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Regionale Piemonte, Trenitalia: cerimonia di giuramento per 41 nuovi capitreno
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Rapporto Oti Piemonte 2026, più luci che ombre sulle infrastrutture strategiche
Prevalgono le luci nel Rapporto Oti Piemonte 2026, il monitoraggio sulle 71 infrastrutture...
Fermati i tre giovani autori della violenta rapina di Corso Nigra a Ivrea lo scorso 21 febbraio
Nel tardo pomeriggio di sabato scorso, 28 febbraio, i Carabinieri della Compagnia di Ivrea, con il...
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Si chiude con numeri solidi il 2025 di Consorzio Ecolamp: sono 2.947 le tonnellate di RAEE...
EDITORIALE
Guerra: chi stiamo diventando?
La tradizione cristiana parla di “giustizia” e “pace” come realtà inseparabili; ma noi decliniamo...
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Lunedì rientrano da Israele i 17 sacerdoti piemontesi rimasti bloccati dal conflitto
Rientrerà lunedi mattina con un volo della compagnia israeliana El Al in partenza da Tel Aviv alle 5 del mattino su Milano Malpensa il gruppo di 17 sacerdoti piemontesi (in maggioranza della diocesi di Torino ma anche da Biella, Acqui e Susa). Tutti Sono in buone condizioni fisiche, hanno vissuto delle ovvie limitazioni dei movimenti per l’evolversi del conflitto, ma hanno anche potuto visitare dei luoghi significativi di Gerusalemme. Ecco cosa raccontavano in un messaggio di domenica scorsa: “Noi siamo tranquilli e al sicuro in albergo dai Maroniti, vicino alla Cittadella di Davide. Spesso si sentono gli aerei e anche colpi sordi in lontananza, suonano le sirene di allarme e arrivano messaggi di allarme anche sul telefonino. La città vecchia è deserta. Attendiamo fiduciosi”.
In un altro messaggio della settimana: “il nostro gruppo di Sacerdoti ha potuto incontrare la Comunità Salesiana che in Gerusalemme ha una facoltà teologica frequentata da oltre 50 chierici provenienti da 27 paesi”.
L’ultimo messaggio con l’annuncio del rientro è di venerdì pomeriggio: “abbiamo visitato il museo francescano sotto la guida di padre Eugenio Alliata, noto archeologo e altre comunità con intensi momenti di preghiera”. E quindi la notizia del rientro lunedì 9 marzo.
Medio Oriente. Il 13 marzo in preghiera per la pace
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L’invito è della Conferenza episcopale italiana. L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili.
La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana promuove una Giornata di preghiera e digiuno per venerdì 13 marzo. L’invito è rivolto a “tutte le comunità ecclesiali affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso”. Un invito che si unisce a quello lanciato da papa Leone XIV che ha chiesto di “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”.
La Presidenza della CEI ribadisce, ancora una volta, che la guerra non è e non può mai essere la risposta. La logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia. Unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese. Il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli. La paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune.
La Giornata del 13 marzo è un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte.
L’Ufficio Liturgico Nazionale ha offerto alcune indicazioni e proposte per la Celebrazione Eucaristica, la Via Crucis e il digiuno. In particolare, si pregherà: perché “si apra presto un cammino di pace stabile e duratura”. Perché “quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”.
QUELLA “GOCCIA NELL’OCEANO” CHE AGGIUNGE AMORE
( Elisabetta Acide) “Cena al buio”: con questo nome si è voluto programmare il momento di solidarietà quaresimale parrocchiale, nella logica della condivisione e della carità.
La Parrocchia “S.Anna” di Borgo Revel, ha avviato la pratica della “cena povera” già da parecchi anni, per offrire una occasione per devolvere parte del ricavato dell’ attività, ai poveri ed ai bisognosi. Di solito organizzata nel periodo pre- avvento ( ultimo sabato dell’ anno Liturgico), era occasione per valorizzare la rinuncia e la solidarietà come principio che anima la carità nella comunità.La solidarietà con i poveri con i bisognosi vicini e lontani, con chi era nella difficoltà,con chi era stato vittima di tsunami o terremoto… la comunità si è sempre mobilitata con generosità e dedizione.
La scelta della “cena al buio” nel periodo quaresimale, a differenza delle cene di solidarietà in cui a fronte di una cena “ricca” si può destinare una parte del ricavato ai poveri, o di una cena con “cibi poveri” dove si vive la solidarietà di fatto come una esperienza ed una comunione non solo di risorse, ma anche di “stile”, la scelta di quest’ anno, va nella direzione della riconciliazione, come indicato dalla lettera pastorale di Sua Eccellenza Mons. Daniele Salera.
Nell’ itinerario annuale parrocchiale, nel riflettere sugli eventi, si e’ considerato il cammino percorso in questi anni, alla luce delle sollecitazione della lettera pastorale “Vivere e annunciare la Riconciliazione” per valorizzare l’idea fondamentale del digiuno e di avvicinarsi al modo di mangiare dei “poveri” del mondo, dove contributo allora non è il frutto della nostra “ricchezza”, ma della nostra “rinuncia”, nella logica della “cena di condivisione” sulla linea della fraternità.
Allora diventa per la comunità, significativo l’itinerario preghiera, digiuno, misericordia, su quelle indicazioni che hanno animato il Concilio Vaticano II che, ricorda: “La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito… Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia… Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta” (Lc 12,23.29.31 – Canone 1249 del Codice di diritto canonico del 1985).
Il giorno scelto allora, non è “casuale” e neppure la logica della “Cena del digiuno”, dunque, un ossimoro che ha un significato particolare:nei venerdì di quaresima la Chiesa sottolinea maggiormente ciò che anche durante le settimane ordinarie viviamo: l’attesa della domenica “Pasqua della settimana”, gioia della Risurrezione. Nei venerdì di Quaresima, si vive maggiormente l’ attesa e ricordiamo san Paolo VI che nella costituzione apostolica Paenitemini del 1966, ricordava il significato e l’importanza della penitenza e dell’osservanza del digiuno ma soprattutto della preghiera. Spesso dimentichiamo che queste tre “pratiche” dovrebbero essere connesse nella “logica” di una “conversione” vissuta non come un “obbligo”, ma come un “cammino”, espressione autenticamente cristiana di quel : “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4), con la logica del riferimento a Cristo che ha “dato senso” al digiuno con la sua morte e risurrezione; dunque la comunità arricchisce questi m momenti con l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera comunitaria.
“Cena al buio” dunque come “cena del digiuno e della preghiera”, un chiaro ossimoro per risignificare il “nutrirsi di altro”, di relazione, di essenzialità, di carità, di fraternità, con la consapevolezza di “liberare spazio” dentro di noi, per “fare spazio” ad “Altro” ed agli “altri” e condividere i doni ricevuti per “moltiplicarli”.
La “cena al buio”, allora, avrà il “sapore” non solo della condivisione, ma anche della “visione” oltre “il buio”,per poter assaporare in continuità con gli itinerari previsti dal cammino pastorale parrocchiale, in linea con le indicazioni diocesane, la bellezza delle azioni che devono animare la comunità cristiana. Ricordiamo che la meditazione della formazione annuale verteva sul brano di Mt 13, 24-30 e sulla “preghiera che Gesù ci ha insegnato”, con la declinazione della “condivisione del pane quotidiano”,accanto a quella della “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori…”. Anche il ritiro di avvio Quaresima ha aiutato a riflettere intorno al tema della riconciliazione come “oasi di pace”, spazio di dialogo e di perdono, dove i valori della fraternità, della solidarietà, della carità, trovano nella dimensione cristocentrica la loro collocazione: Il Verbo fatto carne ci ha “comunicato” la comunione con Dio e con i fratelli, ci ha immersi in quell’Amore che non possiamo trattenere per noi, ma che dobbiamo condividere e tutti noi siamo “portatori dell’Amore di Cristo”.
Il programma della serata è dunque inserito nella quotidiana prassi del Venerdì della comunità: 17.30 Via Crucis,a seguire ore 18.00 celebrazione della S. Messa ed alle 18.30 “cena al buio”. La cena che prevede acqua, pane e minestra (dal chiaro significato simbolico) sarà preceduta e seguita dalla preghiera comunitaria.
Il consumare la cena “in silenzio” vuole essere un ulteriore momento di quello “spazio” tra le parole, per “fare spazio alla Parola”, per “nutrirci di Dio”, per imparare a vivere quella condivisione fraterna come momento agito di giustizia e carità. Digiuno allora, come momento che “educa” l’umano, come momento che coinvolge “corpo e spirito”, apre alla carità, rende concreta la preghiera e aiuta la persona a riflettere sul Persona :“cibo che sazia ogni vivente”, acqua che “toglie la sete”.
La comunità dunque, riflette sulla “indigenza” delle creature che hanno “ricevuto” ogni bene e dunque, con gioia, lo vogliono “condividere”, vogliono da “debitori”, rimettere quei debiti, affinchè siano disponibili a “raccogliere le indigenze” dell’umanità, qualsiasi esse siano,per essere portatori di Dio, della sua presenza, della sua Parola,della sua Presenza, per essere e farsi “presenza tra le indigenze” che attanagliano i vicini ed i lontani, le periferie ed i “centri”, le sicurezze e il superfluo.
Non solo un atto di generosità, ma un cammino per “vedere meglio”, per “creare spazi” per riflettere e “vedere Oltre” ed “accanto”, provando non solo ad “aprire il borsellino” ( che è importante gesto di condivisione ed attenzione alle necessità fraterne), ma anche “il cuore”, ad “indossare” gli occhiali di Dio, che “illuminano” anche il buio più fitto.
Non solo un atto di solidarietà, ma riscoperta di quel “fondamento”: Deus charitas (Amore dal greco charis grazia, aiuto, generosità) est (1Gv 4. 1-8) e non Deus caritas (dal latino caro, prezioso, costoso) est: “ La nostra chiamata e la nostra missione sono di condividere liberamente con gli altri l’amore che Dio ci prodiga” (Benedetto XVI). Da quell’Amore assoluto, disinteressato, sovrabbondante, impariamo a donare, a fare nostre quelle parole così belle ma così difficili da vivere:” “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante […] La carità è paziente, è benigna la carità; la carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta…” (1Cor 13,1-13). E amando viviamo “riconciliati”, perché la riconciliazione è “questione di Amore”, proprio quell’essere amati che fa nascere il desiderio di “ritornare”, di “convertirsi”, di vivere la certezza della riconciliazione nell’abbraccio di misericordia del Padre per abbracciare i fratelli.
Un gesto semplice, nello stile della sobrietà quaresimale, che diventa sostegno concreto, testimonianza comunitaria e cammino di riconciliazione. L’appuntamento è per venerdì 13 marzo dalle ore 17,30, presso la Parrocchia “S. Anna” di Borgo Revel.
Per prenotazioni – segreteria 331 3539783
8 marzo e 80° anniversario del diritto di voto alle donne: la Regione Piemonte scrive ai sindaci per intitolare spazi pubblici a figure femminili che hanno fatto la storia
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In occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo e del 10 marzo 2026, data in cui ricorre l’ottantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia, la Regione Piemonte promuove un’iniziativa rivolta a tutti i Comuni del territorio invitandoli a dedicare, nel corso dell’anno, una via, una piazza, un giardino, un parco o un luogo pubblico a una figura femminile che abbia contribuito alla storia, alla cultura, alla scienza o alla vita civile del Piemonte e del Paese.
Lo scopo dell’invito della Regione ai Comuni è quello di valorizzare, laddove possibile, figure femminili legate al Piemonte, protagoniste nei diversi ambiti della vita culturale, scientifica, politica e sociale, affinché le città possano raccontare anche attraverso i loro luoghi il contributo delle donne alla crescita delle comunità.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione delle pari opportunità e della memoria civile promosso dalla Regione Piemonte e vuole rappresentare un gesto concreto per rafforzare la presenza femminile nella toponomastica delle città e nella narrazione pubblica della storia del Paese.
I primi cento anni della Casa della Musica (di Severino Morgando)
“Il loro sogno, come al tocco di una magica bacchetta, era fatto realtà e realtà superiore a ogni più ottimistica aspettativa”. L’arciprete don Bronzini benedisse l’edificio progettato dal perito Giovanni Poletto alla presenza del Cavalier Mario Romana, del Conte Pinchia, dell’on. Olivetti, del giudice Otello, dei Commendatori Perolin e dell’eroico garibaldino Bertola… dei rappresentanti di 12 società bandistiche consorelle… Si racconta che i lavori proseguirono febbrili fino al giorno stesso dell’inaugurazione e il portoncino d’ingresso venne posizionato mentre i primi ospiti già stavano arrivando in sede. Per l’occasione il maestro Pierino Guglielmino compose la marcia “A la Maison”. Per lungo tempo sui giornali del territorio riecheggiò il ritornello “Quel che parve sogno un dì … finalmente si compì… “.
Questi sono alcuni passi del verbale del 4 novembre 1925 della Filarmonica di Castellamonte in occasione dell’inaugurazione della sua Casa della Musica. Il battesimo artistico avvenne l’8 novembre 1925 con un concerto che vide, tra l’altro, l’utilizzo di un pianoforte gran coda “Rud Iback Sohn” della ditta Felice Chiappo che custodisce ancora oggi le firme autografe di Giacomo Puccini, Mecio Horszowski e Luigi Gallino. L’edificio, dopo gli interventi di restauro del 2010 e del 2012 è oggi al suo massimo splendore ed ha così ottenuto il riconoscimento del vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza ed è stato inserito nel percorso delle ville liberty piemontesi. Al suo interno si trovano una ricchissima biblioteca storica musicale, una sala insonorizzata, numerose aule studio, un salone per i concerti classici ed un salone moderno attrezzato, intitolato a Michele Romana. Sono numerosi i corsi di musica attivati (fino a 15 insegnanti attivi). Come ovvio nei suoi locali si tengono le prove della banda maggiore diretta da Dino Domatti, della Junior Band AC e della Strange Band AFC dirette da Emanuele Fontan. Non mancano le scuole di ballo (classica e moderna) nonché numerose attività “esterne” ospitate nelle sue sale, a dimostrazione della perfetta integrazione della scuola nel tessuto culturale e sociale castellamontese.
Ma facciamo un passo indietro. Come recita il titolo del volume “Correva l’anno 1822…” scritto da Michele Romana e Giacomo Spiller, edito nel 2006, e consultabile sul sito della Filarmonica (www. bandacastellamonte.it), in quell’anno avvenne la fondazione dell’“Accademia Filarmonica” di Castellamonte, con la stesura dello Statuto e l’elezione del Consiglio Direttivo alla cui presidenza venne nominato Giacomo Meuta mentre come Direttore fu chiamato il maestro Pietro Gallo da San Giorgio. Nel Salone dei Concerti della Casa della Musica è ancora oggi visibile una Tavola lignea che riporta i nomi di tutti i costituenti. Ad onore del vero va però precisato che presso la Biblioteca Nazionale di Torino esiste documentazione del fatto che già nel 1798, a Castellamonte, esistesse un corpo musicale, finanziato dal Municipio e da alcuni privati, composto da 33 elementi e diretto da un certo Bartolomeo Felizzatti.
Tornando alla nostra Filarmonica, tra le curiosità e gli eventi più significativi che caratterizzarono i suoi primi cinquant’anni di attività possiamo ricordare la visita pastorale a Castellamonte del Vescovo di Ivrea Mons. Moreno, avvenuta il 25 ottobre del 1841 e, in occasione della quale, l’Associazione ricevette un contributo di 193 lire dal Comune e, nel 1875, la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione della Chiesa Parrocchiale di Castellamonte, come noto costruita ad inizio anni ’70 dopo l’abbandono, nel 1846, del faraonico progetto di Alessandro Antonelli.
Questo lungo periodo, certamente caratterizzato da crescenti successi, è altresì segnato da un momento di sbandamento: nel 1857 avviene, infatti, la scissione della banda musicale di Spineto ed un tentativo operato nel maggio del 1864 dal consigliere della Filarmonica castellamontese Sig. Pianetti di arrivare ad una fusione delle due società fallisce miseramente.
Anche durante i primi anni del Novecento si alternano eventi positivi e negativi: accanto alla definitiva consacrazione di un validissimo coro e di un’orchestra d’archi, infatti, la Filarmonica subisce una solenne deplorazione ecclesiastica per aver prestato servizio durante un funerale civile, mentre vanno citati i dissapori con il parroco a causa della partecipazione della Filarmonica al carnevale di Castellamonte che, come tradizione, si svolge il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. In occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Associazione, nel 1922, cominciò a farsi strada l’idea di costruire una casa della musica. L’iniziativa si concretizza il 20 febbraio del 1923, quando il consiglio della Filarmonica prospetta ai sottoscrittori le difficoltà di reperire i fondi e di individuare un’area sulla quale costruire la Casa; pochi giorni dopo il colpo di scena: durante la seduta del 3 marzo, viene data lettura della lettera inviata dal Commendator Camillo Romana che recita, tra l’altro… “ed io sarò felice se con il mio concorso renderò più facile l’esecuzione del progetto”… Nel ringraziare il Commendatore per il nobile gesto il presidente, Lodovico Mattioda, gli comunica, a nome di tutta l’associazione, la nomina a presidente onorario e l’intitolazione della Casa della Filarmonica al padre Francesco Romana. Dopo alcune vicissitudini il terreno sul quale realizzare l’opera viene donato dal Comune di Castellamonte: si tratta di un’area situata in Piazza Umberto I, attuale Piazza della Repubblica, e la progettazione e costruzione, grazie al consistente contributo economico del Commendator Romana, vengono portate avanti molto rapidamente, arrivando all’inaugurazione, come già detto, il 4 ottobre 1925.
Nel frattempo, nell’assemblea del 7 marzo 1925 viene ufficializzata la nuova denominazione “Società Filarmonica Castellamonte – Scuola di Musica “Francesco Romana” e viene approvato il nuovo statuto. Nella riunione il Presidente evidenzia anche l’esigenza che all’Associazione venga attribuita personalità giuridica. Tale desiderio si concretizza con l’emanazione del Regio Decreto n. 1707 del 1° settembre 1925 a firma del Re Vittorio Emanuele III con il quale la Società Filarmonica Castellamonte – Scuola di Musica “Francesco Romana” è istituita in Ente Morale e se ne approva lo Statuto che rimarrà immodificato fino al 2000. Dopo i danni subiti a seguito dell’occupazione dei suoi locali durante la II Guerra mondiale, l’entusiasmo dei musici riporta rapidamente la Casa alla piena operatività: tra di essi si distingue il nuovo direttore, Mario Nubola, che manterrà l’incarico fino al 1986, per essere poi eletto presidente nel 1987 segnando, in modo indelebile, la storia della Filarmonica nel XX secolo.
In tempi più recenti la Filarmonica raggiunge nuovi traguardi: ad aprile del 2004 la “prima volta” all’estero con una cinque giorni in Repubblica Ceca e nel 2006 il pieno coinvolgimento nelle Olimpiadi invernali di Torino con l’apoteosi del 25 febbraio, a Torino, ad aprire la sfilata delle bande lungo via Garibaldi e via Roma in occasione della festa per la chiusura dei giochi. Ed ecco che i festeggiamenti per i primi 100 anni della Casa della Musica diventano momento di riflessione su quanto è stato fatto, ma anche trampolino di lancio verso traguardi sempre più ambiziosi.
Tavola lignea con i nomi dei costituenti



