Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

lunedì 5 Gennaio 2026

Reale mutua
Reale mutua
Risvegliopopolare.it

lunedì 5 Gennaio 2026

Sabato 20 dicembre


RIVAROLO CANAVESE - Una bella festa in Oratorio per dire a tutti: Buon Natale! - Appuntamento atteso, pensato e realizzato dai giovani dell’Oratorio per far vivere ai più piccoli la gioia del Natale in un clima di condivisione e gioco - S. Messa celebrata da Don Antonio Luca Parisi -

Sempre fondamentale il ruolo degli Animatori - Un messaggio importante per ciascuno di noi: animare significa amare.

(Diacono Simone Mezzano) – L’atmosfera del Natale è giunta nel suo pieno splendore in quel di Rivarolo Canavese, con la festa in Oratorio organizzata dagli Animatori e Aiuto Animatori. Il pomeriggio di sabato 20 dicembre...

La Virgo Fidelis, festa istituita da Papa Pio XII l'11 novembre 1949

PONT CANAVESE - La Compagnia di Ivrea dell'Arma dei Carabinieri agli ordini del Capitano Armir Gjeci ospite della Parrocchia retta da Don Gian Paolo Bretti per la celebrazione della Festa dedicata alla loro Patrona - Ha presieduto Liturgia il Ten. Col. Don Diego Maritano, Cappellano Militare dei Carabinieri, Comando Legione Piemonte e Valle d'Aosta - IL VIDEO E LA GALLERY DI 40 IMMAGINI

Il 21 novembre si ricorda anche la Presentazione di Maria al tempio ed il sacrificio dei Carabinieri nella battaglia di Culqualber in Etiopia, nel 1941. 

(giancarlo guidetti) – Chiesa gremita presso la parrocchia di S. Costanzo di Pont Canavese per la celebrazione della festa della “Virgo Fidelis ” patrona dell’ Arma dei Carabinieri, sabato 22 novembre...

San Martino, il Vescovo che con il dono del mantello fece fiorire l'estate

VILLAREGGIA - Sempre viva la devozione a San Martino di Tours - Festa patronale di Fede, devozione, amicizia - Un po' di storia e poi la cronaca di giorni intensamente vissuti nella gioia e nella Speranza - La poesia a San Martino - VIDEO E GALLERY

Sempre numerosa la partecipazione di popolo alle iniziative proposte dal Parroco Don Alberto Carlevato

(Testo di Martina Acotto, immagini di  Lucia Carra, Gabriele Bisco, Martina Acotto, Sandro Frola, Claudio Frassà, Mirella Nigra, Paolo e Sara Iorio) –  San Martino di Tours è uno dei Santi più venerati in Occidente. Nato...

Alle giornate di studio quest'anno tenutesi a Torino dal 3 al 7 novembre hanno partecipato più di 150 rappresentanti di Santuari di cui è costellata la Penisola

VEROLENGO / LA MADONNINA - I Rettori ed Operatori dei Santuari italiani riuniti a Torino per il 59° Incontro Nazionale di riflessione e preghiera hanno visitato il Santuario che è punto di riferimento per la spiritualità di un territorio vasto, ai confini tra le Diocesi di Ivrea, Torino, Vercelli, Casale Monferrato - Il Vescovo di Ivrea Mons. Daniele Salera ha portato il saluto - IL VIDEO

Accolti dal Rettore del Santuario Don Valerio D'amico per la Liturgia presieduta da Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo di Assisi e Foligno, concelebrante il Card. Enrico Feroci - 

Si è concluso venerdì 7 novembre il 59° incontro dei Rettori e Operatori dei Santuari italiani che fanno parte del “Collegamento dei Santuari Italiani”, quest’anno riunitisi a Torino, al Valdocco. L’appuntamento si è collocato...

Gli incontri proseguono fino al 13 maggio 2026

RIVAROLO CANAVESE - La vita in Cristo: i 10 Comandamenti - Ciclo di catechesi sul Decalogo mosaico: ancora una bella iniziativa per la formazione dei laici ideata dalle Parrocchie di San Giacomo Apostolo e San Michele Arcangelo 

Relatori dei primi tre incontri Mons. Gianmario Cuffia, Padre Alessandro Codeluppi C.O. e Don Massimiliano Marco

(Giulia Michela Demaria) – Le Parrocchie di San Giacomo e San Michele in Rivarolo Canavese...

Caricamento

Un bell'esempio di come ragazzi e ragazze interpretino amore e vicinanza agli anziani

AGLIE' - I ragazzi dell'Oratorio aiutano gli Anziani ospiti della Rsa "Tappero" e fare l'albero di Natale - E i "nonni" li ringraziano con una bella lettera, che volentieri pubblichiamo - 

La solitudine che a volte proviamo, perché lontani dalle nostre famiglie, è stata alleviata dalla vostra gioia.

(donatella novaria) – Sabato 29 Novembre un folto gruppo di ragazzi  di quarta, quinta...

Due incontri, il 10 novembre ed il 10 dicembre

BORGO REVEL - Giornate di formazione: la Parabola del grano e della zizzania -  “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo".

La meditazione viene arricchita dal Discorso 73/A di S. Agostino che nella spiegazione della parabola fornisce una “lettura” rispetto al “suo tempo”.

(elisabetta acide) – Si è concluso nella Parrocchia di “S.Anna” a Borgo Revel, l’itinerario...

FELETTO – Un bollettino parrocchiale ricco di futuro

E’ uscito in questi giorni il bollettino parrocchiale di Feletto Canavese.
Lo alleghiamo integrale qui sotto:
BOLLETTINO PARROCCHIALE FELETTO
Come tutti gli anni, tante pagine ricche di notizia sulla vita della comunità e di riflessioni pastorali e teologiche veramente pregevoli: tra queste, il saluto di apertura del Prevosto Don Stefano Teisa, ed un  “focus”, come si dice oggi, sul Concilio di Nicea di cui nel 2025 si sono celebrati i 1.700 anni.
Grazie alle Collaboratrici Gabriella Franzino ed Edy Guglielmetti, molte delle notizie che si leggono sul bollettino, tante belle immagini di vita ecclesiale hanno punteggiato le pagine web di www.risvegliopopolare.it.
Ci piace prendere congedo dal 2025 e dai Lettori con le parole di Don Stefano Teisa che concludono il Bollettino: davvero sapienti e ricche di futuro:
“L’Eterno si è fatto tempo ed ha santificato con questa scelta la storia dell’Umanità e di ognuno di noi.
In questo spirito il nuovo anno è quindi una grazia da vivere con fiducia ed impegno, sicuri che nulla sfugge alla Provvidenza di Dio.
Buon Anno benedetto da Dio a tutti”

Commento alle letture del 4 gennaio 2026 II Domenica dopo Natale a cura della prof.ssa Acide Elisabetta

 
Sir 24, 1-4. 8-12
Sal 147
Ef 1, 3-6. 15-18
Gv 1, 1-18
 
(acide elisabetta) – Parola “centrale” חָכְמָה (Ḥokhmah) nell’ebraismo,”Sapienza” (prima lettura) che si accompagna a quella “presenza di Dio” che è “saggezza”, ma anche “abilità”. Parola che “racchiude” il “sapere”, ma anche il “sapore” delle cose, quella “conoscenza” che “racconta la vita”.
Sapienza verso Dio, verso il mondo, verso gli altri.
La “Sapienza” elogia e stessa, i greci usano la parola (in greco σοφία – sophia) declinandola come amore per la sapienza pratica e morale. Ricordiamo che il testo è stato redatto in ebraico da Ben Sira  nel II secolo a.C. (intorno al 175 a.C. circa) e successivamente intorno al 132 circa a. C. tradotto in parte in greco per renderlo accessibile alla comunità ebraica in Egitto.
La Bibbia ci parla della Sapienza in diverse occasioni, Es 28,3; Ger 10,9; 2Sam20,22;Pr 22,29… la “saggezza” del bene.
La Sapienza conosce la Verità perché era “presente” in quell’ “In Principio”…in quel meraviglioso “disegno” della creazione.
Sapienza di quell’atto creativo di quell’ “In Principio” che “sceglie” di “prendere dimora”: “casa” per “abitare”, “tenda” per restare.
Un Lassù ed un quaggiù: “Ho posto la mia dimora lassù,il mio trono era su una colonna di nubi.
Il creatore dell’universo mi diede un ordine,il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele”.
Il silenzio della creazione e la Parola della Sapienza.
La Parola di Dio e la storia, la rivelazione del suo Amore.
L’ “abitazione” presso il popolo, presso l’uomo, nel mondo.
“Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra”: l’Amore di Dio che “ricopre” la terra, che “entra” nella terra.
Progetto sapiente di Dio di creazione e di salvezza.
Sapienza del “disegno” comunicata al mondo, rivelata all’uomo.
Sapienza comunicata, sapienza che “abita”, che “pone la tenta”, come il Verbo presentato da San Giovanni: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv1,14).
Il Verbo “pone la tenda”.
La liturgia ancora una volta, nel tempo di Natale, ci ripropone il “Prologo” del Vangelo di Giovanni: il “Terzo Vangelo dell’Infanzia”, che ci parla di quella nascita per dono, di quel Dio “così mirabilmente creativo” che ha “pensato” al dono più grande per l’umanità: suo Figlio.
Un “inno alla Parola”.
Un “inno al Verbo Incarnato”.
Un inno che ci parla del Natale di Cristo.
Se i “Vangeli dell’infanzia” (san Matteo e San Luca), ci narrano gli avvenimenti correlati alla nascita ed ai primi anni di vita di Gesù, collocandoli nello spazio-tempo, presentando attori e protagonista, l’Evangelista Giovanni ci presenta la “poesia” di Gesù, l’inno-indice del suo racconto.
Euanghelistés Giovanni, evangelista, annunciatore dell’evangelo di quell’ eu, “bene, buono”, e anghélos, da cui il nostro “angelo”, in greco “messaggero – annunziatore”, è portatore di quella “notizia” straordinaria: “Il Verbo si è fatto carne”.
Il “Verbo”: Gesù di Nazaret, la sua Parola, la sua Persona, la sua Salvezza, il Suo Regno.
Regno di Verità, di Giustizia, di Pace, di Amore.
Come in un “preludio”, quando gli strumenti si accordano ed iniziano le prime note, che diventano intesa, che diventa sintonia, melodia e da subito si comprende la bellezza e l’armonia, un “preludio” per “scaldare” l’esecutore prima di un “brano importante”… un prologo che “annuncia” ciò che sarà “musica”, “concerto”: Grazia, Parola, Vita, Luce,Testimonianza,Dio…
E quel “Verbo” era “In principio”.
Quella Parola “era”.
Non era il caos, non era il “nulla”, non era il “vuoto”, era la Parola.
Parola che si “propone”, che si “fa conoscere”, che “è”.
Parola che è Pensiero, che è libertà, che è intelligenza, che è comunione, che è Amore.
Dio è Verbo, Parola, che “parla”, che “comunica” che crea “comunione”, che ama e vive la Parola d’Amore.
Sapienza nella Parola.
L’evangelista Giovanni va “oltre”, al “principio”, ed al “principio era” il Verbo, “presso Dio”, perché il Verbo è Dio.
Parola che “splende nelle tenebre”, che le tenebre non possono afferrare, che è “vita”, che dà la vita.
Dove c’è la Parola non c’è tenebra, non c’è oscurità, non c’è vuoto, non c’è silenzio, non c’è buio, c’è vita, c’è amare, c’è luce, c’è verità…
Parola che è relazione d’Amore.
Dio è uno che “parla”.
Parla all’uomo ed all’uomo insegna la comunione d’Amore tra il Padre ed il Figlio e per gli uomini e la Parola insegna all’uomo l’Amore.
L’Amore che era dal principio e prima del principio.
E mettere Dio “In principio” vuol dire metterlo “al centro” della propria vita, della propria storia, del proprio “tempo”, dell’esistenza, del passato, del presente e del futuro.
Bereshit: inizio di ogni cosa, sorgente.
Eterno, Immenso, Infinito.
Il Dialogo d’Amore.
E l’Amore diviene Luce e diviene carne.
Carne, vita, “luogo” della rivelazione di Dio all’uomo.
Carne che “racconta” il volto del Padre,che “parla” del Padre, che “mostra” il Padre in quella totale relazione che è comunione d’Amore.
Il “principio” dell’Amore che è vita.
Vita… come quella scintilla di Dio nell’uomo… e san Giovanni ci ricorda la meraviglia di quella “Vita” di Dio in ogni persona.
L’umano che è in ogni uomo… quella “scintilla” divina frutto di quell’immagine e somiglianza.
Dio “abita”, “dimora” nel mondo, con l’uomo… “viene ad abitare”, “pone la tenda”… dimorerà per “stare”.
Stare con l’uomo e con il mondo… per l’eternità.
Storia d’amore di Dio per l’uomo e il mondo.
Storia di luce per il mondo… perché tutti possono “brillare” della Sua Luce.
Luce che ci fa “vedere” Dio.
Un Dio bello e luminoso, un Dio “carne”, un Dio “dimorante”. Un Dio Sapiente che dona Sapienza.
Un Dio che “ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo” (seconda lettura).
Ancora una barak, il “dire bene”  che aggiunge “vita alla vita”, la fa germogliare,
Benedizione e figliolanza, “pensati” ed “amati”, resi “figli adottivi” in quel Figlio.
“Secondo il disegno d’amore della sua volontà”: pensiero d’amore per l’esistenza, chiamata alla vita, “scelta accarezzata” dal Pensiero Sapiente di Dio: dono di Dio per l’uomo.
Dono di Dio nella vita di ogni cristiano.
Presenza di Dio.
E la benedizione “sale” verso Dio, verso il suo disegno d’amore.
La lode a Dio.
La tenerezza di quel Dio che ha “pensato” prima ancora del mondo, le sue creature, il bene-dire dell’uomo per il Bene-Dire di Dio.
“Progetto” (pro-orízo) d’Amore.
E i progetti di Dio sono “luminosi”, nascono dal suo cuore di Padre, dalla sua Sapienza.
San Paolo scrive a quelle comunità dell’Asia Minore, ma “scrive” a noi; a noi che siamo “in Cristo” (greco en).
“Pensati” da Dio in Cristo.
Pensati per essere liberati dal peccato e dalla morte.
Pensati nella comunione, nella relazione,nella somiglianza, nella figliolanza.
Pensati dall’eternità per la storia.
Pensati e abbracciati per Amore.
Pensati, amati, redenti dal Figlio nel dono dello Spirito.

PAROLA DI DIO – “Nato da donna”

Nm 6, 22-27
Dal libro dei Numeri
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
Sal.66
RIT: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.
  RIT: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
  RIT: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.
  RIT: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Gal 4, 4-7
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
Lc 2, 16-21
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE
Un “volto splendente” (prima lettura): per gli abitanti di lingua del ceppo semitico lo “splendore del volto” coincide con il sorriso.
E come non essere d’accordo! Il sorriso “illumina” il viso, rende “belli” sempre; uomo e donna che sorridono sono “splendenti”.
Una “benedizione” bellissima!:  “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia”.
Il volto di Dio che si “riflette” in quella “creatura a sua immagine e somiglianza”, il “volto luminoso” che fa “risplendere” la sua creatura, che è “dono di grazia”.
Dio sorride e invita a sorridere.
Dio è “luminoso” e dona la sua Luce, la sua Grazia.
Benedizione di Dio con un sorriso.
Il bene-dire è la traduzione ebraica di בּרכה (berâkâh) in greco εὐλογία (eulogia) e εὐλογέω (eulogeō), che è il “parlare bene di”, “raccomandare”, da cui il nostro “elogio”.
Nella Bibbia la benedizione compare subito nel libro della Genesi… “Dio li benedisse e disse…” (figli, vita, raccolto abbondante… cfr. Gen 1,22).
Molto significativo che il verbo “benedire” (barak), rimanda al “ginocchio”.
Nel libro dei Numeri, da cui è tratto questo brano, rimanda alla “benedizione cultuale”, frequente nell’antico Israele, spesso associata al gesto delle “mani levate”, tipico di leviti, re e sacerdoti (cfr. Lev 9,22; 2Cr 30,27).
Il verbo bāraḵ, benedire, e il sostantivo bᵉrāḵâ benedizione, compare nel testo biblico 552 volte nell’Antico Testamento e 65 nel Nuovo Testamento: Dio è il “benedicente”, colui che benedice.
Dio dice bene.
Benedizione è l’instaurarsi di un rapporto di alleanza, di solidarietà, di condivisione.
E la liturgia “recupera” proprio all’inizio dell’anno civile, questa meravigliosa benedizione:
“Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
Parole che accompagneranno l’ “anno civile”, con le parole di ogni battezzato che, lo ricordiamo dal Concilio Ecumenico Vaticano II, condivide il  triplice munus: regale, sacerdotale e profetico, esercitato nella comunione ecclesiale. 
Riguarda tutti i battezzati e ciascuno nella sua insostituibile individualità, senza alcuna esclusione legata al genere, cioè all’essere donna o uomo.
La funzione sacerdotale dei credenti implica, innanzi tutto, che essi sono abilitati a rendere a Dio il culto a Lui proprio, nella preghiera individuale e comunitaria e con la partecipazione alla liturgia ed ai sacramenti.
Dio benedice l’uomo, l’uomo benedice Dio, l’uomo benedice l’uomo: un “dinamismo” per la vita umana.
Dio dice ad ognuno: “io sarò sempre accanto a te”, io ti “custodirò”, come quel pastore custodisce i suoi greggi (cfr.Sal121,3) “non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il suo custode”), renderò raggiante il tuo volto, perché se Dio non “nasconde il suo volto” (cfr. Sal 27,9) l’uomo è felice (cfr. Sal 80,4).
“Ti colmerò dei miei doni”: un Dio che dona grazia e salvezza.
Un Dio che “dona” grazia, che non abbandona, che accompagna e cammina con le miserie, i dolori, le sofferenze, le fatiche, ma anche le gioie, le bellezze, i salti della letizia, i sorrisi della serenità…
Un Dio che non abbandona, che “dona” la Sua Presenza, che “si fa accanto”.
Un Dio che ancora e sempre “cammina” e sorregge… come un pellegrino ha il suo bastone, non per camminare al posto nostro, per sobbarcarsi il nostro peso sulle spalle, ma per “esserci”, per “stare” accanto a noi, con noi.
La grazia del “Dio accanto”.
Grazia che consola e dona forza.
E il “dono” che renderà luminoso e raggiante quel volto dell’uomo che si specchia nel volto di Dio è la pace.
Un “augurio di pace”.
Pace: šālôm, pienezza di vita.
Pienezza di amore, realizzazione del “disegno di Dio” nella storia dell’uomo.
Dio è “donatore di pace”, la pace “duratura”, che si esprime con quel: wᵉyāśēm lᵉḵā šālôm : ponga su di te la pace.
Le “parole buone”, le “parole belle”, diventano “parole di pace”.
Una benedizione per noi, entra nella nostra vita, la rende “feconda”, la rende “piena della luce e della pace di Dio”, e questa sua “benedizione” apre il nostro cuore, alimenta la nostra fede e ci rende “raggianti” della Sua luce per essere “persone di luce”, uomini e donne che sanno “portare” ed annunciare la Sua Luce.
E quella “benedizione” acquista un significato particolare: benedizione discendente e ascendente che trova il suo centro in Gesù Cristo, volto e dono del Padre e mediatore, attraverso lo Spirito, tra noi e il Padre (Vangelo).
E i pastori “vanno” e poi “riferiscono”.
I “cercatori” di Gesù lo hanno trovato, si sono recati dove era stato detto loro, lo hanno visto, hanno udito…
I “cercatori” “senza indugio”…
I “cercatori” che trovano…
I “cercatori” che vedono…
I “cercatori” che tornano…
Quella Luce che hanno visto in quella mangiatoia, sul volto di quel bambino, non può essere “solo per loro”, deve essere “condivisa”, “raccontata”, “riferita”, “portata”, “annunciata”.
Uomini in cammino per “riferire”.
Non un “pettegolezzo” notturno… ma ciò che “hanno visto”, “vissuto”, “sperimentato”.
E quelle “cose riferite” fanno “stupire”… la fede “sconvolge e stupisce”. Non posso “fingere”… tutti se ne accorgerebbero…
I pastori sono “credibili”, quella Luce è entrata in loro, quella “scintilla” ha “acceso” il loro cuore e la loro vita.
La “presenza di Dio” e diventano “missionari di Dio”.
Lo “stupore” della fede, il Mistero di Dio.
E da quel bambino una “benedizione” che ha reso il cuore luminoso, che ha “acceso” la vita dei pastori che raccontano e fanno “stupire”. Perché la fede è lo stupore, sa di bellezza… lo “stupore” della “celebrazione” che non può essere “noia”, che non può essere “ripetizione”, che non può essere “sempre uguale”… perché brilla della Luce di Dio e quella luce “inebria” la vita, la rende così bella e luminosa da produrre “stupore”.
Dio è un Dio che stupisce.
E la “benedizione” diventa il “volto luminoso” di quei pastori che parlano di Dio, che riferiscono, che raccontano, che hanno il volto ed il cuore pieni di Luce, pieni di Dio.
“Tornano” e riferiscono”…
Tornano trasformati.
Mai più “indifferenti” dopo aver incontrato Dio: evangelizzatori e missionari.
Lo “stupore” contagioso che “racconta Dio” nasce dalla fede.
Contemplazione ed annuncio.
Annuncio di quel bambino che hanno “visto”: Dio salva (cfr. etimologia del nome Gesù).
La storia apre nuovi orizzonti e i pastori ne sono stati testimoni e “riferiscono”.
I pastori si sono lasciati “coinvolgere” da Dio, in quella notte, in quella nascita… e niente è più come prima.
“Lodano e glorificano Dio”, hanno “sentito” e visto”… ora “riferiscono”.
E “tutti” odono e si stupiscono.
I pastori si mettono in cammino per riferire… primi camminatori di Dio, “riferitori” dell’Amore, annunciatori delle “cose da custodire” ma da non trattenere per sé.
A tutti.
La “custodia” del cuore, per far “germogliare”, la Parola da “custodire” e curare per annunciare.
La “custodia” del tempo, della storia, che  non è solo una serie di avvenimenti da raccontare,  che si susseguono senza senso ma, al contrario, il tempo diventa lo spazio che mi è dato per realizzare il progetto che Dio ha su di me, “pezzo” di infinito nel cuore da far germogliare, custodire, crescere e annunciare.
Come Maria che “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”…
Maria, donna della “lentezza”, perché per custodire e meditare, non devo “avere fretta”.
Devo “lasciar germogliare”… devo pazientare, devo perseverare…
“Custodiva e meditava”: i verbi della mamma che nulla “dimentica” della vita del suo bambino, che “trattiene” non per “tenere per sé” i ricordi, ma per “averne cura”, per farli “crescere”, per lasciarli “maturare”.
Maria custodisce e medita perché è donna di “azione”, perché sa che quel “disegno di Dio” agisce solo dopo essere giunto a maturazione.
Maria sa che la sua azione è un cammino sulle orme di Dio, nel Mistero.
Maria percorre i passi della meditazione e della custodia.
Maria percorre i passi della sapienza e della saggezza… “custodisce le parole”(cfr. traduzione letterale). Maria sa bene che le “parole” (secondo la logica ebraica) sono non solo parole, ma anche “cose e avvenimenti”, lei sa che nella storia il ricordo è fondamentale
Maria meditava “queste parole” nel suo cuore, il testo greco usa il verbo “symbàllo” che significa “comparare”, come quei sapienti rabbini che “spiegano”, leggono e interpretano.
Maria “mette insieme”, “unisce ogni parola”, “compara le parti”… e vede il “disegno di Dio”.
Maria cerca di capire, “fornisce un senso”,coglie la “sapienza” di Dio.
Maria ci insegna che Dio va “mediato” e “meditato”, Dio non è “immediato”… lascia tempo, libertà… si fa trovare,si fa cercare…
Impariamo lo “stile di Maria”, impariamo a “conservare nel cuore” le Parole di Dio, per farle crescere.
 

RIVAROLO CANAVESE – Un bel ritiro natalizio a Oulx per 48 Animatori e ragazzi post Cresima

(alessandro elia) – Dal 29 al 30 dicembre 2025 gli Animatori e i ragazzi del post-Cresima dell’Oratorio di Rivarolo – in tutto 48 giovani – hanno vissuto due giornate intense e significative presso la Casa Alpina Don Macario a Signols, frazione di Oulx.
Un ritiro di Natale che ha unito formazione, spiritualità e gioco, offrendo ai partecipanti un’occasione concreta per fermarsi, riflettere e guardare con maggiore consapevolezza al proprio ruolo educativo e al proprio cammino personale.
L’iniziativa è stata organizzata da Don Antonio Luca Parisi, supportato dal Diacono Simone Mezzano e dallo scrivente Educatore Alessandro Elia, che hanno curato sia gli aspetti logistici sia quelli formativi, garantendo un’esperienza preparata con attenzione e profondamente coinvolgente.
Nel corso del ritiro sono state proposte tre attività di riflessione, ispirate alla Leggenda dei Tre Fratelli raccontata nel romanzo Harry Potter e i Doni della Morte: una storia in cui i personaggi ottengono dalla Morte tre doni (la bacchetta di sambuco, la pietra filosofale e il mantello dell’invisibilità), che rappresentano tre modi diversi di affrontare la vita: il potere, l’amore, la fragilità.
A partire da questo racconto, i ragazzi sono stati accompagnati ad approfondire alcuni temi fondamentali dell’esperienza umana e cristiana, rileggendo la leggenda attraverso figure note della saga.
Voldemort è stato presentato come simbolo del primo fratello: la ricerca del potere assoluto, il desiderio di dominare tutto, perfino la morte, e la tentazione di essere sempre “i migliori” a ogni costo.
In questa prospettiva, il personaggio diventa metafora di una logica di competizione esasperata e di una libertà che, anziché rendere vivi, imprigiona.
Severus Piton, invece, ha incarnato il secondo fratello, legato all’amore e al desiderio di redenzione.
Nella sua storia di sacrificio, fedeltà e dolore, emerge il tema di una libertà che nasce dalla gratuità, dalla capacità di donarsi senza calcolo, anche quando questo comporta fatica e incomprensione.
Infine Albus Silente, figura saggia e consapevole, è stato accostato al terzo fratello: colui che accetta il limite, non fugge dalla morte, non usa il potere per sé ma lo mette a servizio degli altri.
In lui si riflette il passaggio “dalla morte alla vita”, la possibilità di trasformare fragilità e finitezza in un cammino di responsabilità e maturità.
Accanto ai momenti di riflessione non sono mancati tempi di svago e dinamismo.
Animatori e Aiuto Animatori hanno partecipato a due grandi giochi, pensati non solo come semplice intrattenimento, ma come strumenti educativi capaci di favorire collaborazione, spirito di squadra, capacità di ascolto e divertimento condiviso.
Non poteva mancare poi la passeggiata verso Sauze d’Oulx, occasione per immergersi nella natura alpina, respirare aria fresca e intraprendere un itinerario simbolicamente legato al percorso di crescita personale e comunitario che ciascuno è chiamato a compiere.
Il ritiro si è concluso in un clima di gratitudine e soddisfazione.
I partecipanti sono tornati a casa con idee più chiare, nuovi stimoli e una rinnovata consapevolezza della responsabilità educativa che li attende.

 

BORGO REVEL – Il musical di Natale prepara la S.Messa della Notte

(Elisabetta Acide)  – Ancora una volta la piccola ma intraprendente comunità di Borgo Revel, si è dimostrata capace di coniugare catechesi e vita comunitaria, in quel cammino sinodale per il quale tanto si è “spesa” in questi anni e per il quale tanto ancora occorre fare.
E un altro musical, seppur in dimensioni “ridotte”, è andato in scena, con l’ intento di “raccontare” il Natale, quello dei Vangeli e quello delle “luci”.
Nuovamente una “produzione originale” interamente scritta e messa in scena dai parrocchiani ed amici che in questi mesi si sono ritrovati per condividere il cammino comunitario.
La “novità” di questa terza edizione del musical, però, sono stati i bambini, o meglio, l’ integrazione delle attività di preparazione all’ attesa della S Messa della notte, con i laboratori di catechesi, che hanno visto coinvolti i 24 bambini con le catechiste, gli adulti, i parrocchiani che hanno collaborato ai laboratori e tutti coloro che hanno voluto “fare comunità” in questo cammino pastorale.
Programmato dal Consiglio Pastorale Parrocchiale, l’ idea, voleva essere un momento di riflessione intorno alla solennità della cristianità, ma anche occasione di catechesi evangelica sui racconti di san Luca e san Matteo.
E la “parola” è stata data ad asino e bue, nel ricordo di quella tradizione biblica che san Luca definisce “alloggio” (katályma), uno spazio annesso alla casa dove si ospitavano anche gli animali nelle notti fredde.
Uno spazio  ricavato nella roccia, con un tetto di legno e paglia, dove non era raro il fatto che vi dormissero anche persone.
Non sappiamo se a Betlemme quella notte ci fossero asino e bue, gli evangelisti non lo narrano, ma sappiamo di numerose citazioni bibliche in cui si parla di loro (cfr. Gb 6,5; Is 1,3; Dt 22,4) e del significato di cui se ne è narrato anche teologicamente nel corso del tempo.
Sappiamo che sicuramente vi erano angeli e pastori e poco distanti, il presidio romano per il censimento di Cesare  Augusto … e quella “mangiatoia” (fátne) nella quale viene adagiato il neonato Gesù.
E il racconto di quella “città  di Davide”, come la denomina san Luca (2,4), accompagna la narrazione che vuole essere il “racconto del Natale” nel suo significato: Dio ha visitato il suo popolo, il Dio con noi, il Verbo Incarnato, ha portato nel mondo la Luce e la Pace.
Il racconto però non si ferma… apre per gli spettatori e per gli attori una profonda riflessione: Dio sì è Incarnato e noi lo abbiamo “incartato” nei nostri pacchi regali scintillanti, nelle nostre decorazioni luccicanti, sulle nostre tavole imbandite per i cenoni ed i pranzi … per la corsa sfrenata al divertimento … perché il “Natale è bello”.
Il Natale è avere Cristo nel cuore del mondo: “fare di Cristo il cuore del mondo”.
Non “incartarlo”, ma “incastrarlo” (l’espressione non è bellissima ma rende bene) nelle nostre vite di cristiani, non per “festeggiare” ma per amare quel Dio che si fa carne per donarci la sua carne, che si fa uomo per aiutarci a scoprire la nostra umanità, che si fa vita per accompagnarci nella vera vita, quella senza fine …
“Dove vai a Natale?”
In montagna, a sciare, al mare, in un paese tropicale, dai Miei suoceri, in famiglia, al ristorante …
Magari a Messa?
E ancora quelle parole su quel palcoscenico e quei canti vogliono “interpellare” le coscienze un po’ “intorpidite” dei cristiani che magari hanno un po’ “smarrito” il senso di quell’ “in principio“ così bello del Vangelo di Giovanni: “in principio era il Verbo e il Verbo era Dio”. In principio “bereshit“, prima parola della Bibbia, punto sorgivo da cui tutto ha inizio e senso.
Quel Dio che noi abbiamo “incastrato” e questa volta il significato che attribuisco al termine non è positivo, nelle nostre “abitudini” più che nelle nostre vite, dimenticando quella esplosione di bene che racconta una nuova creazione, un “nuovo abbraccio” di Dio all’ umanità ci regala a Natale ed ogni giorno, perché la nascita di Gesù, il Figlio di Dio, ci fa “figli” e “fratelli”, di quel padre che Gesù stesso insegnerà a chiamare: “Padre nostro”.
E anche la “storia” di san Nicola – (trasformato in Babbo Natale per fini commerciali) trova la sua “dignità” nel racconto dei protagonisti, perché il dono a Natale, quello vero, lo ha fatto Dio all’ umanità: il Suo Figlio unigenito.
Bella la tradizione dei doni da scambiarsi a Natale ma non dimentichiamo, lo facciamo sull’ esempio del Dono di Dio al mondo.
E anche quei “Magoi”, i Magustei provenienti dall’ Oriente, sono apparsi nei loro abiti scintillanti,  “seguendo la stella”,  protagonisti di una scena, come ci ha indicato l’ evangelista Matteo , per ricordarci il cammino della Chiesa, «una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (cfr. Ap 8,9), il cammino che ogni giorno siamo chiamati a percorrere, non da soli, come “chiesa e cristiani in uscita”, in pellegrinaggio, per seguire la nostra vocazione di cristiani: uomini e donne camminatori di speranza.
Su quel palcoscenico si è cercato di “uscire” da quella banale seppur “scintillante” esteriorità del Natale, per portare un messaggio a tutti: facciamo vivere in noi quella “scintilla divina” che ci è stata donata, proviamo a far brillare con la nostra vita la gioia e la luce di quel Cristo Gesù che si è fatto bambino perché ogni uomo, donna, bambino, persona, per mezzo Suo, ricevesse la luce della Vita.
Non va dimentica un “personaggio” narrante, quella “volpe furba” che abitava i monti della Giudea proprio nel 6-7 a. C e che ha narrato supportando il racconto degli evangelisti, lasciando il suo “consiglio” il dono di Natale: “Ricordiamoci di vivere il Natale con l’ impegno di vivere e ricostruire  la relazione con la riconciliazione autentica, che parte dall’ impegno di ciascuno, per costruire la relazione  generativa sull’ esempio dell’amore di Dio che racchiude in sé, generosità, umiltà,  rispetto, giustizia, solidarietà … perché solo insieme si cammina con Cristo e verso Cristo .
Al termine tutti (attori e spettatori ) si sono recati in Chiesa Parrocchiale “senza indugio” come quei pastori, per la santa Messa della notte animata dal gruppo “Andar a Messa cantando”, accompagnati dal maestro Luigi che ha eseguito i canti che ancora una volta hanno accompagnato l’ annuncio risuonato nella liturgia: “oggi è nato per noi il Salvatore”.
***
“Spesso siamo attraversati all’improvviso da una stanchezza
che non è del corpo, ma dell’anima.

Essa nasce dal troppo fare, avere, girare, dalla superficialità
e dalla banalità.
Si ha bisogno di sostare in silenzio,
di placare il cuore e di pregare, di ritrovare la verità ultima
e profonda della vita, il significato dell’esistere.

E’ questo il nostro Natale, il rinascere dello Spirito!”
Card. Gianfranco Ravasi
***
Sia questo il nostro sincero augurio per la comunità.

 

Caricamento