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Ti lodiamo Signore per i piccoli che Ti hanno testimoniato durante il 2025, un anno che tanti...

Valle Orco, la visita dell’Assessore Regionale Vignale a Ceresole Reale e Locana

Venerdì pomeriggio l’Assessore regionale ai Fondi di Sviluppo e Coesione, Gian Luca Vignale, ha visitato i Comuni di Ceresole Reale e Locana per verificare lo stato di avanzamento di opere finanziate con contributi regionali e incontrare le Amministrazioni locali.
 A Ceresole Reale, l’Assessore regionale ha incontrato il Sindaco Alex Gioannini, il Vice Sindaco Mauro Durbano, presidente del Parco Nazionale del Gran Paradiso, e l’Assessore comunale Davide Bruno Mattiet. Tra i progetti presentati anche quello di ecoisole in legno per la raccolta dei rifiuti, in linea con le esigenze ambientali e paesaggistiche del territorio montano, destinatario di un finanziamento di circa 160 mila euro. La visita a Ceresole Reale è stata anche l’occasione per conoscere alcune realtà simbolo del paese.
A Locana, l’Assessore regionale ha incontrato il Sindaco Mauro Peruzzo Cornetto, il Vice Sindaco Mauro Noascone e l’Assessore comunale Mauro Gugliemetti, che hanno illustrato lo stato di avanzamento dei lavori della stazione sciistica all’Alpe Cialma, ora sospesi per le condizioni meteo. Progetto finanziato con 400 mila euro provenienti da un accordo di programma con la Regione. Sempre a Locana, grazie a 160 mila euro di Fondi di Sviluppo e Coesione, verrà inoltre finanziato nel corso dell’anno un intervento di recupero del centro storico. Anche qui la visita si è conclusa tra le eccellenze locali.

Meloni tra mediazione e equilibrismo: i dubbi della nostra politica tra Usa e Ue passando per Kiev e Gaza

I rapporti tra la Casa Bianca e l’Unione Europea sono ai minimi termini dopo le brucianti dichiarazioni di Trump sul “possesso” della Groenlandia e su nuovi dazi ai Paesi UE che si oppongono al disegno USA. Il Governo Meloni si colloca a metà strada: critica Trump per i dazi, ma propone a Bruxelles nuove mediazioni, senza rotture con il Tycoon.
Una palese neutralità, con un limite di fondo; manca la pronuncia sull’errore cruciale di Trump: la pretesa di impossessarsi della Groenlandia (regione autonoma della Danimarca, nazione Nato) senza alcun diritto e contro la volontà del popolo che la abita. Equivale al ritorno alla legge del più forte, contro i principi della democrazia liberale e della Carta dell’ONU, con una logica neo-coloniale che ci riporta alle guerre drammatiche dell’Ottocento. Si può “mediare” sui diritti dei popoli, sull’autonomia delle nazioni, sul rifiuto della guerra (militare o commerciale) per risolvere i contrasti sulla scena mondiale?
Già in Venezuela Trump si è impadronito del petrolio, con un “accordo-capestro” con la vice del deposto presidente Delcy Rodriguez, alternando minacce ad altri Paesi sudamericani: Messico, Columbia, Panama … È tutto possibile al Presidente USA? La Meloni, pur alleata con la Destra mondiale, deve partecipare in Europa a una ferma difesa dei valori democratici dell’Occidente, senza lasciare spazio a quei Paesi come l’Ungheria di Orban schierati da sempre sull’asse Trump-Putin, non dimenticando il vero obiettivo dell’attuale occupante della Casa Bianca, ovvero la disgregazione dell’Unione Europea.
Anche sull’Ucraina occorre essere attenti: il Governo e la maggioranza delle forze politiche (tranne Lega e M5S) hanno ribadito il sostegno a Kiev; contemporaneamente l’inarrestabile Trump ha rimesso all’onore del mondo lo Zar Putin, proponendolo per il Gruppo di Governo per Gaza e per la pace, deliberatamente ignorando le responsabilità del Cremlino nell’aggressione alla martoriata Ucraina, con una guerra di conquista che dura ormai da quattro anni. Anche sull’Ucraina il governo italiano non può stare in equilibrio, con una mano con Kiev, con l’altra con il presidente USA, grande sostenitore dello Zar, autore di una proposta di mediazione con Zelensky “copiata” da Mosca (dichiarazione del Segretario di Stato Marco Rubio).
La Presidente del Consiglio ha sinora “mediato” tra la guida del Governo della Repubblica e la leadership della Destra (riducendo ad una sola cifra i consensi della Lega, nonostante Vannacci). Si è astenuta a Bruxelles su Ursula von del Leyen, ha fatto campagna elettorale per l’ungherese Orban. Ora l’attacco all’Europa da parte di Trump è così grave da esigere una risposta unanime dei 27 Paesi, senza divisioni tra “resistenti” e “dialoganti”. Due “correnti” diverse a Bruxelles sarebbero un regalo alla logica del “più forte” gestita dall’attuale Casa Bianca (tra l’altro i sondaggi USA non sono favorevoli a Trump e le elezioni di medio-termine potrebbero condurre ad una significativa svolta nella linea statunitense).
Nel “campo largo” tutti critici con la linea Trump, da Schlein a Calenda, da Conte e Bonelli, da Renzi e Fratoianni; divisi invece su Kiev e Bruxelles Pd e M5S.
Tuttavia la vera questione, come ha scritto Federico Geremicca su “La Stampa”, è l’aperta rivalità tra la Schlein e Conte per la candidatura a Palazzo Chigi nel 2027: un “suicidio politico” del centro-sinistra. La diaspora nel “campo-largo” è la vera forza del Governo Meloni, che in politica estera vive alla giornata, sempre alla ricerca di un punto di equilibrio, con il risultato di un ruolo marginale dell’Italia nella più grave crisi geo-politica dal dopoguerra.
La Schlein è nelle stesse condizioni di Enrico Letta, suo predecessore: senza veri alleati a sinistra perché gli ex grillini si distinguono in Parlamento in votazioni importanti, mentre i Centristi vanno per la loro strada: Calenda intende presentare alle politiche liste autonome, Renzi cerca sostenitori nell’ala riformista del Pd.
In questo contesto manca una forte spinta europeista, di cui l’Italia ha immenso bisogno, anche per il suo ruolo storico di fondatrice della UE. Il cammino intrapreso da De Gasperi, Prodi, Draghi … merita di essere continuato, con una politica di pace, di promozione della persona, di rispetto del diritto internazionale e della Carta dell’ONU.

EDITORIALE – Una domanda…

Una domanda è posta alla fine dell’articolo di pagina 11, circa l’arrivo di altri due centri commerciali a Rivarolo. Ci si chiede come possano esserci tanti clienti da attirare nuovi centri commerciali, a fronte di numerosi posti di lavoro (e salari) persi nel tempo.
Si dice che la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) non cresce perché le comunità stanno meglio, ma perché intercetta un consumo che cambia. Quando il reddito diminuisce, le famiglie non smettono di mangiare, ma cercano prezzi più bassi, offerte, promozioni. Il supermercato diventa il luogo dove si “razionalizzano” i (pochi) denari a disposizione; non si sceglie, si va per necessità. La Gdo prospera non nonostante la crisi, ma grazie alla crisi? Al contrario delle realtà piccole e indipendenti, la Gdo è finanziariamente solida, può permettersi margini ridotti, affitti negoziabili, trattative aggressive con i fornitori e persino periodi di perdita, pur di conquistare quote di mercato.
Con le Amministrazioni locali spesso si polemizza quando concedono nuove autorizzazioni: fanno gola gli oneri di urbanizzazione, le promesse di riqualificazione di aree dismesse e i posti di lavoro. Una Gdo che apre, dà l’illusione di una risposta immediata: ma a quali condizioni di lavoro, orario, salari?
C’è poi una dinamica quasi “culturale”. Il supermercato non vende solo beni, ma abitudine, comodità, standardizzazione. In territori impoveriti, diventa centro di gravità sociale, sostituendo pezzi di città che non ci sono più: il negozio sotto casa, il mercato, la filiera corta. I paesi si trasformano in luoghi di consumo senza produzione, dormitori di manodopera precaria e parcheggi per carrelli. Ma la Gdo redistribuisce ricchezza o i profitti prendono altre strade?
La domanda vera, allora, non è perché aprono i supermercati, ma perché abbiamo smesso di difendere e progettare il lavoro. Finché lo sviluppo verrà misurato in metri quadri commerciali e non in valore aggiunto, competenze, salari e dignità, il paradosso della domanda a pagina 11 continuerà. E continueremo a chiamare “servizi” quelli che sono, in realtà, i sintomi di un impoverimento strutturale.

ASL TO4. Ha preso servizio il nuovo Direttore della struttura complessa Anestesia e Rianimazione Ivrea

In questi giorni ha preso servizio il nuovo Direttore della struttura complessa Anestesia e Rianimazione Ivrea, dott. Antonio Toscano. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Messina e ha conseguito la specializzazione in Anestesia e Rianimazione presso il medesimo Ateneo, completando poi il percorso formativo con un Master di II livello in Management Sanitario.
Dal 2010 al 2023 ha svolto attività clinica – in particolare presso Aziende sanitarie regionali lombarde e, dal 2016, presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino – occupandosi di anestesia in numerose specialità chirurgiche e maturando una particolare esperienza in cardioanestesia e in terapia intensiva cardiochirurgica.
Dal 2023 fino a oggi ha ricoperto il ruolo di Responsabile della Terapia Intensiva post-operatoria e trapianti di organi addominali presso il Presidio ospedaliero Molinette dell’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino.
È organizzatore di corsi itineranti sui blocchi di parete toracica e addominale per le società scientifiche ITACTA (Società Italiana di Anestesia e Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare) ed ESRA (European Society of Regional Anestesia) Italia. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali, è anche coautore di capitoli in testi specialistici dedicati all’anestesia e alla terapia intensiva.

Edizione 22 Gennaio 2026

ANNO CVI – N° 3
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