Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

venerdì 20 Marzo 2026

Reale mutua
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venerdì 20 Marzo 2026

LA DENOMINAZIONE DI UN LUOGO GEOGRAFICO, LO STUDIO DELLE ORIGINI PER CONOSCERNE LA STORIA

I toponimi (alcuni) della Valchiusella

Oggi in italiano derivano dal latino e prima ancora da nomi celti, romani, medioevali

(di Andrea Tiloca)

Quando ci si reca in un luogo e specialmente quando in esso si sceglie di vivere, è importante...

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Il Gran dji Bric della Collina Chivassese incontra il Pinerolese

Venerdì 13 marzo sì è svolta a Pinerolo una serata dedicata alla promozione delle filiere corte agricole e sui vantaggi per agricoltori, trasformatori e consumatori sottoscrivono contratti di filiera.
La serata, organizzata da Coldiretti Torino, è stata l’occasione per presentare l’esperienza della “Filiera del Gran dji Bric” e per la firma di un protocollo (foto) di fornitura della farina del Gran dji Bric che sarà utilizzata in tre esercizi del Pinerolese.
La filiera del Gran dji Bric è un esempio virtuoso di filiera agricola che raggruppa una ventina di agricoltori che seminano alcune varietà di grano tenero da panificazione e prodotti da forno adatte al territorio collinare, su una superficie di 100 ettari in 12 comuni (Casalborgone, Monteu da Po, Verrua Savoia, San Sebastiano da Po, Sciolze, San Raffaele Cimena, Rivalba, Lauriano, Cavagnolo, Castagneto Po, Brusasco, Brozolo).
Il grano viene trasformato in farina dal Mulino di Casalborgone da cui si riforniscono 4 panificatori e trasformatori del territorio che, con la farina del Gran dji Bric, sfornano varie tipologie di pane, biscotti, grissini. Nel corso della serata sono stati offerti assaggi di prodotti realizzati con ferina del Gran dji Bric (pizze gourmet con vari gusti, primi della cucina piemontese, dolci sfiziosi).

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 20 al 23 marzo
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI 3.0
Orario:  feriali 21.15; sabato 19-21.15; domenica 18.45-21
Sabato 21 e domenica 22 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: sabato 17; domenica 15-17
Due Città al Cinema
Martedì 24 marzo
I COLORI DEL TEMPO
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 20 al 23 marzo
UN BEL GIORNO
Orario: venerdì 20.30; sabato 17.15-21; domenica 15.45-20.30; lunedì 21
Dal 21 al 23 marzo
LADY NAZCA – LA SIGNORA DELLE LINEE
Orario: feriali 19; domenica 17.30
Martedì 24
IT’S NEVER OVER – Jeff Buckley
Orario: 18.00-21.00
Effetto Cinema
Mercoledì 25 e giovedì 26 marzo
JIMPA – LA CASA DEGLI AFFETTI
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Giovedì 19 marzo
WILD DAYS
Orario: 21
Dal 20 al 23 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 18.30; sabato 17; domenica 15
HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO
Orario: feriali 21; sabato 19.15; domenica 17.15-21.30
Sabato 21 e domenica 22 marzo
IL BENE COMUNE
Orario: sabato 15-21.30; domenica 19.30
Cineclub
Martedì 24 e giovedì 26 marzo
LE CITTÀ DI PIANURA
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 19 marzo
LA NOSTRA TERRA
Orario: 21
Dal 19 al 23 marzo
L’ULTIMA MISSIONE-PROJECT HAIL MARY
Orario: feriali 21; sabato e domenica 18-21
Dal 20 al 23 marzo
MASCHE – LE STREGHE DI LEVONE
Orario: feriali 21.30; sabato 21; domenica 17-21
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 19; sabato 16.30: domenica 15.30
UN BEL GIORNO
Orario: feriali 19; domenica 15-17
Sabato 21 marzo
SONIC – IL FILM
Orario: 15.30
Giovedì 26 marzo
SOPHIE LAVAUD – L’ULTIMA CIMA
Orario: 21

Jumpers (di Graziella Cortese)

Qualcuno penserà: che nostalgia i vecchi cartoon Disney, Cenerentola, Biancaneve, Dumbo… Oggi la casa di produzione Pixar, acquistata dalla Walt Disney Company, è molto attiva sul mercato e ben si adatta alle esigenze moderne: nuovi colori, nuove tecnologie, una strizzatina d’occhio all’Intel-ligenza Artificiale e alle scelte d’avanguardia. Ed è tempo così di fare una passeggiata nello Stato dell’Oregon (Usa) dove potremo esplorare inattesi paesaggi naturali.
Mabel Tanaka è una bimba ingegnosa e legatissima alla nonna materna con cui spesso si incontra per fare salutari passeggiate nella radura vicina a casa, dove abitano diversi castori, che sono sempre al lavoro, e molti altri animali. Il tempo passa e un giorno (quando la nonna non c’è più), il sindaco della cittadina Jerry Generazzo decide nientemeno di sostituire la verde radura con un’autostrada. E qui Mabel trova il modo di diventare un’attivista convinta contro l’insano progetto; essendo ormai una brillante studentessa universitaria, cerca di avere l’aiuto dei suoi compagni finchè scopre che la sua professoressa di biologia, Sam, ha sperimentato un modo per “saltare” nella mente e nel corpo di un animale selvatico.
Così Mabel sperimenta l’ardito progetto di trasformarsi e saltare dentro il corpo di un vero piccolo castoro, sperando di arrivare alla salvezza della sua radura verde e incontaminata; in questo modo, ripercorrendo le orme di Jeff Goldblum ne “La mosca”, l’esperimento riesce e il piccolo nuovo castorino può fuggire dal laboratorio per dirigersi al bosco e cercare di salvare i suoi amici. Sono importanti le tre leggi di cui si viene a conoscenza per poter sopravvivere all’interno del nuovo ambiente: conosci tutti, quando hai fame mangia, ricorda che siamo sotto lo stesso cielo. E valgono sia per i buffi animaletti che per gli esseri umani.
Jumpers
di Daniel Chong
paese: Usa 2026
genere: animazione
voci: Tecla Insolia-Piper Curda, Giorgio Panariello-Bobby Moynihan, Francesco Prando-Jon Hamm
durata: 1 ora e 45 minuti
giudizio Cei: consigliabile, semplice, dibattiti

Il desiderio di pace e lo smarrimento per il disfarsi di un mondo che non si sa come cambiare

Mi chiedo cosa facciano i giovani oggi per la pace, se esista davvero qualcosa di concreto, tangibile, con risultati palpabili che incidano sul caos del mondo. La risposta, di solito, suona come un’eco vuota. Le iniziative che pure emergono – presidi sporadici, striscioni urlati in piazze semideserte – non spengono conflitti millenari né disarmano gli arsenali; sfiorano i problemi con gesti simbolici, forse incapaci di invertire la rotta di un’umanità che ha perso se stessa. È quell’approccio puerile, da letterina a Babbo Natale – “Voglio la PlayStation e la pace nel mondo” – che si traduce in un disincanto corrosivo: ci convinciamo d’essere impotenti, guardando “il mondo da un oblò”.
Se mi si interrogasse su cosa io stia facendo per la pace, oltre a pregare, risponderei: niente. Il ragazzo della mia età spesso assorbe il mondo a brandelli dal feed incessante dei social o dal bagliore catodico di un televisore; scorrono frames di devastazione e quella sequela inesorabile genera un’ansia viscerale, alimentata dalla paura atavica dell’impotenza. Il mondo implode, incomprensibile, e noi lo guardiamo paralizzati, spettatori passivi di un dramma che ci sfugge.
Eppure, in questo deserto di inerzia, baluginano lampi di ribellione giovanile. Pochi giorni fa, a Torino, circa mille giovani attivisti al grido di “Vogliamo un futuro” concludevano un corteo immolando tra le fiamme una bandiera. Gesto estremo, provocatorio, ma poi? Pochi giorni prima studenti medi e universitari invadevano piazze in decine di città italiane contro il riarmo europeo e i progetti di leva obbligatoria; striscioni manoscritti dicevano “Disertiamo la guerra”, pretendendo sacrosantamente risorse per scuole e welfare anziché per missili e droni. Ci si prova quindi, a trasformare l’impotenza in azione concreta, seppur minima, tangibile.
Anche a Gerusalemme vecchia, la città santa per le tre religioni monoteiste, intoccabile e protetta dal buonsenso comune e dagli interessi di tutti, in questi giorni si vive la paura dell’impotenza. Forse quella bolla di protezione sta iniziando a cedere, quando i frammenti di missili cadono sui tetti e le notti si passano nelle cantine. Il sogno dei prossimi riti di Pasqua sembra svanire, e la porta del Santo Sepolcro è sprangata, nel silenzio delle sirene. Pure Cristo sembra irraggiungibile… magari sarà “interdetto”.

Non ci resta che attendere il dopo-referendum per la ricerca bipartisan del “bene comune”

La campagna elettorale sul referendum sulla giustizia ha registrato un confronto “drogato” tra i partiti, con il prevalere degli insulti e delle risse sulle riflessioni approfondite, politiche e giuridiche. Non migliore è stato sinora il confronto sui temi delicatissimi di politica estera, con divisioni rilevanti non solo tra i poli, ma anche all’interno dei due schieramenti.
Nel destra-centro, accanto al grave ritardo della premier nel contestare la violazione del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele con l’attacco all’Iran, è esploso lo scontro tra i due vicepresidenti del Consiglio sui rapporti con la Russia di Putin: Salvini si è mostrato d’accordo con Trump sulla revoca del blocco alle importazioni di petrolio da Mosca; Tajani, in linea con l’Europa, insiste sul mantenimento delle restrizioni decise dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Analogamente, il ministro della Cultura Giuli, vicino alla Meloni, contesta la scelta del presidente della Biennale di Venezia Buttafuoco (sostenuto da Salvini), di invitare la Russia alla rassegna superando il no della UE, solidale con Kiev.
Anche all’interno di Fratelli d’Italia ci sono stati dei problemi perché il vice-ministro degli Esteri Cirielli, ha incontrato l’ambasciatore russo, all’insaputa del governo e del suo partito, rompendo l’isolamento diplomatico della UE agli uomini di Putin, nonostante la prosecuzione dell’attacco di Mosca alla martoriata Ucraina.
Nel “campo largo” le divisioni sono emerse apertamente in Parlamento nel dibattito sull’Iran con ben quattro diverse mozioni (centristi, PD, AVS, M5S), anche se era unanime la richiesta al governo di non concedere basi militari agli Stati Uniti per l’attacco a Teheran. Confermati inoltre i problemi con i Pentastellati sull’Ucraina: l’onorevole Chiara Appendino ha chiesto come Salvini lo sblocco del petrolio russo, “rettificata” dall’ex premier Conte, che ha rinviato la scelta alla fine della guerra. Ma già in Europa il M5S aveva votato contro gli aiuti a Kiev.
In questo quadro politico particolarmente “confuso”, la Meloni – forse per sottrarsi all’abbraccio soffocante di Trump – ha avanzato una proposta interessante: un tavolo di confronto con l’opposizione su pace e guerra, sulle conseguenze, anche economiche, per il nostro Paese, sulla tutela delle nostre missioni all’estero… La Premier tuttavia ha indebolito la sua offerta con nuovi attacchi alle minoranze; ma un leader autorevole del Pd come l’ex premier Paolo Gentiloni ha esortato l’opposizione ad accettare, con motivazioni che ricordano gli appelli del presidente Mattarella all’unità del Paese, soprattutto nelle situazioni difficili. E cosa c’è di più grave di un conflitto “fuori” dalle regole, con migliaia e migliaia di vittime, con milioni di sfollati, con una recessione che minaccia il mondo intero?
In questa fase la ricerca del “bene comune” deve prevalere sulla logica dei poli contrapposti, che conduce l’Italia all’immobilismo e all’irrilevanza sulla scena internazionale. Non possono essere Salvini e Conte a bloccare la ricerca di una strada “nuova” mentre cresce di giorno in giorno la “terza guerra mondiale a pezzetti”, profetizzata da Papa Francesco.
Per il suo ruolo storico nel Mediterraneo – sin dai tempi di Enrico Mattei, Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Bettino Craxi, Giorgio Napolitano, Aldo Moro… – l’Italia con l’Europa può costruire ponti (al posto delle bombe), rilanciando la strada difficile ma unica per il Medio Oriente: il dialogo tra arabi ed ebrei, i “due Stati, due Popoli” in Palestina, richiamati spesso nei messaggi di pace di Papa Leone XIV.
La politica italiana, anziché scannarsi quotidianamente (allontanando gli elettori dalle urne), deve recuperare lo spirito dei Padri costituenti e il clima degli anni di “solidarietà nazionale” che portò alla sconfitta delle stragi mafiose, del terrorismo sanguinario, della speculazione finanziaria del 2008.
Anziché abbandonarsi alla rissa e alla ricerca esasperata dei voti, è il momento delle proposte per la difesa del Paese e di sessanta milioni di italiani, in un contesto geo-politico senza precedenti.

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