Tenuta Roletto
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giovedì 16 Luglio 2026

Reale mutua
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SECONDA PUNTATA DELLA STORIA DELLA CASA GINO PISTONI DI GRESSONEY CHE FESTEGGIA 75 ANNI

Mille avversità la resero più forte

Ha rischiato di essere venduta, ora coniuga con successo accoglienza e sostenibilità

(di Severino Morgando)

Come ricordato in conclusione della prima parte di questa breve “storia” della Casa Alpina,...

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MA ANCHE IL TRISTE RACCONTO DI UGOLINA CHE PERSE IL FUTURO MARITO IN UN NAUFRAGIO IN MARE

Vendette mancate e tradimenti sfumati

Storie vere ed inverosimili delle rivalità tra Vico e Brosso in Valchiusella

(di Andrea Tiloca)

L’attento lettore ricorderà la storia del giovane Remo, il quale essendo stato allontanato da un...

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Disclosure day

Era il 1977 quando nelle sale uscì “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, e Steven Spielberg ci...

EDITORIALE – Un libro per l’estate

Nella valigia poche altre cose e quasi mai un libro. Si racconta che l’estate è il tempo ideale per leggere, perché molto è “libero”: spesso non è vero, vero è piuttosto che si cambiano ritmo e abitudini; ma i momenti forti rimangono quelli davanti allo smartphone, da un video all’altro, da una notizia a un messaggio, senza che quasi nulla ci resti davvero.
Un libro, invece, lascia sempre qualcosa, ci invita a uscire da noi stessi, ad abitare altre vite, tempi e luoghi. È il viaggio più economico che esista e, forse, il più sorprendente. Sei italiani su dieci non leggono nemmeno un libro per piacere all’anno, dicono le statistiche. La capacità di leggere con attenzione si allena, proprio come un muscolo; all’inizio può sembrare faticoso, dopo qualche pagina, però, succede qualcosa di straordinario: la mente rallenta, l’immaginazione si mette in moto, il tempo riprende una misura diversa. Si smette di consumare parole e si torna ad ascoltarle.
Leggere significa conquistare una libertà che nessun algoritmo può regalare. Chi legge sviluppa il linguaggio, arricchisce il vocabolario, impara a ragionare, ad argomentare, a distinguere ciò che è vero da ciò che è soltanto gridato. La lettura è una palestra per la mente e per il cuore. Aiuta a comprendere gli altri, ad affrontare le emozioni, a dare un nome alle paure e ai desideri.
Ogni buon libro ci cambia un poco, anche quando non ce ne accorgiamo. Leggere mantiene viva la curiosità, tiene allenata la memoria, offre nuovi punti di vista quando si rischia di pensare che ormai tutto sia già stato detto. È una compagnia silenziosa che non invade, non pretende, non interrompe.
Forse è proprio questa la grande differenza tra un libro e uno schermo. Lo schermo ci rincorre continuamente, reclama attenzione, ci interrompe, decide lui cosa mostrarci. Un libro, invece, ci restituisce una libertà ormai rara: siamo noi a scegliere il tempo, il ritmo, perfino il silenzio.
Non servono maratone letterarie; bastano una ventina di pagine al giorno. Alla fine dell’estate ci si accorgerà di aver attraversato storie che continueranno ad accompagnarci anche quando le vacanze saranno finite.

La leadership di Meloni vacilla, Conte rompe il campo largo: il vero voto è sulla scelta dell’Europa

Terza sconfitta politica per la Meloni in pochi mesi: dopo il no popolare nel referendum sulla Giustizia, la rottura traumatica con Trump, già proposto per il Nobel per la pace, ora la premier subisce lo stop parlamentare alla nuova legge elettorale per l’azione “segreta” di una trentina di deputati della maggioranza. La questione “vera” non riguarda l’emendamento bocciato sull’introduzione delle preferenze (con i capilista bloccati e i candidati da scegliere indicati dai partiti), ma l’intero impianto della legge, poco gradito a Lega e Forza Italia. Non apprezzato il nome della premier sulla scheda, soprattutto contestato il tetto del 42 per cento dei voti popolari per ottenere una larga maggioranza in Parlamento (e per il Quirinale).
Qui s’innesta il nodo Vannacci, il leader secessionista dell’estrema destra: secondo i sondaggi senza il generale non c’è maggioranza per il destra-centro; la Meloni cerca il dialogo, la Lega e Forza Italia (soprattutto Marina Berlusconi) sono nettamente contrari. Per Salvini il generale è un “traditore”, per i Berlusconiani la sua linea politica filo-Putin, filo-Trump, contro gli immigrati è all’opposto del programma politico del Partito Popolare Europeo.
A Marina Berlusconi molti media attribuiscono il disegno neocentrista di favorire un “pareggio” nelle urne (possibile per i sondaggisti con la legge elettorale vigente), per superare il binomio Meloni-Schlein e puntare su governi istituzionali indicati dal Quirinale (ultimo caso Mario Draghi).
Dopo la sconfitta parlamentare la Meloni ha chiesto una pausa di riflessione; ne ha bisogno perché, per la prima volta in quattro anni, una parte della coalizione di governo, le ha negato la leadership. Ma è l’opinione pubblica ad attendere chiarezza: non è la stessa cosa la scelta europea e la ricerca dei voti di Vannacci.
L’opposizione, soddisfatta dalla caduta della Meloni, ha chiesto nuove elezioni. Ma è pronta sul piano delle alleanze e dei programmi? Un grave episodio di questi giorni suscita forti dubbi.
L’ex premier Conte ha spaccato il centro-sinistra sul conflitto russo-ucraino: nel comizio del campo largo a Napoli ha negato che Mosca sia una minaccia per l’Europa. Ma Kiev dov’è? Al Polo Nord? Sulla Luna?
Da quattro anni e mezzo le Forze Armate di Putin aggrediscono l’Ucraina, nel cuore dell’Europa, con un bilancio drammatico di due milioni di vittime; tutti gli appelli alla tregua sono stati respinti dallo Zar, incoraggiato nell’incontro in Alaska con Trump.
Il presidente Mattarella ha più volte ricordato che la pace in Europa, dopo ottant’anni, è stata rotta dalla scelta unilaterale di Putin, contro lo Stato di diritto, contro la Carta dell’ONU che rifiuta la forza per risolvere i conflitti tra le Nazioni. Sull’esempio del Cremlino, altri Autocrati, hanno applicato la logica del più forte nel Medio Oriente e in altre parti del mondo, con i risultati drammatici che vediamo ogni giorno, con una sfiducia crescente della pubblica opinione (i sondaggi per Trump sono impietosi, dagli USA all’Italia).
A sostegno di Conte il capogruppo al Senato Patuanelli (M5S) ha chiesto a Kiev la cessione di territori a Mosca, esattamente l’obiettivo che la Russia persegue dall’avvio della guerra. Contestualmente i Pentastellati, a Strasburgo, si sono espressi contro l’ingresso di Kiev nella UE, insieme ad AVS e all’estrema destra di Salvini e Vannacci.
Il Pd e i Centristi, sorpresi dall’attacco pubblico pentastellato, hanno ribadito la linea Mattarella, sottolineando in particolare il diritto alla libertà e all’autonomia del popolo ucraino, ricordando che la Carta dell’ONU prevede la legittima difesa di fronte ad un’aggressione. Altrimenti i prepotenti l’avrebbero sempre vinta.
Resta la frattura tra M5S e Pd: ed è la terza volta che “i grillini” si sfilano: nel 2013 con Bersani, nel 2022 con Letta, ora con “l’unitaria” Elly Schlein.
L’ex premier Gentiloni (Pd) ha proposto a Schlein e Meloni di difendere l’Europa, tenendosi stretti Conte e AVS da un lato, Salvini e Vannacci dall’altro. Ma le divergenze sono troppo profonde; si possono stabilire accordi elettorali di facciata; ma dopo il voto come si governa? Con Kiev o con Mosca, con l’Europa o con gli Autocrati?

EDITORIALE – Imparare la cultura… (della pace)

Ai microfoni dell’Ansa il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha detto che “di cultura della pace in giro, in questi tempi, ce n’è poca”. Accostando le parole pace e cultura, il cardinale sposta l’attenzione da un termine troppo spesso ridotto a slogan a una realtà che richiede impegno, educazione e perseveranza.
La pace, infatti, non nasce soltanto dalla fine di una guerra o dalla firma di un accordo. Nasce da un modo di pensare, di educare e di vivere le relazioni. Oggi la parola “pace” risuona ovunque: nei media, nei discorsi politici, nelle preghiere. Ma c’è una differenza profonda tra pronunciare una parola e costruire una cultura che cresce nel tempo, attraverso gesti, scelte e comportamenti quotidiani.
La cultura della pace è tutt’altro che un concetto astratto; è il modo in cui impariamo a guardare gli altri, il linguaggio che scegliamo, i valori che trasmettiamo. Se una società alimenta il sospetto, la contrapposizione e l’idea dell’altro come nemico, difficilmente potrà costruire una pace duratura.
Se, al contrario, educa al dialogo, al rispetto, all’ascolto e alla ricerca della verità, allora la pace smette di essere un’aspirazione e diventa uno stile di vita, cioè, cultura. È una responsabilità che non riguarda soltanto la politica o la diplomazia. Si costruisce nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie, nei mezzi di comunicazione e nelle conversazioni di ogni giorno. Ogni volta che scegliamo il dialogo invece dell’insulto, l’ascolto invece del pregiudizio, il confronto invece dello scontro, contribuiamo a diffondere quella cultura della pace che oggi, come osserva Pizzaballa, appare così fragile.
Quello del cardinale è un invito a cambiare prospettiva. La pace è un patrimonio culturale da coltivare, far crescere, diffondere ogni giorno; perché le armi possano scomparire dai campi di battaglia, devono prima perdere spazio nelle nostre coscienze.

Edizione 16 Luglio 2026

ANNO CVI – N° 28
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