Tenuta Roletto
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domenica 24 Maggio 2026

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SE NE PARLA IN UNA CONFERENZA MARTEDÌ PROSSIMO AL POLO INFERMIERISTICO DI IVREA, ALLE ORE 18

San Francesco a Ivrea attraverso i suoi frati

Minori conventuali, dell’Osservanza e Cappuccini, una presenza in tutto il Canavese

(di Francesco Mosetto)

Riscoprire il carisma di Francesco d’Assisi. *** Si parla molto, in questi giorni, di Francesco...

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APRILE 1866: L’INAUGURAZIONE DEL CANALE IRRIGUO LUNGO 85 CHILOMETRI, DA CHIVASSO A GALLIATE

Il “canale Cavour”… nonostante Cavour

160 anni fa entrava in servizio la grandiosa opera idraulica, realizzata in appena 3 anni (di Doriano Felletti e Fabrizio Dassano)

Con 320.000 euro, Regione Piemonte ha annunciato uno stanziamento per lavori di somma urgenza su...

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Michael

Nell’epoca in cui abbiamo Donald Trump come presidente degli Usa pare un po’ difficile...

EDITORIALE – Investire è scegliere

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay
La Cei pubblica le “Linee Guida in materia di investimenti etici e sostenibili”, il cui significato va oltre a un richiamo agli addetti ai lavori. Siamo di fronte a una presa di posizione culturale e, osiamo dire, persino spirituale: il denaro non è mai neutrale, perché orienta il mondo. Per anni abbiamo associato la “finanza”, nell’immaginario collettivo, a speculazione, disuguaglianze, profitti indefiniti.
La Chiesa italiana mette al centro una domanda essenziale: che cosa sostiene davvero un investimento? Quale modello di società alimenta? Dietro ogni scelta economica ci sono sempre conseguenze concrete sulle persone, il lavoro, l’ambiente, la pace. Il documento della Cei non indica solo cosa evitare – armi controverse, sfruttamento umano e dell’ambiente, attività incompatibili con la dignità della persona… –, ma invita a una responsabilità positiva.
Non basta “non fare il male”; occorre orientare le risorse verso ciò che genera inclusione, sviluppo sostenibile, tutela dei più fragili. È un cambio di prospettiva che interpella anche il mondo laico e produttivo. Il piccolo risparmiatore, cioè gran parte di noi, spesso inconsapevolmente partecipa a circuiti finanziari globali. I fondi pensione, gli investimenti bancari, le assicurazioni: tutto contribuisce a finanziare modelli economici e politici. Le Linee Guida ricordano che l’etica non può essere delegata soltanto alla beneficenza finale a fronte di lauti profitti, quasi fosse una compensazione morale; deve entrare nel cuore delle decisioni economiche. C’è il rischio che la finanza etica resti uno slogan? Sì, c’è! Può essere aggirabile? Sì, può esserlo!
La Cei insiste su trasparenza, monitoraggio, coerenza. La credibilità deve passare dalla capacità di trasformare i principi in pratiche verificabili; oggi la neutralità economica non esiste più perché investire vuol dire scegliere, e scegliere significa assumersi responsabilità verso le generazioni future. Pensare che il documento Cei non valga se non per gli ambienti ecclesiali, è probabilmente un errore davanti a una proposta di finanza non confessionale, ma umana, coscienti ormai che il valore di un capitale non si può (non si deve) più misurare solo dai rendimenti, ma dagli effetti che produce nella (nostra) società.

Giornale locale e della comunità diocesana (di Pier Giuseppe Accornero)

Foto: Giacomo Margotti (Sanremo, 1823 – Torino, 1887) è stato un presbitero, giornalista e teologo. Fu l’ideatore della formula “né eletti né elettori”, che ricevette l’approvazione della Santa Sede con il non expedit.
Da poco tempo la storiografia italiana indaga la stampa: “La data di nascita in Piemonte – osserva lo storico don Giuseppe Tuninetti – risale agli ultimi mesi del 1847 con la nuova legislazione di re Carlo Alberto (A Ivrea prima comparve il Journal de la Doire un bollettino di 4 pagine, in lingua francese, diffuso tra il 1805 e il 1813. Era l’organo ufficiale del dipartimento francese della Doire che comprendeva le zone di Ivrea, Aosta e Chivasso -n.d.r.).
La stampa cattolica, in particolare, attende di essere studiata con metodo storico-critico. Anch’essa risente del ritardo della storiografia. Eppure, Piemonte e Torino sono stati la culla della stampa italiana e della stampa cattolica”.
Nel 1847 infatti sono pubblicati i fogli Il Risorgimento di Camillo Cavour, La Concordia di Lorenzo Valerio, L’Opinione di Giacomo Durando e Gazzetta del Popolo di Felice Govean e Giovanni Battista Bottero. L’Armonia della Religione colla Civiltà, fondato a Torino nel 1848 è la risposta dei cattolici: bisettimanale, poi trisettimanale e dal 1855 quotidiano, “lo si deve al brillante sacerdote sanremese Giacomo Mar-gotti – nota Tuninetti – che fu il più prestigioso rappresentante dell’intransigentismo cattolico e fautore dell’astensionismo elettorale-politico con la fortunata formula ‘Né eletti né elettori’ del 1861”. Nel 1848-50 compaiono altre testate cattoliche torinesi: Il Conciliatore Torinese (bisettimanale poi trisettimanale); Lo Smascheratore, La Campana (quotidiani) e L’Ordine (settimanale).
“Tutti scritti da cattolici, ma con posizioni religiose-ecclesiali anche diverse”. La loro importanza ecclesiale emerge dalla riscoperta delle Chiese locali. Per settimanali cattolici diocesani, Tuninetti intende “periodici nei quali la Chiesa locale riconosce in qualche modo la sua voce. In questa ‘diocesanità’ o ‘ecclesialità’ c’è una notevole gamma, che va dal settimanale, voce ufficiale o quasi ufficiale del vescovo, alla testata che, pur approvata dal vescovo, e fatta da cattolici, è rivolto a tutti gli abitanti di una zona”.
Ci sono poi settimanali, come La Voce del Popolo di Torino, “che vogliono essere e sono la voce, o le voci della o nella comunità cristiana diocesana, pur attenti ai problemi non specificamente ecclesiali. Altri, volendo essere voce di tutta una zona, stemperano la loro ecclesialità. Altro è il settimanale diocesano in una grande città, dove l’informazione è svolta da altri organi; altro è il settimanale di provincia, dove l’informazione locale non sempre ha propri canali di comunicazione”. Nel dopo-Concilio tutti i settimanali cattolici indistintamente, quale più quale meno, riservano notevole spazio al territorio e alle problematiche sociali e di promozione umana”.
Quasi tutti sono nati dopo il 1870, in pieno movimento cattolico intransigente. Alcuni sono sorti come organi dei Comitati diocesani e parrocchiali dell’Opera dei Congressi: L’Oropa-Corriere di Biella nel 1887; Il Dovere di Cuneo nel 1896; Sale e Terra di Saluzzo nel 1897; La Fedeltà di Fossano nel 1898. A Torino nel 1876 nasce la testata Unioni Operaie Cattoliche, bollettino mensile dell’omonima associazione, fondata nel 1871 da don Leonardo Murialdo e da altri, come primo tentativo in Italia di organizzare gli operai cattolici. Il Risveglio Popolare, dal 1920 organo del Partito Popolare di Ivrea, diventa settimanale diocesano nel 1925. A Piacenza La Libertà è fondata nel 1919 dal direttore Carlo Torriani, tra i promotori del medesimo partito. La Voce Alessandrina sorge nel 1938 e ha un titolo accettato dal regime fascista. In Valle d’Aosta la prima testata (1849) è L’Indépendent, in francese, seguito da Augusta Praetoria (1939), in italiano per volontà del fascismo, sino all’Indipendente-Corriere della Valle d’Aosta del secondo dopoguerra, diretto da don Angelo Fausto Vallainc, primo portavoce vaticano (anche del Concilio) e poi vescovo di Alba.
Singolare la storia dei giornali novaresi, una catena di dieci settimanali, con un solo direttore e un solo editore, con alcune pagine comuni ed altre locali, formula particolarmente valida per una realtà fortemente differenziata: 20 mila copie totali, tutti facenti capo all’Azione di Novara. Torino dal 1947 dispone di un settimanale diocesano con origini molto vecchie, il bollettino mensile dal 1876 Le Unioni Operaie Cattoliche, che nel 1883 diventa La Voce dell’Operaio (quindicinale nel 1887, settimanale nel 1895). La proprietà nel 1901 passa da Domenico Giraud ai Giuseppini del Murialdo, che ne affidano la direzione al venerabile don Eugenio Reffo. Le pressioni fasciste nel 1933 lo trasformano in La Voce del Popolo, dal 1940 organo ufficiale dell’Azione Cattolica e dal 1947 settimanale diocesano.
Dal 1848 al 1958) c’è una fioritura anche di quotidiani cattolici: L’Armonia (1848-1867), L’Unità Cattolica (1863-1893 che si sposterà a Firenze), diretti successivamente da don Giacomo Margotti; Lo Smascheratore (1849-50); La Campana (1850-54); Il Campanone (1854-57); Il Campanile (1857-62); La Pace (1863-64), diretto dal gesuita Carlo Passaglia; L’Emporio Popolare-Corriere di Torino (1873-77), voluto dall’arcivescovo Lorenzo Gastaldi per contrastare l’eccessiva intransigenza dell’Unità Cattolica. E ancora: Corriere di Torino (1877-87); Il Corriere Nazionale (1887-95); L’Italia Reale (1893-95); L’Italia Reale-Corriere Nazionale (1895-14); La Democrazia Cristiana poi Democrazia Cristiana-Il Popolo Italiano (1897-99) di don Giuseppe Piovano; Il Momento (1903-29), voluto dall’arcivescovo Agostino Richelmy per compensare in funzione moderata L’Italia Reale-Corriere Nazionale; Il Corriere (1925-26) voluto dall’arcivescovo Giuseppe Gamba e appoggiato dall’episcopato piemontese poiché Il Momento era passato su posizioni filo-fasciste: sul Corriere scrivono i democratici-cristiani don Alessandro Cantono, don Giuseppe Piovano, teologo Bernardino Caselli (direttore). Infine Il Popolo Nuovo (1945-58) della DC, diretto da Gioacchino. Quarello, con grande diffusione regionale. “La folta presenza di quotidiani cattolici – osserva Tuninetti – spiega il ritardo della nascita del settimanale diocesano”.
Il 27 dicembre 1966 nasce la Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC) che stimola le comunità ecclesiali e la stampa cattolica: dal convegno di Brescia del 1968 dal titolo: Opinione pubblica nella Chiesa locale, nasce il “documento programmatico” (1969) che definisce il settimanale “giornale della comunità diocesana e giornale locale”.
L’Armonia della religione colla civiltà. TorinoUnioni Operaie Cattoliche. Torino

Derby, tennis e Madonnine: il cielo guarda Roma e Milano

Quella passata è stata una settimana agitata per gli sportivi, sia per i tifosi di calcio che per gli appassionati di tennis. La concitata confusione, almeno per i tifosi, era causata dalla necessità di conquistare un posto in Champions e dalla concomitanza a Roma della finale degli internazionali di tennis con il derby capitolino. Alla fine di un tipico rimpallo di responsabilità tra questura, tribunali e federazioni calcistiche, si è arrivati all’accordo tipicamente mediterraneo di avere la partita di calcio alle 12 e alle 17 l’ultimo atto tennistico romano, per evitare ingorghi e possibili tensioni tra delusi e vittoriosi, per due eventi che si svolgono nello stesso giorno nel complesso sportivo del Foro Italico, sul lungotevere romano.
A Milano, invece, festa per la vittoria dell’Inter che ha dominato il campionato e, coronata d’alloro, osserva i cugini lottare per un risultato importante, ma pur di consolazione. Dopo la partita con il Verona i cortei si sono conclusi con una festa in Piazza Duomo, mentre a Roma il trofeo lo vince Sinner sul danese Ruud.
Ci sono due statue della Vergine che dominano dall’alto questi eventi umani: la Madonnina del Duomo di Milano e la Madonnina di Monte Mario, il colle più alto di Roma.
La più antica è certamente la Madunina, collocata sulla guglia più alta del Duomo ambrosiano nel 1774. Per i milanesi d’ogni fede, anche calcistica, è simbolo religioso e anima stessa della città. La Madonnina veglia sul lavoro, sulle famiglie, sulla laboriosità lombarda, sulle gioie e sulle fatiche di Milano.
La Madonnina romana fu inaugurata nel 1953 come compimento di un voto. Durante la guerra i romani affidarono la città alla protezione della Vergine perché fosse risparmiata dalla distruzione. Pur dopo bombardamenti e persecuzioni, l’esercito tedesco lasciò la capitale, mentre gli alleati vi entravano, senza alcuna forma di violenza. Da quel voto nacque la Madonnina di Monte Mario, segno di gratitudine e continua protezione.
“O mia bela Madunina, che te brillet de lontan” e “Maria, Salus Populi Romani”, che vedete i vostri amati popoli affannarsi e appassionarsi (anche) per le loro squadre e i loro campioni, custoditeli sempre da ogni male in questi tempi così incerti e oscuri, eppure così desiderosi di vita e pace.

“Pace a voi! Ricevete lo Spirito Santo” – Commento al Vangelo di domenica 24 maggio

È la sera del primo giorno. Le porte sono sprangate. I discepoli respirano a fatica l’aria pesante della paura, del lutto, della delusione. Eppure, è proprio lì, in quel cenacolo sigillato dalla paura, che accade l’impossibile: Gesù entra.
Non sfonda le porte. Non rimprovera. Non chiede spiegazioni per la fuga, per il tradimento, per l’abbandono. Entra semplicemente e dice: “Pace a voi”. È il cielo che bussa al cuore dell’umanità ferita. È Dio che prende l’iniziativa, ancora una volta, senza aspettare che siamo noi a trovare la forza di aprire.
Quante volte anche noi ci siamo ritrovati in quel cenacolo? Chiusi nelle nostre stanze buie, fatte di ansia, di senso di colpa, di stanchezza spirituale, convinti che nessuna luce potesse entrare? Vale la pena sostare su questa domanda: dove sono le porte che abbiamo sprangato nella nostra vita, e cosa ci ha spinto a chiuderle così ermeticamente?
Gesù, per convincere i discepoli increduli, mostra le mani e il fianco. Mostra le ferite. Ci chiediamo allora: facciamo davvero memoria di quando Gesù è entrato nella nostra storia, di quando ci ha tirato fuori da un’angoscia che sembrava senza uscita? Ricordare quei momenti non è nostalgia: è nutrimento per la fede, è la prova concreta che non siamo soli ad affrontare i momenti difficili.
E poi il soffio. Gesù soffia sui discepoli e dona lo Spirito Santo. È lo stesso soffio del primo mattino della creazione, quando Dio plasmò l’uomo dalla polvere e gli alitò dentro il respiro della vita.
Qui ricomincia tutto. Siamo creature nuove, non per nostro merito, ma perché Qualcuno ha scelto di abitarci. Lo Spirito non è un premio per i forti: è il dono offerto proprio a chi ha esaurito il proprio fiato.
Con questo Spirito, i discepoli ricevono una missione precisa: perdonare. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. La Chiesa nasce come comunità che libera, non che condanna. A Pasqua la Chiesa annuncia che non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Riusciamo a crederlo davvero? O continuiamo a portare addosso sensi di colpa che Dio ha già perdonato da tempo, come pesi che ci siamo autoimposti e che nessuno ci chiede più di reggere?
La pace che Gesù porta non è assenza di conflitto. È una presenza: la Sua. Ed è questa presenza che ci manda nel mondo, non la nostra perfezione.
Gv 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Povertà infantile, scuola e salute: così le disuguaglianze segnano il futuro dei bambini italiani

L’Unicef ha pubblicato la Report Card 20 “Opportunità disuguali. Bambini e disuguaglianza economica”, una ricerca in 44 Paesi ad alto reddito, in cui è analizzata la relazione tra le disuguaglianze economiche e il loro impatto sull’infanzia, esortando inoltre tutti i Paesi a garantire i diritti dei bambini che si trovano in famiglie con minori opportunità. I bambini sono condizionati dalle disuguaglianze nel reddito familiare e dal contesto di vita poco dignitoso in cui vivono. I sistemi educativi non riescono ad arginare questa condizione di povertà infantile e a volte la amplificano se sono inadeguati o se il contesto abitativo è poco sicuro.
La povertà infantile va intesa come mancanza di opportunità, ma anche di rischio per la salute fisica e psicologica. L’indagine ha valutato il rischio di obesità (27% dei bambini italiani tra i 5 ed i 19 anni provenienti da contesti socioeconomici critici sono stati classificati in sovrappeso) per l’ampio consumo di cibi ultra processati a sfavore di frutta e verdura, competenze scolastiche di gran lunga inferiori alla media e insoddisfazione per la qualità della vita (73% dei quindicenni italiani).
Lo stress economico dei genitori ha degli effetti anche sui bambini che percepiscono e assorbono il loro malessere a causa dell’instabilità economica; i bambini vivono in uno stato di allerta costante, con ansia, frustrazione ma anche isolamento, o possono sviluppare emozioni di rabbia con comportamenti aggressivi e violenti. I bambini che vivono in contesti abitativi poveri tendono a vergognarsi della propria casa, a non invitare i coetanei, creando isolamento sociale e rifiuto dei pari. In Italia il 25% circa dei quindicenni lavora prima o dopo la scuola, e per molti questa non è una scelta per arricchire il proprio mondo di esperienze, ma una responsabilità nel condividere il peso delle difficoltà economiche della famiglia.
Nel rapporto sono elencate delle azioni da intraprendere per ridurre le diseguaglianze economiche: migliorare le misure di protezione sociale, sostenere le comunità più vulnerabili senza dimenticare le azioni di educazione economica alle famiglie meno abbienti per poter fare scelte di spesa più consapevoli, utilizzare meglio le risorse del territorio attraverso l’accesso a tutti i servizi culturali, sportivi e ricreativi gratuiti che potrebbero essere di grande supporto per garantire ai bambini uno sviluppo equilibrato e dignitoso.

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