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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

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Vent’anni fa il regista tedesco Von Donnersmarck raccontò ne “Le vite degli altri”...

Ospedali piemontesi nella classifica newsweek: nel 2025 recuperate 45 posizioni ma tutte fuori dalla top ten mondiale

Foto: Ospedale Molinette di Torino (di Mastrocom – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=110651522)
Gli ospedali piemontesi crescono nella classifica «World’s Best Hospitals 2026», la graduatoria stilata ogni anno da Newsweek insieme alla società di analisi dati Statista sulla base delle opinioni di medici, addetti ai lavori e professionisti di settore. Tra il 2025 e il 2026 gli ospedali piemontesi, molti dei quali hanno raggiunto il secolo di vita hanno scalato 45 posizioni anche se restano fuori dalla top ten nazionale: stabili le Molinette della Città della Salute (13° posto in Italia e al 221° nel mondo), bene il Mauriziano che sale dal 19° al 16° posto guadagnando 3 posizioni assieme all’ospedale di Alessandria che di posizioni ne guadagna 5 salendo all’86° gradino della graduatoria nazionale. Migliorano anche il Santa Croce e Carle di Cuneo che recupera ben 9 posizioni (88°) e il Gradenigo che di posizioni ne guadagna 10 (101°), mentre il San Luigi Gonzaga di Orbassano sale di 14 posizioni piazzandosi al 105° posto. Anche il Cottolengo ne scala 4 piazzandosi tra i migliori 120 ospedali italiani (114°). Scendono invece di qualche posizione il Giovanni Bosco di Torino insieme al Cardinal Massaia di Asti e il Sant’Andrea di Vercelli. Nel complesso, comunque, il quadro che emerge – pur tra movimenti e differenze tra strutture – indica una presenza piemontese che nel suo insieme mostra segnali di recupero nella graduatoria nazionale.
Il quadro generale risente soprattutto della vetustà di molti edifici, alcuni con oltre un secolo di vita, un fattore che inevitabilmente pesa nelle valutazioni degli addetti ai lavori. Un divario che il Piemonte punta a colmare con il piano di edilizia sanitaria avviato negli ultimi anni: quasi 5 miliardi di euro, 11 nuovi ospedali, oltre 30 ospedali di comunità e 91 case di comunità, con l’obiettivo di arrivare entro la fine del decennio a una rete sanitaria più moderna, a partire dal progetto del Parco della Salute di Torino, destinata a ridisegnare la geografia ospedaliera piemontese nei prossimi anni.
Nel complesso, la classifica restituisce una fotografia articolata della sanità piemontese: da un lato grandi poli ospedalieri di eccellenza, dall’altro una rete di ospedali territoriali fondamentali per l’assistenza di prossimità, come quelli del Canavese. Strutture come Ivrea, Chivasso e Cuorgnè svolgono infatti un ruolo cruciale per la popolazione locale, garantendo servizi di emergenza, medicina generale e specialistica, anche se non rientrano nei parametri utilizzati dalle classifiche internazionali per individuare i centri ospedalieri di riferimento nazionale.

CAMMINO DI RINASCITA – Commento al Vangelo di domenica 15 marzo

Il racconto del cieco nato è uno dei testi più densi e provocatori dell’intero quarto Vangelo. Non è soltanto la narrazione di un miracolo, ma la storia di un passaggio: dalla cecità alla vista, dall’emarginazione alla dignità, dalla paura alla libertà della fede.
I discepoli pongono una domanda che attraversa tutta la storia umana: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Dietro questa domanda c’è una mentalità diffusa, che collega automaticamente la sofferenza alla colpa. Gesù spezza con decisione questa logica. La disabilità dell’uomo non è la conseguenza di una colpa, ma il luogo in cui può manifestarsi l’opera di Dio. È un passaggio decisivo anche per la visione sociale cristiana: la fragilità non è uno scarto della vita, ma uno spazio in cui si rivela il valore irriducibile della persona.
Non è un caso che l’uomo cieco sia anche un mendicante: la sua condizione fisica lo ha spinto ai margini della società. Gesù non si limita a compiere un gesto di guarigione: restituisce a quell’uomo la possibilità di stare in piedi nella comunità. La luce che gli dona non è soltanto biologica, è anche sociale. Ogni persona, specialmente la più fragile, dev’esser posta nelle condizioni di partecipare pienamente alla vita della comunità. La dignità non si mendica, si riconosce.
Il racconto però non si ferma al miracolo. Dopo la guarigione si apre una lunga disputa con i farisei. Paradossalmente, mentre il cieco comincia a vedere sempre più chiaramente, coloro che si ritengono custodi della verità diventano progressivamente più ciechi. Il problema non è la mancanza di prove, ma la chiusura del cuore. Quando ci si irrigidisce in difesa di se stessi, si rischia di perdere ciò che dovremmo invece riconoscere: l’azione viva di Dio nella storia.
Il cieco guarito non possiede argomenti sofisticati. La sua testimonianza è elementare e disarmante: “Ero cieco e ora ci vedo”. In un mondo spesso dominato da dispute ideologiche e da posizioni rigide, questa frase ricorda che la verità cristiana nasce dall’esperienza concreta di un incontro che trasforma la vita.
La luce di cui parla Gesù non è un privilegio per pochi. È una responsabilità: imparare a vedere l’altro, riconoscere la sua dignità e lasciarsi cambiare dall’incontro con lui. Solo così, davvero, il mondo esce dalla sua cecità.
Gv 9,1-41 (Forma breve)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe»,
che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

PAROLA DI DIO – Credo, Signore!

Prima lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 16,1b.4.6-7.10-13
In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato.Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Salmo Responsoriale
Sal 22 (23)
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincàstro
mi danno sicurezza. R.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 5,8-14
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi,risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».
Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 9,1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
COMMENTO della IV Domenica di Quaresima “Laetare”
A CURA DELLA PROF.SSA ACIDE ELISABETTA
“Il Signore  vede il cuore” (prima lettura). Dio guarda il cuore “vede” l’uomo.
Dio guarda, vede e sceglie…
Un uomo di un piccolo paese: Betlemme, uno dei figli di Iesse… il piccolo, il pastore, quello che è nei campi con il gregge. Il “prescelto”.
Da uno sconosciuto in un luogo sconosciuto.
Dio “sceglie” con i suoi criteri.
Dio non è “prevedibile” secondo le previsioni e i disegni degli uomini.
Dal deserto alla terra. Dalla terra al re. Da un re ad un altro re.
Un re per “difendersi”, un re per “accomunarsi” agli altri popoli…
E il “piccolo prescelto” obbedisce subito.
Eppure, il primo re di Israele che apparentemente era “bello, alto, affidabile”, in realtà, in più di una occasione, non si è “fidato” di Dio, ha seguito le sue “velleità”, non i disegni di Dio. Non dimentichiamo che nella Bibbia, la figura del re, è il “servo di Dio”, colui che “in nome di Dio”, governa il Suo popolo, dunque Saul (primo re di Israele, scelto da Dio ed unto da Samuele), non ha prestato fedeltà alla sua missione, non ha osservato la volontà di Dio.
E Samuele lo ammonirà: “Oggi il Signore ha strappato da te il regno d’Israele e l’ha dato ad un altro migliore di te”(1Sam 15,26-28).
Samuele tentenna… non vorrebbe andare da Iesse, è timoroso dell’ira di Saul, che seppur “rigettato da Dio”,siede ancora sul trono, difenderà in ogni modo il “suo potere”,anche con i tentativi di uccidere Davide.
Dunque, è Dio che sceglie il nuovo re, l’iniziativa è di Dio.
Bellezza, imponenza, statura (Eliab), scartato.
Ce ne sono altri, “passano” tutti davanti al profeta. Scartati.
Dio guarda “altro”, il “cuore”.Non si lascia ingannare Dio, rifugge l’ “apparenza”, lui ama le “profondità”,scende al “cuore”.
Non possiamo non ricordare che nella Bibbia il “cuore” è la sede della “ragione e della volontà”, il “centro” della persona, il suo “sacrario”.
E Dio “vede” nel “segreto” più profondo del cuore, in quella “profondità” dove l’uomo non può scendere.
Dio “sceglie”, il lontano, quello che non viene fatto “sfilare” davanti al profeta, il “piccolo”, forse il meno “considerato” come “degno di nota”, eppure il testo lo descrive: “fulvo, con begli occhi e bello di aspetto“ (cfr. v.12)… e questo “fanciullo”, quando comparirà davanti al filisteo Golia susciterà anche la sua derisione.
Eppure Dio lo sceglie.
Affascinante Dio, che “vede” ciò che l’uomo non “vede”, che apprezza ciò che l’uomo non apprezza, che ama ciò che l’uomo non “coglie”: la profondità e la purezza di cuore.
Le “vie di Dio”…
Dio “vede” l’ “io”. Non ci dice il testo che cosa ha visto in Davide, ma ci dice: “lo Spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi”(cfr. v.13).
Dio che “irrompe” nella vita dell’uomo.
Dio “sceglie” con le sue “scelte” incomprese dall’uomo, con la vista che non ha l’uomo, con i criteri di quella “preferenza” che non è dell’uomo (Abele,Giacobbe,Geremia,Gedeone,Mosè, Abramo…).
Dio “sceglie” ed apre gli occhi dell’uomo alla “luce”, prova ad educare a “vedere” con il suo sguardo, con quella profondità degli occhi che passa l’apparenza, che “vede” la verità, la “purezza” che “abita” il cuore.
La verità che illumina, che “fa vedere”.
E San Giovanni (Vangelo), “illumina” il capitolo 9, con quella “luce” che “fa vedere”.
Non un “semplice” miracolo, un racconto complesso… non bastavano pochi versetti… un altro incontro di Gesù.
Quarantun versetti… dunque, la cosa è importante.
L’evangelista ha “costruito” una “strada” articolata per descrivere l’episodio che ha per protagonista un “cieco nato”. Lo incontra subito, Gesù, al versetto 1… “passando, vide”.
Un Dio che “passa”, “vede” e si “commuove”… si “muove a compassione” nel vedere l’uomo.
L’ “emozione” di Dio nel “vedere” l’uomo.
L’uomo solo, cieco…
Il “desiderio” di Dio di “guarire” l’uomo.
Dio ha “desiderio” del bene del’uomo.
Gesù Vede, si avvicina, ha a cuore quel “cuore” dell’umanità.
Occasione di domande,interrogazioni,dubbi, richieste… e Gesù non si sottrae alle spiegazioni: prima i discepoli, poi al gente,infine i farisei…
La discussione, la colpa, la malattia… quasi un “processo” a Gesù stesso… tre “parti” (primo grado, secondo grado e cassazione per usare il linguaggio giuridico contemporaneo).
Gesù “osserva” le fese dell’anno ebraico, è a Gerusalemme per la festa delle Capanne ( San Giovanni lo indica al capitolo 7 ed al capitolo 8) e qui incontrerà l’adultera, prima di arrivare sulla strada farà l’incontro con la Samaritana ed ora, nel suo “vagare” verso il Tempio “vede” il cieco dalla nascita.
L’uomo, è lì, immaginiamo sia il suo “posto abituale”… da lì passa tanta gente… è lì seduto, qualcuno lo vede, qualcuno neppure lo nota… eppure Gesù lo vede e forse si ferma, tanto da suscitare una sorta di “interrogativo” teologico-morale da parte dei discepoli.
Gesù non si sottrae, ma prima di “compiere quel miracolo”, in realtà lo manderà a lavarsi nella piscina, dedica tempo al ragionamento ed alla “spiegazione”.
Difficile spiegare la malattia con la teoria della “retribuzione”, con la “ricerca della colpa”, e Gesù è chiaro: “Né lui né i suoi genitori” e si dedica all’opera del “fango”.
Pochi ingredienti: saliva,terra, acqua… qualche “passo”, una “camminata”.
“Mandato”.
Da uomo seduto al margine della strada a uomo inviato.
“Va’ a Sìloe e làvati!”.
Non andrà “solo”, sarà “accompagnato”… lui è cieco.
Si “affida” a quella parola, si fa sorreggere da Qualcuno, con il suo bastone… va…all’acqua…
Incamminato.
Ha speranza.
Ancora non “vede”, ma ha “fiducia”.
Quella terra… quello sputo… come quella “scintilla” che chiama dalla terra, “a immagine e somiglianza”.
La luce… per chi mai l’ha conosciuta.
“Cieco dalla nascita”.
E il cieco vedrà.
Stupore, meraviglia… ma anche riprovazione, dubbio, incertezza… non può essere, era cieco… e i ciechi dalla nascita non potranno mai “vedere”,,,
Dunque, altri interrogatori, altre dispute, altre prove, chiamati i “testimoni”, i “genitori”…
Gli “interroganti” che non si “interrogano”, che “mettono in discussione” ma non “si mettono in discussione”.
Ma una cosa mi colpisce: quel cieco che prima era “solo”, seduto al margine della strada, ora è circondato da molta gente.
Il “miracolo”.
La “gente”.
Guarito e circondato.
Guarito e’ circondato.
Gesù se ne va… la gente rimane.
Rimane per “curiosità”.
Non sono “interessati” a come è stato guarito, perché è stato guarito, da chi è stato guarito… il loro interesse è: sarà davvero lui?
Giovanni nel suo vangelo, proprio in questa occasione, usa la parola “schisma”, divisione.
L’evento non provoca “meraviglia”, “stupore”, “felicità”… provoca “divisione”…
Dunque la “divisione”… ed ancora l’invito a “raccontare”…
Ed ancora… la questione del “giorno”.
Ma come? Ha “guarito di sabato”?
Ed ancora altra discussione… l’ex cieco non ha pace… ricomincia il racconto… fango, sputo, acqua della piscina.
Scisma.
E si “gioca” la scelta: accettare che Gesù ha guarito, dunque “riconoscerlo” o “accusarlo”, portare avanti la teoria della “divisione”, della “colpa”.
E quella “gente”, quei “farisei” adesso si “compattano” contro Gesù: la “colpa” è sua.
Non è servita la parola di Gesù: “Né lui né i suoi genitori”… nessuna colpa…
In questo sono tutti d’accordo: Gesù ha peccato.
Altra disputa teologica.
Tutti d’accordo: Gesù è un peccatore! E vogliono che il cieco lo ammetta.
Non sono soddisfatti, lo cacciarono fuori.
Di nuovo solo.
“E lo cacciarono fuori”….
Solo. Come prima.
Ma Gesù “seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò…”
Una nota nel versetto che “illumina” la narrazione: Gesù “cerca” e “trova”. Non si limita a “guarire” ed “abbandonare”. Ancora “cerca”.
Cerca.
E in questo “itinerario”, forse san Giovanni evangelista, riprende le parole del suo Prologo… “venne la luce… non l’hanno accolta…”.
Il cieco come Gesù.
Il cieco con Gesù.
Solo. Attorniato di gente curiosa e poi nuovamente solo.
Buio, luce, buio.
Ma quella “luce”, non sarà spenta.
Gesù il “cercatore” farà ancora delle domande a quell’uomo, le stesse che fa oggi agli uomini ed alle donne, alla Chiesa: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”.
“Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!»”.
Il “Figlio”, l’Incarnato, l’Inviato.
Colui chiamato a “risanare”, ad “aprire gli occhi”.
Credo… “e si prostrò dinanzi a lui”.
Un uomo che “vede”.
Un “uomo cercato” e “amato” che “crede”.
Un uomo “rinato”, “ri-creato”, “ri-chiamato” ad una vita luminosa.
Un uomo “venuto alla luce”, senza “luce”, ora è “illuminato”, “vede”.
Come quel “fango”, quella terra che chiama alla vita…(Genesi).
La “chiamata” e la “permanenza” di Dio con l’uomo, della sua Luce con la nostra vita.
Gesù lo cerca, non lo lascia solo… lo trova, gli parla.
Gesù non è “indifferente”, non guarisce e se ne va… torna, ritorna, chiama, cerca, trova…
Miracolo e Parola.
Il cieco ora “vede”, ma la sua vista passata attraverso l’ascolto.
“Vai e lavati”… ascolto e vista.
La Parola che salva, che guarisce, che “fa vedere”.
Luce e Vista.
Gesù “oltre il sabato”, per la Vita.
Un Dio con l’Amore negli occhi che “apre” gli occhi dell’uomo all’amore.
Un Amore che fa “vedere la luce”(seconda lettura). Una “Luce” che non solo illumina, ma fa “vedere” la bellezza, la vita, l’umanità. Fa “guardare” con quegli occhi oltre l’apparenza. La “luce” che conduce alla giustizia, alla bontà, alla carità.
Essere nella luce è dono di Dio, è essere in “pienezza”, è camminare verso la Verità, nella Verità, come quel cieco…
San Paolo elargisce il complimento più bello agli Efesini: “siete nella luce perché avete Cristo”.
“Comportatevi da figli della luce”: non basta “essere nella luce”, la differenza la fa il “comportarsi”.
Bontà (agathôsynê), giustizia (dikaiosynê) e verità (alêtheia, fedeltà)… per “piacere a Dio”.
Amore a Dio ed amore al prossimo.
Bella questa “illuminazione”, che aiuta a “discernere” il bene e non “cadere” nelle tenebre.
Scelta di Cristo che è “luce”, che chiede di “farsi illuminare”, per “convertirci” alla luce.

Traduzioni dei discorsi nella Lingua dei Segni: non un atto di cortesia ma un gesto di giustizia (di Cristina Terribili)

Immagine generata con IA
La Messa tradotta nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) diventa realtà per favorire la piena partecipazione delle persone non udenti all’Eucaristia domenicale. Normalmente infatti quando si affronta il tema dell’inclusione per i disabili siamo abituati a riferirci all’ambito scolastico, alle infrastrutture, al trasporto…
Molto meno pensiamo alla traduzione nella lingua dei segni che è un modo essenziale per riconoscere i diritti alle persone con disabilità uditiva offrendo loro ampie opportunità di integrazione e partecipazione attiva. E per partecipare attivamente è necessario poter comunicare, comprendere cosa viene detto per formarsi un’idea (in seno, per esempio, ad un dibattito dal vivo o in televisione). Il problema maggiore della traduzione nella lingua dei segni sembra ancora essere presente negli eventi “dal vivo” o laddove non vi sono mediatori linguistici; eppure essa non è soltanto un servizio tecnico, ma un segno concreto di civiltà.
Per molte persone non udenti, la lingua dei segni non è un semplice supporto alla comunicazione: è la loro lingua naturale, il modo più pieno e diretto con cui accedono alle informazioni, alle emozioni e al dibattito pubblico. Quando una conferenza, una cerimonia, un evento culturale o religioso viene tradotto nella lingua dei segni, si compie un gesto di giustizia prima ancora che di cortesia. Si afferma che tutti hanno il diritto di comprendere e di essere presenti, non come spettatori marginali, ma come membri effettivi della comunità.
L’assenza di traduzione, al contrario, rischia di produrre una forma silenziosa di esclusione. Le persone non udenti possono (anche) essere fisicamente presenti, ma restare di fatto escluse dal contenuto dell’incontro. In questo senso, l’accessibilità linguistica diventa una questione di dignità: non riguarda soltanto l’efficienza organizzativa, ma il modo in cui una società riconosce il valore di ciascuno.
La presenza degli interpreti di lingua dei segni ha anche un significato culturale più ampio. Rende visibile una minoranza spesso poco considerata e contribuisce a creare una maggiore consapevolezza collettiva. Chi partecipa a un evento tradotto scopre che esistono diversi modi di comunicare e che la pluralità delle forme espressive arricchisce l’intera comunità. In questa prospettiva, la traduzione nella lingua dei segni non dovrebbe essere percepita come un’aggiunta occasionale, ma come una pratica ordinaria negli spazi pubblici più rilevanti.
È un piccolo investimento che produce un grande risultato: trasformare la semplice presenza in autentica partecipazione.
Una società davvero inclusiva si riconosce proprio da questo: dalla capacità di rendere la parola accessibile a tutti. Quando la comunicazione diventa condivisa, la comunità diventa più giusta, più aperta e più umana.
 
 

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 13 al 16 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario:  venerdì 21; sabato 17-19; domenica 15-17; lunedì 18.30
UN BEL GIORNO
Orario: venerdì 18.30; sabato 21.15; domenica 18.45-21; lunedì 21
Mercoledì 18 marzo
BARRY LYNDON
Orario: 21
Due Città al Cinema
Martedì 17 marzo
SORRY, BABY
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 13 al 16 marzo
UN BEL GIORNO
Orario: feriali 21; sabato 19.15-21; domenica 17.30-19.15-21
Dal 14 al 16 marzo
ARCO – UN’AMICIZIA PER SALVARE IL FUTURO
Orario: sabato 17.30; domenica 15.45; lunedì 19.15
Effetto Cinema
Mercoledì 18 e giovedì 19 marzo
PRIMAVERA
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 12 al 16 marzo
IL BENE COMUNE
Orario: feriali 21; sabato 19.30-21.30; domenica 17.15-21.30
Dal 13 al 16 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 18.30; sabato 15-17.15; domenica 15-19.15
Cineclub
Martedì 17 e giovedì 19 marzo
LA VITA DA GRANDI
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 12 marzo
IL MIO CAMMINO
Orario: 21
Dal 12 al 16 marzo
UN BEL GIORNO
Orario: giovedì 21; feriali 19.30-21.30; domenica 15.30-17.15-21.30
Dal 13 al 16 marzo
MASCHE – LE STREGHE DI LEVONE
Orario: ven. 21.30; sab. e dom. 17.30-21.30
Dal 13 al 16 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 19; sabato 17-19.15; domenica 15-19.15
Domenica 15 marzo
EPIC – ELVIS PRESLEY IN CONCERT
Orario: 19.30
Giovedì 19 marzo
LA NOSTRA TERRA
Orario: 21

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