Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

sabato 9 Maggio 2026

Reale mutua
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EDITORIALE

Non sono solo parole

Immagine generata con IA Le querele avviate dalla sindaca di Genova contro chi l’ha insultata sui...

APRILE 1866: L’INAUGURAZIONE DEL CANALE IRRIGUO LUNGO 85 CHILOMETRI, DA CHIVASSO A GALLIATE

Il “canale Cavour”… nonostante Cavour

160 anni fa entrava in servizio la grandiosa opera idraulica, realizzata in appena 3 anni (di Doriano Felletti e Fabrizio Dassano)

Con 320.000 euro, Regione Piemonte ha annunciato uno stanziamento per lavori di somma urgenza su...

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

The drama

Ma oggi la scuola è un ambiente sano? Verrebbe da rispondere: sì certo… È il luogo dove...

8xmille - AL VIA LA CAMPAGNA PROMOZIONALE PER INDICARE LA SCELTA NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Una firma che vale “più di quanto credi”

L’8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi. Sostiene migliaia di iniziative in Italia e nel mondo

Anche quest’anno è iniziata la campagna della Chiesa cattolica per una firma nell’ambito...

La firma è un gesto sinodale

ROMA – L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci, è vicepresidente della CEI e presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale. Proprio nell’ottica di questo percorso di comunione delle Chiese che sono in Italia, in quest’intervista a cura di Stefano Proietti analizza punti di forza e criticità del sistema dell’8xmille, che ha appena compiuto 40 anni.
Monsignor Castellucci, le Chiese che sono in Italia stanno vivendo il Cammino sinodale, in cui le è stato affidato il compito di presiedere il Comitato nazionale. In questa prospettiva, che significato assume il gesto della firma per l’8xmille?
La firma per l’8xmille è in sé un “gesto sinodale”: chi si sente partecipe della vita della Chiesa certamente firma. Talvolta sento dire da alcuni cattolici – perfino da persone che rivestono un ministero – che non firmano per protesta, ma sono casi che richiederebbero un’analisi a parte. Anzi, sappiamo che firmano anche molti che non si dicono praticanti né credenti, sostenendo la Chiesa e riconoscendo il valore delle sue iniziative in favore della società. Il Cammino sinodale, voluto da papa Francesco e portato avanti da papa Leone, si muove proprio in questa direzione “inclusiva”: cercando cioè di superare barriere verticali che definiscono troppo rigidamente l’appartenenza ecclesiale e creando spazi di collaborazione, confronto e reciproco arricchimento. La firma per l’8xmille equivale a una sinodalità vissuta.
Il sistema dell’8xmille ha compiuto 40 anni. Dal suo punto di osservazione, a che punto sono le nostre comunità nella consapevolezza di questo strumento e di quello delle offerte deducibili?
Il costante aggiornamento che i responsabili del Sovvenire e dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero offrono nelle assemblee della Cei mostra aspetti incoraggianti e altri preoccupanti. Tra i primi: la tenuta del sistema in termini di entrate complessive; alcune esperienza-pilota, in parrocchie e diocesi particolarmente attente e virtuose; la trasparenza con cui viene rendicontato l’uso dei fondi; l’efficace campagna annuale di sensibilizzazione nazionale. Tra i secondi: il calo del numero di firmatari; la scarsa sensibilità di molte comunità, che preferiscono ragionare in termini esclusivamente “locali”; il drenaggio di una consistente parte delle offerte pervenute verso gli Istituti diocesani sostentamento clero, alcuni dei quali riescono a coprire solo una piccola parte dei bisogni, anche a causa di una gestione poco efficiente del patrimonio o di una sua scarsa consistenza.
Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito a un graduale calo della percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica. Le cause sono molte e non facilmente sintetizzabili: qual è, a suo avviso, la prima conseguenza da trarre dalla fatica di questo percorso?
Non so se sia la prima, ma di certo una conseguenza da trarre riguarda la necessità di incentivare e rendere ancora più efficace l’informazione. Sappiamo che, anche per un uso distorto dei social, la Chiesa è sempre più nel mirino dei “leoni da tastiera”: si pensi agli importi che la rete attribuisce allo “stipendio” di preti e vescovi, cioè il doppio di quello che è in realtà; e molti ci credono. Pochissimi vanno a documentarsi sull’uso effettivo delle risorse che la Chiesa riceve attraverso l’8xmille e le offerte deducibili, benché sia facile farlo nei siti appositi. Le diocesi, poi, e di conseguenza le parrocchie, talvolta sottovalutano l’importanza della campagna per le firme.
Come si possono rendere le comunità ancora più protagoniste dell’attenzione che attraverso l’8xmille la Chiesa rivolge a tante realtà sul territorio?
Innanzitutto, mostrando le opere che vengono portate avanti e insistendo di più sul far conoscere “in loco” i risultati ottenuti.
A volte le notizie compaiono solo su giornali e siti diocesani e non su quelli “laici”. Uno strumento anche cartaceo (o scaricabile) snello, che annualmente renda conto dell’operato e che sia distribuito nelle parrocchie per la Giornata di sensibilizzazione potrebbe essere utile. So che ce ne sono tanti e che sarebbe facile scaricarli dalla rete ma tante persone, specialmente anziane, non lo fanno. Anche un piccolo dépliant sui progetti internazionali può essere importante.
Che cosa si sentirebbe di dire ai contribuenti italiani che stanno per decidere per chi firmare nella scelta della destinazione dell’8xmille?
Direi che con un piccolo gesto, che non costa nulla, si può contribuire “sinodalmente” alla crescita delle nostre comunità cristiane e civili, al sostentamento dei pastori e alla cura di tante persone che, nel mondo, hanno bisogno di assistenza e promozione.
Per ogni informazione, basta visitare il sito:
www.8xmille.it/come-firmare

Alex Zanardi, oltre la pista, oltre il traguardo: una vita che ha trasformato il dolore in esempio (di Cristina Terribili)

Foto: Di Brunhild Media – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91518952
Alex Zanardi ha avuto una vita straordinaria, e forse straordinario lo è stato lui stesso sin dalle origini. A quanto si dice, sembra che una sua insegnante delle Elementari lo definisse un bambino coraggioso: la realtà è che forse sarebbe potuto diventare solo uno dei tanti campioni di automobilismo, dei quali pochi ricordano il nome a fine carriera. Eppure un evento straordinario, un incidente che ancora oggi a vederlo mette i brividi, ha permesso ad un campione “qualsiasi” di diventare l’uomo che oggi sentiamo di dover salutare.
Da quell’incidente, Alex Zanardi è uscito dalla notorietà del campione per diventare altro; il testimone di un amore indicibile verso la vita che ha continuato a “sfidare” e verso la quale si è imposto fino all’ultimo, soprattutto per l’amore che ha dedicato agli altri.
Probabilmente molti non erano a conoscenza della quotidianità di quest’uomo: di quello che aveva costruito per sé per continuare a gareggiare, ma soprattutto di ciò che rappresentava per gli altri, di come fosse capace di essere esempio, sprone, modello vivente di opportunità.
Solo un atto d’amore, verso sé stessi ed il prossimo permette di volgere lo sguardo verso le opportunità della vita e costruire una quotidianità fatta di parole di incoraggiamento per gli altri, continuando a credere nei propri sogni e facendo intravedere a chi sentiva di non avere un futuro che la vita ricomincia sempre, dopo ogni traguardo e anche dopo ogni sventura.
La straordinarietà di Zanardi non è stata solo quella delle grandi imprese ma quella delle piccole azioni di tutti i giorni, che solo alla sua morte ci sono state svelate. Zanardi non ha avuto mai paura di cadere, perché sapeva di poter contare sulle sue forze e sulla forza che riceveva dagli altri. È stato un uomo capace di chiedere aiuto, di dare fiducia, di non farsi distrarre dai suoi impegni e dai suoi obiettivi, che perseguiva meticolosamente. È stato capace di rimanere un uomo con valori solidi, con amori solidi e con uno sguardo sempre limpido.
L’eredità che lascia è l’idea che si può costruire una vita straordinaria giorno dopo giorno, che si può essere supporto alla vita degli altri, confidando che siamo destinati a qualcosa di più elevato nella nostra esistenza, consapevoli che non c’è un unico traguardo a cui giungere ma un cammino da percorrere: un cammino in cui si rischia sempre di poter perdere tutto, ma nel quale si può sempre ritrovare l’essenza di sé.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 7 all’11 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21.15; feriali 18.30-21.15; sabato 18.30-21.30; domenica 15-17.15-21.30
Sabato 9 e domenica 10 maggio
MICHAEL
Orario: sabato 16.30; domenica 19.15
Martedì 12 e mercoledì 13 maggio
MILLENIUM ACTRESS
Orario: martedì 18.30; mercoledì 21.15
Due Città al Cinema
Martedì 12 maggio
DIVINE COMEDY
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dall’8 all’11 maggio
ILLUSIONE
Orario: 19; domenica 16.30-19
MICHAEL
Orario: 21; sabato 16.30-21
Martedì 12 maggio
LA BALIA
Orario: 18-21
Effetto Cinema
Mercoledì 13 e giovedì 14 maggio
LA DIVINA DI FRANCIA
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 7 all’11 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21; venerdì e sabato 16.30-19-21.30; domenica 21.15; lunedì 18.30
Cineclub
Martedì 12 e giovedì 14 maggio
IL PROFESSORE E IL PINGUINO
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 7 maggio
WILD DAYS
Orario: 21
Dal 7 all’11 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21; feriali 19-21.30; sabato 16.30-19-21.30; domenica 16-18.30-21
Dall’8 all’11 maggio
MICHAEL
Orario: feriali 21.30; sabato 19-21.30; domenica 18-21
PECORE SOTTO COPERTURA
Orario: feriali 19; sabato 16.30; domenica 15.30

Il diavolo veste Prada 2 (di Graziella Cortese)

Profumi e scarpe con il tacco: i simboli della moda e di una pellicola che pare parlare soprattutto di questo, in realtà riservano qualche sorpresa. Sono passati 20 anni dalle avventure di Miranda Priestly (Meryl Streep), la dispotica direttrice di Runway, leggendaria rivista patinata di alta moda, ma tutto pare come nei corsi e ricorsi storici: stessi interpreti e successo del film assicurato.
New York, oggi.
La carta stampata è in crisi, i giornali faticano a sopravvivere, Internet e l’intelligenza artificiale hanno messo a dura prova le testate giornalistiche. Andy Sachs, che è diventata una giornalista affermata, viene a sapere che tutto il personale della redazione dove lavora è stato licenziato in tronco.
Che succede? Come resistere a questa ondata malevola? Ed è proprio in quel momento che riceve un’offerta inaspettata: è ancora la rivista Runway che ha bisogno di lei, nuovamente le toccherebbe lavorare per la temibile direttrice che aveva conosciuto molti anni prima.
Il nuovo incontro non è dettato da nostalgia, ma da necessità economiche. Le capacità di Andy si rivelano efficaci quando riesce ad avviare trattative con marchi importanti come Dior e intervistare personalità di primo piano nel mondo della moda…
Nigel, il braccio destro di Miranda, apprezza le doti di Andy e durante la Milano Fashion Week organizza un grande evento celebrativo con un’ospite d’eccezione: Lady Gaga. Lustrini dorati e stelle filanti si moltiplicano: è un mondo dove apparenza (e sfarzo) hanno un ruolo da protagonisti. Quando torna in America, Andy è pronta a recuperare alcuni tra i legami perduti: deve rivedere vecchi colleghi della redazione, il suo ex fidanzato Peter, l’amica Emily che aveva perso per un tratto di strada…
Quello descritto dal film è un mondo che ci appare per certi versi lontano, ma che i nuovi mezzi a disposizione rendono invece particolarmente vicino.
Il diavolo veste Prada 2
di David Frankel
paese: Usa 2026
genere: commedia drammatica
interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Justin Theroux, Kenneth Branagh
durata: 1 ora e 59 minuti
giudizio Cei: consigliabile, brillante, dibattiti

Non solo servizio: perché il volontariato oggi è scelta di crescita, fede e appartenenza (di Lorenzo Iorfino)

Il volontariato è sempre stato per me una dimensione centrale: ogni volta che intuivo un’occasione di crescita o incontravo realtà in cui credevo, donare tempo e competenze diventava un onore.
Vivo in un collegio universitario immerso in una parrocchia, luogo di passaggio e formazione dove la vita scorre quasi invisibile. Poi arrivano i centri estivi: bambini, preadolescenti, famiglie riempiono cortili e palestre, e i collegiali smettono di essere ospiti per diventare animatori, educatori, adulti in formazione. Guidano, sorvegliano, giocano, accompagnano; a volte pregano con il cappellano, a volte ascoltano un bambino imbronciato, sempre tra responsabilità e fragilità.
Le storie di crescita sono molte. C’è chi arriva timido, quasi per dovere, e a luglio si scopre capace di coordinare gruppi, mediare piccoli conflitti, custodire relazioni. C’è chi ha perfino trovato l’amore.
Si comprende che quel tempo donato vale più di un compenso: ridere con un bambino diventa impegno serio, ascoltare un ragazzo esperienza di servizio, condividere la stanchezza serale con altri volontari anticipazione di una comunità adulta. Nel 2023 in Italia circa 9 persone su 100 sopra i 15 anni hanno fatto volontariato: quasi 5 milioni di italiani, con una lieve flessione rispetto al recente passato ma una comunque forte presenza nei settori sociale, ambientale e ricreativo-culturale. Il volontariato organizzato cresce soprattutto nel sociale e nella protezione civile, oltre che in ambiente e cultura, mentre gli under 35 sono circa un volontario su quattro.
Nel mondo Caritas oltre 80 mila volontari sono impegnati stabilmente: più di 60mila in parrocchia e circa 20mila a livello diocesano. Quasi quattro su cinque lo fanno per essere utili agli altri, circa la metà per coerenza con la fede, mentre le motivazioni legate a carriera o crediti restano minoritarie.
Tra i giovani fra i 14 e i 35 anni è per fortuna ancora vivo questo splendido desiderio di utilità sociale; per circa un quarto di loro è decisiva la fede, mentre molti cercano crescita, relazioni e appartenenza, con attenzione a ambiente, pace e diritti umani. Insomma, quel che conta è non stare con le mani in mano. Che poi siano contesti parrocchiali o meno, questi spazi restano luoghi in cui la gratuità può far germogliare profonda ricchezza del cuore. E e se poi lo si fa per essere strumenti operativi nelle mani di Dio, tanto meglio.

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