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"Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce"

PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella III Domenica del Tempo Ordinario - "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino" - Commento a cura della prof.ssa Acide Elisabetta

 

"Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare"

Prima lettura Is 8,23b-9,3 Salmo 26 (27) Seconda Lettura 1Cor 1,10-13.17 Vangelo Mt 4,12-23 Ancora...

Storico Carnevale di Ivrea. Iscrizione dei carri da getto alla Battaglia delle Arance – Edizione 2026

Sono 51 i Carri da getto che prenderanno parte alla Battaglia delle Arance del Carnevale di Ivrea 2026. Nei giorni 15 e 16 gennaio 2026 sono pervenute 52 domande di iscrizione di carri da getto a fronte dei 54 carri aventi diritto in seguito alla fase di pre-iscrizione.
Come previsto dal regolamento, la Fondazione ha svolto le necessarie verifiche sulla documentazione presentata, operando alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Aranceri dei Carri e dell’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto e tenendo conto delle indicazioni fornite in relazione ai rispettivi associati. Ove necessario, sono state richieste specifiche integrazioni e ulteriori verifiche documentali. Non è stata invece accolta la domanda di iscrizione del Carro n. 33. Dall’analisi della documentazione è infatti emersa la mancanza del requisito previsto dall’art. 6, primo comma, del vigente Regolamento che stabilisce l’obbligo di iscrizione all’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto per lo svolgimento del ruolo di conducente. Nessuno dei conducenti indicati nella domanda risulta iscritto all’Associazione, come confermato dal Presidente della stessa.

“Il mondo salvato dai ragazzini”, il tema della XXXVIII edizione del Salone del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio

“Non è un tema evocativo, ma una presa di posizione. Affidare il futuro alle nuove generazioni significa riconoscere che il cambiamento nasce da uno sguardo libero, non addomesticato. È una responsabilità adulta ascoltare quella voce, e una scelta politica darle spazio. La letteratura ci ricorda da sempre che sono i giovani a vedere l’essenziale prima che venga nascosto dall’abitudine: è da lì che può ripartire l’idea stessa di futuro. La nostra missione è ascoltare i giovani, che non è un atto simbolico: è la condizione necessaria per costruire il futuro” ha detto l’assessore regionale alla Cultura in sede di presentazione del Salone.
Il Salone del Libro è il risultato di un grande lavoro di sistema, costruito insieme al Comune di Torino, all’Associazione Torino La Città del Libro, al Circolo dei Lettori e alla Fondazione per la Cultura. In questo quadro la Regione Piemonte assume un ruolo centrale, con gli spazi rinnovati e fortemente identitari – dall’Arena Piemonte allo Spazio Biblioteche, dallo Spazio Argento allo Spazio Editori, dall’area Nati per Leggere allo Spazio Arancio – luoghi che accolgono storie, libri e visioni provenienti da tutto il mondo. Paese ospite quest’anno sarà la Grecia.

Romano Gazzera, il pittore dei “fiori giganti” (di Doriano Felletti)

Foto: Da sinistra: Romano Gazzera, Giorgio De Chirico, Sergio Vacchi, Corrado Cagli, Renato Guttuso e Antonio Porcella a Roma nel 1975, in occasione della mostra “Omaggio a De Chirico”.
“In questa casa, sulla terrazza del Canavese, ove incontrò le nuvole e le ginestre, Romano Gazzera dipinse e scrisse serenamente per la felicità del mondo. Il Comune e i cittadini di Andrate con gratitudine. 2 agosto 1992”. La targa che riporta queste parole è ad Andrate; la casa in questione è Villa Gazzera. “Ad Andrate Gazzera acquistò una splendida casa e ne fece la sua principale dimora. Scoprì il ridente centro dell’alta Serra negli anni cinquanta. Lo frequentò dapprima d’estate, poi vi abitò quasi stabilmente, fatta eccezione per qualche breve periodo dell’anno trascorso a Torino. I cieli alti della Serra, sulla dorsale in cui il più grande baluardo morenico d’Europa divide il Biellese dal Canavese, gli alberi e i fiori della collina lo affascinavano” (Eco di Biella, 30 luglio 1992).
Romano Gazzera nacque a Ciriè il 18 agosto 1906 da Bianca Gerardi, proveniente da una famiglia ciriacese di origini francesi, e da Pietro, Generale dell’Esercito italiano, nato a Bene Vagienna l’11 dicembre 1879 che, dopo aver studiato alla Regia Accademia Militare, frequentò la Scuola di guerra di Torino. Partì volontario per la Guerra italo turca e si meritò la medaglia d’argento al valor militare “per l’abilità e l’ardimento spiegati nella condotta della batteria in ripetuti combattimenti”. Prese parte al primo conflitto mondiale in seno al Comando supremo e ciò gli permise di entrare in contatto con Pietro Badoglio che lo scelse tra i plenipotenziari italiani che trattarono con l’Austria Ungheria l’armistizio di Villa Giusti che pose fine alla guerra.
Nel 1929 fu nominato Ministro della Guerra, incarico che mantenne fino al 22 luglio 1933 quando fu costretto alle dimissioni da Benito Mussolini che intese avocare a sé il controllo dei ministeri militari. Il 30 ottobre 1933 fu nominato senatore del Regno e ricoprì importanti incarichi in diverse commissioni parlamentari. Nel 1938 fu inviato in Etiopia nella veste di Governatore del Galla e Sidama e nel 1940 assunse il comando delle forze armate delle colonie durante la Campagna dell’Africa Orientale Italiana; nel luglio 1941, dopo essere stato per alcuni mesi viceré d’Etiopia, si arrese alle truppe inglesi e belghe e si consegnò come prigioniero di guerra. Fu rimpatriato nel settembre 1943, dopo la firma dell’armistizio di Cassibile. Sottoposto all’Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, fu prosciolto dalle accuse; morì a Ciriè il 30 giugno 1953.
Romano subì fin da subito le pressioni dei propri genitori e fu costretto ad iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza al fine di intraprendere la professione forense, attività che svolse in modo saltuario, tanto che il padre lo minacciò di togliergli l’appannaggio mensile in quanto scoprì che non frequentava lo studio dove avrebbe dovuto svolgere il praticantato.
La sua passione per la pittura intervenne infatti fin dall’età adolescenziale, quando iniziò a ritrarre i familiari ed i compagni di scuola. Nel 1933 conobbe Giorgio De Chirico che affermò: “di quanti pittori ho conosciuto in Italia o fuori, egli è uno dei pochi che mi hanno dato il senso del pittore completo in cui talento, capacità ed intuizioni artistiche, temperamento pittorico, volontà di progresso, sforzo verso il meglio e verso il più bello, si fondono in un’unica volontà creativa. Il grande merito di Romano Gazzera è ch’egli veramente e sinceramente ama la grande pittura”.
Nel 1930 sposò la cantante lirica Graziella Valle e negli stessi anni iniziò la sua attività espositiva, anche se la prima affermazione avvenne nell’anno 1941 a Milano, in occasione di una sua esposizione di varie opere quali sequenze di favole, ritratti e nature morte di densa ispirazione romantica, in antitesi con le correnti ufficiali del Nove-cento pittorico.
Nel 1950 organizzò, insieme a Giorgio De Chirico, la prima Anti biennale, ospitata negli spazi del padiglione della società di canottieri Bucintoro di Venezia e dove espose ritratti di personaggi orientali e scene di battaglie. In tale occasione, i due artisti si trovarono in disaccordo a causa della divisione degli spazi espositivi e interruppero i rapporti per otto anni. Nello stesso anno abbandonò i toni scuri e decise di rappresentare elementi floreali e vegetali di grandi dimensioni con la tempera ad olio; l’idea, maturata durante gli anni trascorsi da sfollato nella casa dei suoceri a Pescia, permise a Gazzera di diventare il caposcuola della pittura neo floreale.
Negli anni Cinquanta del Nove-cento avviò la produzione dei “fiori giganti”, rifugiandosi a dipingere in Costa Azzurra e ad Andrate; il successo arrivò grazie alle mostre di Roma nel 1957 e di New York nel 1959. Divenne famoso anche come ritrattista: posarono per lui, tra gli altri, Papa Paolo VI, Carolina di Monaco, il cancelliere tedesco Ludwig Erhard, Vir-ginia Mondadori, René Clair, Cesare Zavattini, Herbert Marcuse, Danny Kaye, Paolo Stoppa, Memo Benassi, Sergio Pininfarina e Giorgio de Chirico.
Espose in numerose località europee; l’ultima mostra personale fu nel 1984, nei saloni di Palazzo Graneri a Torino, in occasione dei XV Stati Generali dei Comuni d’Europa. Nel 1974 Gazzera pubblicò l’autobiografia “Una vita per un fiore”, dove descrisse il proprio percorso personale e artistico.
Separatosi da Graziella Valle, sposò in seconde nozze Clara Ronco, simboleggiata nelle sue opere da una rosa gigante e che ispirò il libro “La rosa di Clarissa” del 1990: “devo a Clarissa se negli ultimi dieci anni la mia carriera è progredita più che in tutto il resto della mia vita. Non è soltanto la mia guida intelligente nelle mostre, ma con i suoi capelli di fiamma ardente, con il suo giovane portamento snello, con la sua statura longilinea, è modella ideale che suscita in me l’immagine di una divinità greca”.
Romano Gazzera morì il 24 maggio 1985 nel suo appartamento di piazza Vittorio Veneto a Torino, dove oggi ha sede la Fondazione a lui intitolata. Clara Ronco fu promotrice dell’attività artistica del marito e allestì svariate mostre a lui dedicate, sia in Italia, sia in Francia, fino alla sua morte sopravvenuta nel 2013.
La mosca cieca, dipinto di Romano Gazzera presso la Reggia di Venaria Reale

Anche il complesso tema della sicurezza diventa occasione di scontro da campagna elettorale

La guerriglia di Torino per il centro sociale Askatasuna non ha cambiato lo scenario di Montecitorio: nessuna intesa unitaria si profila tra i due schieramenti. Il Governo, con il ministro Piantedosi, propone nuove misure per la sicurezza e critica la sinistra, in particolare per la presenza al corteo torinese di una delegazione di AVS (Alternativa Verdi-Sinistra); l’opposizione accusa l’Esecutivo di strumentalizzazioni, respinge nuove misure “liberticide”, rimprovera il Viminale di gravi errori nella gestione della sicurezza nazionale.
È mancato un confronto approfondito sui fatti accaduti, nonostante la sollecitazione dei media. In particolare, su “La Stampa” l’ex direttore Marcello Sorgi si è chiesto perché la Prefettura e la Questura di Torino, dopo aver imposto la modifica del percorso del corteo, abbiano consentito l’avvicinamento alla sede di Askatasuna, in corso Regina Margherita; altri fogli si sono interrogati sul lavoro di “intelligence”, vista la massiccia presenza di “black-bloc” giunti addirittura dall’estero, come a Genova per il G8. Sul piano politico anche dal fronte progressista si sono levate critiche alla copertura fornita da AVS all’intero movimento.
Ora il Governo intende procedere con nuove norme “repressive”, avendo di fronte la vigilanza del Quirinale sulla costituzionalità delle misure (dallo “scudo penale” per gli agenti alle “garanzie” per i cortei). Si segnala a riguardo la “fretta” della Lega per provvedimenti clamorosi, anche per frenare la temuta emorragia elettorale per la nascita del nuovo partito di estrema destra del generale Vannacci (che si muove su una piattaforma anti-europea, filo-russa, con aperte simpatie “nostalgiche” dell’era mussoliniana).
Alla linea Salvini sulla sicurezza si oppone Forza Italia, che ha ottenuto un rinvio del Consiglio dei ministri. Sarebbe paradossale se temi delicati come la tutela dell’ordine pubblico, il rispetto costituzionale dei diritti a manifestare e criticare, fossero deliberati sull’onda emotiva di Askatasuna o sul timore per le mosse dell’ex Comandante della Folgore. L’attuale Carta è il frutto di un lavoro accurato, di quasi due anni.
La vicenda “sicurezza” ha molti toni da campagna elettorale: questo non è positivo e non attrae i cittadini, anzi! Un recente sondaggio d’opinione ha rilevato che la tendenza all’astensionismo cresce. Oggi, alle politiche, voterebbe una metà dei cittadini, mentre i rapporti tra le due coalizioni sono stabili (48 a 44 per il destra-centro), con elettori “fidelizzati”, secondo la rilevazione di SWG per “La7” di Enrico Mentana. L’elemento di rischio per la Meloni è l’alleanza politica con Trump: oltre il 70% degli italiani (sondaggio Ghisleri per “La Stampa”) è critico con il Presidente USA; 6 su 10 vorrebbero il nostro Governo meno allineato con la Casa Bianca.
Nel “campo largo” il tallone d’Achille è l’eterogeneità dei componenti: in particolare fa discutere la collocazione “progressista” del M5S di Conte, peraltro valutato dai sondaggi in prima fila nelle eventuali “primarie” per Palazzo Chigi.
Nella nebulosa centrista, secondo il Corriere della Sera l’ex ministro Calenda (uscito con Azione dal “campo largo”) sarebbe in corsa per fare il Sindaco di Roma, con l’appoggio di Tajani e Forza Italia; l’ex premier Renzi saluta con gioia l’uscita di Vannacci dal Carroccio, nella speranza che il generale sottragga due-tre punti al destra-centro, rendendo possibile un “pareggio” tra le due coalizioni, senza vincitori.
C’è poi l’annunciata rinascita della Margherita, come “quarta gamba” del centro-sinistra; l’iniziativa è ora nelle mani dell’ex ministro di Conte, l’on. Spadafora, con la partecipazione di un gruppo di sindaci e del Movimento “Più Uno” del prof. Ruffini; è attesa la risposta dalla Schlein, mentre va definito il rapporto con “Casa riformista” di Renzi: collaborazione o competizione?
Molta è la carne al fuoco, ma per ora la tattica prevale sulla strategia. Nel voto politico l’elettore ricerca un modello di società, una scala di valori e di impegni. Altrimenti sarà difficile riempire le urne.

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