Tenuta Roletto
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giovedì 5 Marzo 2026

Reale mutua
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ERA IL 1979, IL VESCOVO RICONOSCE LE CAPACITA’ DI CHI DIRIGE MA ANCHE L’IMPEGNO DI CHI PRODUCE

Nel lavoro la centralità della persona umana

Le tre lettere di Mons. Bettazzi sulla crisi dell’Olivetti; il suo ruolo di pastore

(di Doriano Felletti)

Foto: Manifestanti ad Ivrea, foto da Il Risveglio Popolare del 1° novembre 1979. L’esordio in...

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Esercitazioni con nebbia e neve per il soccorso in caso di valanghe

Oltre 40 volontari hanno preso parte a tre giorni di formazione dedicati alla ricerca e al soccorso in valanga, insieme ai Vigili del Fuoco e al Soccorso Alpino, in uno scenario operativo reso ancora più realistico da nebbia, neve e prove notturne.
In un periodo caratterizzato da una frequenza particolarmente elevata di valanghe sull’arco alpino, esercitazioni di questo tipo assumono un valore concreto: rafforzano il coordinamento tra realtà diverse, migliorano la capacità di intervento in ambiente ostile e ribadiscono quanto la preparazione e l’autosoccorso possano fare la differenza nei primi minuti decisivi.

Regionale Piemonte, Trenitalia: cerimonia di giuramento per 41 nuovi capitreno

Mercoledì pomeriggio, nella Sala Colonne di Palazzo di Città di Torino, 41 nuovi capitreno hanno prestato giuramento alla presenza di Chiara Foglietta, Assessora ai Trasporti e alla viabilità del Comune di Torino, Marco Gabusi, Assessore ai Trasporti della Regione Piemonte e Giuseppe Falbo, Direttore Regionale Piemonte di Trenitalia.
La procedura di giuramento è necessaria per assumere il ruolo di Pubblico Ufficiale che i neo capitreno rivestiranno nella loro attività lavorativa. Hanno giurato 30 ragazze e 11 ragazzi, tra i 21 ed i 31 anni, selezionati tra migliaia di candidature dopo un accurato scouting aziendale e un lungo percorso formativo. Tra pochi giorni inizieranno ufficialmente la loro carriera a bordo dei treni regionali piemontesi.
Le assunzioni della Direzione Regionale Piemonte di Trenitalia negli ultimi tre anni sono state di 196 capitreno e di 148 macchinisti.
L’Assessora ai Trasporti Foglietta Chiara con Marco Gabusi, Assessore ai Trasporti della Regione Piemonte e Giuseppe Falbo, Direttore Regionale Piemonte di TrenitaliaLa firma del giuramentoIl giuramento dei capitreno

Rapporto Oti Piemonte 2026, più luci che ombre sulle infrastrutture strategiche

Prevalgono le luci nel Rapporto Oti Piemonte 2026, il monitoraggio sulle 71 infrastrutture cruciali per il sistema produttivo regionale. L’analisi, curata da Unioncamere Piemonte e Confindustria Piemonte con Regione Piemonte, Fondazione Slala e le Accademie Piemonte Logistica, Costruzioni e Infrastrutture, fotografa 27 opere in progettazione, 9 proposte, un servizio di trasporto combinato, 30 cantieri aperti e 4 interventi conclusi nel 2025.
Nel 2026, anche grazie alla chiusura del Pnrr che ha sostenuto 9 opere monitorate, si prevede il completamento di altre 15 infrastrutture. Entro il 2033 saranno 42 quelle ultimate, per un valore complessivo di 30 miliardi. Dal 2001 a oggi risultano già concluse 24 opere tra metropolitane, strade, ferrovie, interporti e trafori.
Restano però le criticità: 31 interventi sono in linea con il cronoprogramma, 22 in ritardo (dato stabile) e salgono da 5 a 9 quelli in grave ritardo. Le opere in stand by sono 7.
Tra i 30 cantieri attivi, 19 rispettano i tempi, 10 sono in ritardo e uno in grave ritardo: la Statale 33 del Sempione, con i lavori di Villadossola non ancora avviati. Salgono a 11 le opere in fase preliminare e a 15 quelle in progettazione definitiva; le proposte progettuali sono 9, con i nuovi ingressi del collegamento Albenga-Altare e del casello di Predosa.
Escono dal monitoraggio, perché completate nel 2025, il potenziamento della stazione di Rivalta Scrivia, il raddoppio del traforo del Frejus, l’autostrada Asti-Cuneo e la tangenziale di Fossano.

Presi i rapinatori del Movicentro fermati dai carabinieri di Ivrea i tre giovani autori della violenta rapina del 21 febbraio scorso

Nel tardo pomeriggio di sabato scorso, 28 febbraio, i Carabinieri della Compagnia di Ivrea, con il supporto dei colleghi di Settimo Vittone ed Agliè, hanno effettuato tre fermi di indiziato di delitto di iniziativa della polizia giudiziaria a carico di altrettanti giovani, gravemente indiziati dei reati di “rapina aggravata in concorso” e “lesioni personali aggravate prodotte mediante l’uso di armi”.
Le manette sono scattate ai polsi di tre giovani, tutti volti già noti alle forze di polizia dell’eporediese: un ventenne tunisino senza fissa dimora; ⁠una diciannovenne italiana; ⁠un diciassettenne, anch’egli tunisino.
Secondo la ricostruzione degli investigatori dell’Arma, i tre avrebbero commesso una violenta rapina ad Ivrea, in corso Nigra, nei pressi di un bar, il 21 febbraio scorso, ai danni di un trentenne residente in Emilia Romagna, percosso violentemente a pugni e calci nonché con l’uso di una catena, di un bastone di legno e pietre, il tutto per impossessarsi dei suoi effetti personali, di due collane d’oro che portava al collo e di un braccialetto in argento; a seguito dell’aggressione, la vittima era stata ricoverata in ospedale con prognosi di 30 giorni.
I carabinieri erano intervenuti nell’immediatezza dei fatti e grazie all’analisi delle testimonianze e delle attività tecniche, sono riusciti ad individuare i tre aggressori. A seguito dell’arresto, il maggiorenne è stato tradotto in carcere ad Ivrea, la ragazza alla Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cotugno” e il minorenne al C.P.A. “Uberto Radaelli”, come indicato dall’Autorità Giudiziaria competente (Procura della Repubblica di Ivrea per i maggiorenni e Procura per i Minorenni di Torino per il sedicenne).
A seguito della convalida il Tribunale di Ivrea ha disposto gli arresti domiciliari per la giovane e la custodia in carcere per il ventenne. Analogamente il Tribunale per i Minorenni ha convalidato il fermo del minore per il quale è stata disposta la custodia presso il carcere minorile. I provvedimenti a carico dei soggetti citati sono stati emessi durante le indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza.

Riforma elettorale: la tentazione e i rischi di “un uomo (o donna) solo al comando”

Oscurata dal fragore della nuova guerra in Medio Oriente, la proposta di legge elettorale presentata dal destra-centro merita tuttavia adeguata attenzione perché stravolge l’attuale sistema politico, con grandi rischi, in primis l’affidamento, del governo del Paese ad una minoranza radicale, di destra o di sinistra.
Il ddl “stabilicum” abolisce i collegi uninominali e assegna alla coalizione di partiti che superi il 40% dei voti espressi un forte premio di maggioranza (70 deputati, 35 senatori). In questo modo, con una coalizione portata a una schiacciante maggioranza del 57-58 per cento del Parlamento, i vincitori potranno non solo guidare il Governo, ma eleggere da soli il Presidente della Repubblica (non più garante dell’unità del Paese, in una linea super-partes alla Mattarella) e conquistare la Corte Costituzionale. In altre parole potrebbero “dominare” i tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario. Considerando le tesi dei sondaggisti sulla partecipazione al voto della metà degli italiani, con appena il 20% del consenso popolare gli schieramenti di destra o sinistra avranno per cinque anni il controllo totale dello Stato. Il radicalismo al potere, a prescindere dal risultato, con il superamento delle garanzie liberal-democratiche previste dalla Costituzione repubblicana.
Il modello ricorda l’uomo (o donna) solo al comando anche per altre due novità contenute nel ddl: l’indicazione del premier nel programma elettorale (con la pratica cancellazione del ruolo del Capo dello Stato), il rifiuto delle preferenze. Gli elettori non potranno scegliere i futuri parlamentari, ma solo indicare il partito prescelto, con la lista dei candidati già stabilita. Secondo l’ononorevole Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera, questo sistema accrescerà ulteriormente l’astensionismo. Soprattutto sviluppa il potere dei segretari di partito, arbitri del destino politico dei parlamentari, ridotti al ruolo di persone di fiducia dei leader.
La proposta viene difesa dalla maggioranza nel segno della governabilità; ma la durata degli Esecutivi non può essere l’unico criterio di valutazione in un sistema democratico e partecipativo, come previsto dai Padri Costituenti all’indomani della fine della seconda guerra mondiale.
Tra l’altro la stessa durata del Governo Meloni smentisce le preoccupazioni sulla stabilità degli Esecutivi, i cui problemi derivano piuttosto dalla eterogeneità delle coalizioni.
Anche nelle drammatiche vicende della guerra USA-Israele contro l’Iran i due Poli si sono contraddetti: il sostegno del Governo Meloni alla linea Trump ha messo in difficoltà il Ministro degli Esteri Tajani rispetto alla posizione prudente dei Popolari europei, di cui Forza Italia fa parte; nel “campo largo” Renzi ha difeso il presidente USA, contestato duramente da Pd, M5S, AVS.
All’origine dello “stabilicum” c’è il timore, con l’attuale legge, di un “pareggio” tra i due Poli, con il conseguente ritorno a governi di larghe intese, mediati dal Quirinale (modello Draghi). Nei momenti difficili del Paese, con la guerra alle porte, la ricerca della solidarietà nazionale sarebbe preferibile alla rissa continua (emblematico lo scontro alla Camera tra l’ex premier Conte ed il ministro Tajani sulla “sudditanza” agli USA). Inoltre, con un’astensione al 50%, c’è da chiedersi se il bipolarismo destra-sinistra sia pienamente rappresentativo del pluralismo politico, sociale, culturale della società italiana.
In Germania il modello proporzionale classico, con sbarramento al 5 per cento, garantisce sia la governabilità sia l’espressione autonoma delle diverse forze politiche.
In ogni caso la legge elettorale non può essere un espediente di parte per vincere nelle urne, ma un progetto che interpella l’intera società italiana, senza escludere il Quirinale ed il potere giudiziario. C’è piuttosto un rischio di confusione con la campagna elettorale sul referendum sulla giustizia. La stessa scelta di Meloni e Schlein di attenuare il carattere politico del voto sulla legge Nordio (“non ci sarà crisi di governo, comunque vada”) dovrebbe indurre i due Poli alla massima ponderazione sul cambio della legge elettorale a pochi mesi dalle politiche 2027. Le regole democratiche sono un patrimonio prezioso per tutti.

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