatto un esperimento con un amico sacerdote francescano. Gli ho chiesto di raccontare a ChatGPT una una sua finta crisi vocazionale, segnata da tensioni comunitarie e delusioni. La risposta suggeriva serenamente di lasciare il convento, ricordando che la vita cristiana può essere vissuta anche fuori dalla vita religiosa. Una risposta facile, formalmente corretta, ma estranea a qualsiasi percorso di discernimento. Non orientata alla maturazione spirituale della persona, bensì alla soluzione più semplice e socialmente accettabile. In un contesto di fragilità reale, un simile suggerimento può lasciare tracce profonde. Figuriamoci in un ragazzo di 14 anni in cerca di Dio.
Il nodo centrale resta quello educativo: serve una formazione critica e anticipata sull’IA. Oggi nelle scuole superiori questo lavoro è sporadico; avrebbe senso iniziare prima. I ragazzi sanno usare questi strumenti, ma spesso non ne comprendono la natura artificiale. Non sono persone, né guide interiori: confondere i piani, soprattutto in età fragile, rischia di produrre effetti che pagheremo nel tempo.
Foto: Abbazia di San Colombano, comune di Bobbio
L’anno 969 il nobile svevo Roberto, miles al servizio di Berengario II, condusse il piccolo figlio Guglielmo a un monastero che sorgeva nel territorio dell’attuale Crescentino. Intelligente e aperto ai valori spirituali, Guglielmo si sentì attratto alla vita monastica e abbracciò la regola di san Benedetto.
Il monastero di San Michele Arcangelo, che non si deve confondere con l’abbazia di Santa Maria di Lucedio, fondata dai cisterciensi nel 1123, già esisteva nel 707, quando il re longobardo Ariperto II lo confermò al vescovo Emiliano di Vercelli, assegnandogli alcune proprietà fiscali. Ma prima di esso e, a maggior ragione, prima della fondazione dell’abbazia di Fruttuaria (1003), erano sorti diversi monasteri, soprattutto benedettini.
Il più antico di cui si abbia conoscenza è Santo Stefano di Vercelli, che sarebbe stato fondato nel VI secolo in seguito alla visita di san Mauro, un discepolo di san Benedetto, che vi avrebbe anche operato un miracolo; ma il primo documento riguardante questa abbazia è dell’anno 806. I suoi resti sono stati scoperti nell’area tra il castello del Beato Amedeo e S. Maria Maggiore.
L’abbazia di S. Stefano giunse fino al 1462, quando fu data in commenda. Agli inizi del VII secolo il monaco irlandese san Colombano fondò l’abbazia di Bobbio, che venne ristrutturata nel secolo seguente al tempo di Ariperto II; ma il merito della sua fondazione è attribuito al re Agilulfo e alla regina Teodolinda.
Bobbio esercitò un forte influsso sulla vita religiosa della parte meridionale dell’odierno Piemonte. Del VII secolo, infatti, è l’abbazia di San Costanzo de Canneto (Villar San Costanzo), fondata ad opera di Ariperto I, oppure di Ariperto II. Da essa derivò l’abbazia, oggi meglio conservata, di San Costanzo al monte.
Ai monaci provenienti da Bobbio venne poi affidata l’abbazia dei Ss. Pietro e Colombiano a Pagno, fondata tra il 749 e il 756 da un altro re longobardo, Astolfo. Essa fu a lungo la più florida abbazia del Saluzzese. Pure di età longobarda, ma ricordata per la prima volta in un atto del 902, è l’abbazia di San Dalmazzo di Pedona, ai piedi delle Alpi Marittime.
Queste fondazioni rispondevano anche a un calcolo politico dei sovrani longobardi. Costruite a ridosso delle valli alpine meridionali, avevano una funzione strategica nei confronti delle vie che del Piemonte sud-occidentale conducevano alla Liguria e alla Provenza.
Ai Franchi, invece, si deve l’abbazia dei Ss. Pietro e Andrea alla Novalesa, presso il valico del Moncenisio, fondata nel 726 da Abbone, signore della Moriana. Al regno dei Franchi già apparteneva l’intera valle di Susa. Alla Novalesa si adottò inizialmente una regula mixta tra quella di San Colombano e quella di San Bene-detto. In seguito, assecondando Ludovico il Pio, successore di Carlo Magno, l’abate Benedetto d’Aniane (+. 821 ca.) riuscì a imporre la regola benedettina in tutti i monasteri dell’impero carolingio.
Il periodo di maggiore fioritura della Novalesa si ebbe con il successore di Benedetto, sant’Eldrado, al quale è dedicata una delle cappelle del monastero (affreschi del sec. XI). Per scampare alle scorrerie dei saraceni nel 906 i monaci ripararono a Torino presso la chiesa di Sant’Andrea (oggi santuario della Consolata), portando in salvo i codici della biblioteca. Qualche anno dopo si trasferirono nella Lomellina, dove fondarono il monastero di Breme. Di qui, in seguito, alcuni monaci andarono a ripopolare l’abbazia della Novalesa. Nel 1646 ai benedettini subentrarono i Cisterciensi.
Quando il Piemonte venne occupato dalle truppe rivoluzionarie francesi (1798) i monaci furono espulsi dall’abbazia, ma dopo la caduta di Napoleone vi ritornarono e vi rimasero fino alla soppressione dell’abbazia e all’incameramento dei beni ecclesiastici (1855).
La Novalesa riprese vita nel 1972, quando la provincia di Torino l’affidò ai benedettini dell’isola San Giorgio di Venezia, che vi fecero rifiorire la vita monastica. L’intero complesso abbaziale è stato rivalorizzato grazie alle campagne di scavo e all’opera di restauro promosse dalle diverse Sovrintendenze. Il 30 gennaio 2026 si celebrerà il 13° centenario della fondazione dell’Abbazia.
Non solamente i sovrani longobardi e quelli franchi; anche i vescovi promossero la fondazione di monasteri. Tra l’VIII e il IX secolo, lungo la strada in sponda destra del fiume Po che collegava Torino con Vardacate, ossia Casale, sorse l’abbazia di S. Maria in Pulcherada (lat. pulcra rada, porto fluviale). In un documento del 991 si legge che in precedenza era stata distrutta da “uomini cattivi”: i Saraceni, a meno che si trattasse di masnade agli ordini del marchese. Della chiesa primitiva, diventata la parrocchiale di San Mauro Torinese, rimangono resti significativi: l’antica abside centrale, una porzione della navata sinistra e il campanile (della prima metà del secolo XIII).
In un documento del 985 il monastero di San Pietro, situato nell’angolo sud-occidentale della città di Torino, è detto già vetus. Nella carta di fondazione dell’abbazia dei Ss. Solutore, Avventore e Ottavio (1006), anche questa in Torino, il vescovo Gezone le assegna il monastero di San Martiniano di Brione, oggi frazione di Val della Torre, citato in un documento del 904. Esso sorgeva nella parte pianeggiante della valle del Casternone, attraversata da strade che conducevano da un lato a Torino e alla valle di Susa, dall’altro, attraverso il Canavese, a Ivrea e Vercelli.
Al monastero maschile, che andò in rovina attorno all’anno 1000, era legato quello femminile di S. Maria, citato per la prima volta in un documento datato 1118, che raggiunse il massimo dello splendore nei secoli XIII e XIV. La sua chiesa, che risale agli inizi del XII secolo, è diventata chiesa parrocchiale, intitolata a Santa Maria della Spina. A Tortona, intorno alla metà del sec. X il vescovo Giseprando, abate di Bobbio e già cancelliere dei re Ugo e Lotario, fondò a l’abbazia dei Ss. Pietro e Marziano. Ad Acqui, per volontà del vescovo Dudone, agli inizi del secolo XI l’antica basilica di san Pietro divenne monastero benedettino.
Anche i marchesi furono attivi nella fondazione di monasteri e generosi nel provvedere loro possedimenti e rendite. Nel 908 il re Berengario I conferma al cenobio benedettino dei Ss. Fabiano e Sebastiano di Fontaneto d’Agogna, nel Novarese, tutti i beni assicurati dal suo istitutore, il conte Gariardo, vicecomes di Adalberto, marchese di Ivrea. L’abbazia di S. Salvatore a Grazzano (Asti) sarebbe stata fondata nell’anno 912 dal conte Guglielmo, padre di Aleramo; ma più verosimilmente tra il 950 e il 960 dallo stesso Aleramo, che la dotò di tre “curtes” e dieci “massaricia” (ossia cascine).
Di fondazione aleramica è anche Santa Maria di Azzano, a sud-est di Asti, attestato nel 952 da un diploma di conferma di Berengario II. Anselmo, figlio del marchese Aleramo, fondò nel 991 il monastero di San Quintino di Spigno, nell’Alto Monferrato, allo scopo di contrastare le scorrerie e di offrire un rifugio ai pellegrini sulla via Savona-Acqui. Se alla fondazione delle abbazie non era talora estraneo un calcolo politico, non si deve sottovalutare il fatto che esse andavano incontro alla sincera ricerca di una vita radicalmente ispirata al vangelo e consacrata al servizio di Dio.
“Nell’alto medioevo i monasteri sono centri di spiritualità e di aggregazione religiosa e, spesso, perni dell’azione missionaria nelle non poche regioni solo superficialmente cristianizzate nelle epoche precedenti; sedi privilegiate della cultura, sono anche potenze economiche, nella misura in cui la loro presenza patrimoniale ne fa i fulcri dell’organizzazione e dello sfruttamento del territorio, la cui sfera di influenza si estende alla vita politica e sociale, un vero e proprio kosmos altamente differenziato per spiritualità, scienze ed economia” (Gisella Cantino Vataghin, Monasteri piemontesi dalla tarda antichità al medioevo, p. 161).
Abbazia Benedettina della Novalesa