IVREA - E LA “PACE” TRA SAN MAURIZIO E BORGHETTO
Storico Carnevale di Ivrea: il racconto della terzultima domenica
(1 febbraio 2026)
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Sono rimasto turbato dai recenti fatti di violenza, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Ho...
TESTA E CUORE di CRISTINA TERRIBILI
Manca più sicurezza o più educazione nel contesto sociale dei nostri giovani?
Diamo continuità a quanto abbiamo pubblicato la settimana scorsa in questa rubrica. Tema: c’è un...
PAROLA DI DIO – Voi siete la luce del mondo
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Storico Carnevale di Ivrea. Iscrizione dei carri da getto alla Battaglia delle Arance – Edizione 2026
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Lunedì 26 gennaio alle ore 20
BORGO REVEL - In preghiera per la Giornata della Memoria
"Amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita..."
(elisabetta acide) – Durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, Paolo VI il 5 gennaio...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
La diaspora ugandese che cantò in Vaticano
Tra i libri dello zio missionario, l’amico Alberto ne ha trovato uno intitolato “Ugandan African...
Domenica i carri da getto e la seconda Alzata degli Abbà
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 5 febbraio.
Foto di Vincenzo Demasi
Storico Carnevale di Ivrea. Iscrizione dei carri da getto alla Battaglia delle Arance – Edizione 2026
Sono 51 i Carri da getto che prenderanno parte alla Battaglia delle Arance del Carnevale di Ivrea 2026. Nei giorni 15 e 16 gennaio 2026 sono pervenute 52 domande di iscrizione di carri da getto a fronte dei 54 carri aventi diritto in seguito alla fase di pre-iscrizione.
Come previsto dal regolamento, la Fondazione ha svolto le necessarie verifiche sulla documentazione presentata, operando alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Aranceri dei Carri e dell’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto e tenendo conto delle indicazioni fornite in relazione ai rispettivi associati. Ove necessario, sono state richieste specifiche integrazioni e ulteriori verifiche documentali. Non è stata invece accolta la domanda di iscrizione del Carro n. 33. Dall’analisi della documentazione è infatti emersa la mancanza del requisito previsto dall’art. 6, primo comma, del vigente Regolamento che stabilisce l’obbligo di iscrizione all’Associazione Albo Conducenti Carri da Getto per lo svolgimento del ruolo di conducente. Nessuno dei conducenti indicati nella domanda risulta iscritto all’Associazione, come confermato dal Presidente della stessa.
PAROLA DI DIO – Voi siete la luce del mondo
Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaìa
Is 58,7-10
Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».
Salmo Responsoriale
Dal Sal 111 (112)
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. R.
Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R.
Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R.
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 2,1-5
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Lettura e commento a cura della prof.ssa Acide Elisabetta
Il brano della prima lettura, tratto dal trito-Isaia, è collocato verso V° secolo, di ritorno dall’esilio. Un “ritorno sotto-tono” diremmo, in una patria devastata, con il Tempio distrutto, il popolo “provato”, la difficile “integrazione” e quelle domande insistenti: Dov’è il Dio delle promesse?
Ma il profeta (o i profeti secondo alcune interpretazioni di questi capitoli che compongono la terza parte del libro del profeta Isaia) ha la “geniale intuizione”: non è il “lamento” che mi fa “vedere” Dio,ma il “vedere” il prossimo, dividere il pane con lui,vederne l’oppressione, la miseria, la debolezza, la sfiducia, sentirne l’afflizione.
Guardare quelle “ferite” che pian piano si rimarginano (harukà) e scoprire che sono come le mie…
Rieducazione del cuore.
San Matteo al capitolo 25 del suo Vangelo, “riprenderà” proprio questo brano del libro del profeta Isaia per “presentare” il Signore – giudice: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,35a;) “dividere il pane con l’affamato” (Is 58,7); “Ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35b) “introdurre in casa i miseri senza tetto” (Is 58,7b); “Nudo e mi avete vestito” (Mt 25,36) “vestire uno che vedi nudo” (Is 58,7c).
Perché il Signore guida.
Il Signore invocato risponde. “Eccomi”.
Abituati ad utilizzare questa parola per l’uomo, quasi non ci accorgiamo che il profeta la mette in bocca a Dio.
Invocato, il Signore, risponde “Eccomi”.
Un Dio che “risponde”, che dice “sono qui”.
“Sono qui io”.
E “Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,il puntare il dito e il parlare empio,se aprirai il tuo cuore all’affamato,se sazierai l’afflitto di cuore,allora brillerà fra le tenebre la tua luce,la tua tenebra sarà come il meriggio”.
Meriggio… quella “scintilla divina” in noi, brillerà.
Dall’alba al meriggio… una giornata di luce.
Il “meriggio” della luce più “alta”, più “luminosa”.
Se saprai donarti e donare sarai luce.
Se saprai condividere sarai luce, il tuo cuore brillerà nelle tenebre e tu diventerai “meriggio”.
E quella “Luce” parla con parole luminose (Vangelo). Usa immagini semplice e comprensibili e l’evangelista Matteo, nel raccontare lo sottolinea: pochi versetti ma “efficaci”. Chi penserebbe di “nutrirsi di sale”, chi penserebbe di “accumulare luce”? Eppure “senza sale” e “senza luce” tutto sarebbe insapore e incolore. Non mi serve avere “cose in sé”, ma “cose per”. A che mi serve una montagna di sale? A che mi serve una super sorgente di luce? Non posso neppure “guardarla” diventerei cieco, non posso neppure “usarla tutta”, rischierei di rendere immangiabile anche il migliore dei cibi.
Eppure Gesù con due semplici elementi ci racconta la “giusta misura”, l’essenziale, non per “se stessi” ma per “dare”, non per “trattenere” ma per condividere, non per essere nascosti ma per illuminare,non per essere sprecato ma per conservare la sua essenzialità.
L’immagine del sale è “quotidiana”: il sale veniva portato in grandi blocchi nelle piazze e distribuito in piccoli pezzi affinchè ognuno lo potesse frammentare, conservare e utilizzare nelle preparazioni quotidiane. Del “blocco” la parte appoggiata a terra, veniva “sprecata”, a contatto con il terreno, si legava con i minerali della terra e “perdeva sapore”.
L’immagine della luce è altrettanto efficace: a che mi serve la luce se la copro? E la lucerna se non la pongo in alto per illuminare tutta la stanza?
“Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,la tua ferita si rimarginerà presto.Davanti a te camminerà la tua giustizia,…se aprirai il tuo cuore all’affamato,se sazierai l’afflitto di cuore,allora brillerà fra le tenebre la tua luce,la tua tenebra sarà come il meriggio” (prima lettura).
“Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:misericordioso, pietoso e giusto.Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,amministra i suoi beni con giustizia”.(Salmo 111)
“Voi siete la luce del mondo; … Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Vangelo).
Pagine bibliche che “emanano luce”.
Quale luce?
Siamo abituati a “leggere” la luce come espressione di Dio: Luce del mondo, Parola e Verbo che illumina,guida sicura che “illumina” l’esistenza dell’uomo, “espressione” che “racconta Dio”.
La luce è “simbolo” del Dio trascendente e rivelato che “squarcia” le tenebre per “regalare” vita al mondo.
La luce ci parla di Dio.
Eppure in questi brani della liturgia domenicale di oggi, la luce ci “parla” dell’uomo.
Un uomo “giusto”, pietoso,che dà a prestito,uomo retto, che amministra i suoi beni con giustizia… e con le sue azioni “illumina”.
Interessante “percorso” di “trasferimento” della luce: ricevo luce dalla Luce e “porto” luce della Luce.
La luce dell’uomo, testimonianza nel mondo, perché la luce del Vangelo brilla e fa brilla, illumina e “porta luce”.
Luce che non è “nostra”, non è “merito”, ma dono. Luce non per “mostrarsi”, “emergere”, ma per “far vedere”.
La luce del Vangelo è così luminosa che non posso “nasconderla”, è come una piccola esile, tremolante ma vivida fiammella nel buio assoluto.
Qualora ci trovassimo in una “profondità oscura”(posto che sia ancora possibile in un mondo dominato da luci al neon e lampade alogene ed a led), la scintilla più tenue, l’ insignificante piccola fiammella, il più piccolo e microscopico frammento di “luce”, emerge come un “fascio” luminoso. Perché questa è la caratteristica della luce: illuminare, rischiarare,contrastare le tenebre.
E questo è il Vangelo: Luce per l’uomo, in grado di “portare luce”.
Non dovrebbe dunque essere così difficile “fare luce”, portare Luce”, eppure in quelle tenebre di “indifferenza”, di “lontananza” dalla sorgente della Luce,di cristianesimo “tiepido e sicuro”, spesso corriamo,come cristiani, il rischio di essere come quella luce che è messa sotto il moggio (recipiente, antica misura per granaglie), dunque di non “fare luce”.
La fede è allora chiamata a “fare luce”, a non “restare nascosta” accuratamente, ad essere “oscurata”, ma a rispondere a ciò a cui è chiamata: illuminare.
Luce è la prima bara’ che esce per “illuminare” il mondo.
Dio non è “la luce”, ma “porta luce”, “rischiara”, “illumina”; a noi dunque il compito di “essere la Sua luce”.
Se provassimo a “guardare” la luce, forse rimarremmo abbagliati, i nostri occhi si chiuderebbero, ma quella Luce ci va “vedere”. Non possiamo “guardare” la luce, ma vediamo le “cose illuminate” dalla Luce.
Luce che illumina e irradia.
Il cristiano pannello-solare che “riceve”, “assorbe”, “trattiene”, “immagazzina” quella Luce, non per tenerla per sé, ma per “dare” la luce di Cristo, perché nella Sua luce vedremo la luce, porteremo la Luce.
Segni luminosi della sua Presenza.
Chiamati alla luce.
Siamo “generati” dalla Luce, come ogni nascita, miracolo del “venire alla luce”, così Cristo ci “genera” nella sua Luce.
E se siamo “chiamati” alla luce dalla Luce, insieme possiamo illuminare.
La città sulla collina è visibile.
La comunità parrocchiale “luminosa”, fatta di persone “luminose”, “fa vedere” Cristo.
Quella “luce” di Cristo risorto abbiamo il compito di portarla, non da soli, rischieremmo di essere povere piccole fiammelle tremolanti, che però, se si uniscono, sono in grado di portarla, non per sè, ma “per rendere testimonianza alla luce”.
E san Paolo (seconda lettura) lo afferma: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.”
La nostra gloria è la croce, perché nella croce abbiamo la nostra identità piena.
La nostra identità è l’Amore che Dio ha per noi.
La nostra Luce è la Risurrezione di Cristo
CANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 6 al 9 febbraio
2 CUORI E 2 CAPANNE
Orario: venerdì 21.15; sabato 18.30; domenica 16.30-21; lunedì 21
Sabato 7 e domenica 8 febbraio
PRENDIAMOCI UNA PAUSA
Orario: sabato 21.15; domenica 18.30
Domenica 8 febbraio
BUEN CAMINO
Orario: 15
Lunedì 9 e martedì 10 febbraio
PRETTY WOMAN
Orario: lunedì 18.30; martedì 21
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 6 al 9 febbraio
AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI
Orario: feriali 21; domenica 15.45-21
Sabato 7 e domenica 8 febbraio
MARTY SUPREME
Orario: 18
Martedì 10 febbraio
IL PORTIERE DI NOTTE
Orario: 18-21
Effetto Cinema
Mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio
TUTTO IN UN’ESTATE!
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Giovedì 5 e venerdì 6 febbraio
GIULIO REGENI – TUTTO IL MALE DEL MONDO
Orario: giovedì 21; venerdì 18.30
Dal 6 al 9 febbraio
LE COSE NON DETTE
Orario: feriali 21; sabato 15-17.15-21.45; domenica 14.45-17-21.30
Sabato 7 e domenica 8 febbraio
2 CUORI E 2 CAPANNE
Orario: sabato 19.30; domenica 19.15
Lunedì 9 febbraio
ONDE DI TERRA
Orario: 18.30
Valperga, Cinema Ambra
Dal 5 al 9 febbraio
AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI
Orario: giovedì 21; venerdì e lunedì 19-21.30; sabato 16.30-19-21.30; domenica 14.45-17-21.30
LE COSE NON DETTE
Orario: giovedì 21; venerdì 21.30; sabato 17-21.30; domenica 16.30-19-21.30; lunedì 19
Dal 6 all’8 febbraio
BUEN CAMINO
Orario: feriali 19.30; domenica 14.45-19.30
Lunedì 9 febbraio
GIULIO REGENI – TUTTO IL MALE DEL MONDO
Orario: 21.30
Hamnet (di Graziella Cortese)
Abbiamo di fronte due nomi: Hamnet e Hamlet, che indicano una persona sola Amleto, che è personaggio ma anche icona, una maschera, una magia. Si narra che nel 1585 il poeta William Shakespeare abbia avuto da Anne Hataway due figli gemelli, un bimbo (Hamnet) e una bimba (di nome Judith). Il maschietto sarebbe morto a soli 11 anni, portando con sè il dolore e le lacrime dei familiari.
Il film della regista di origine cinese Chloè Zhao narra proprio questa storia e ci trasporta nell’Inghilterra buia di centinaia di anni fa, quando era popolata da streghe e da poeti. Si parte dal punto di vista della moglie del celebre bardo, e da una storia forse mai confessata. C’era una volta, e anche oggi, una ninfa dei boschi di nome Agnes che dorme rannicchiata all’interno di una culla, formata dalla radice di un albero secolare. È vestita di colore rosso, ma rosso cupo come il sangue; ella conosce il linguaggio dei volatili ed è sempre accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami; conosce erbe e pozioni venute da una terra lontana, sa a memoria le antiche formule dei riti magici.
Si racconta che in realtà non sia figlia della donna che si dichiara sua madre, ma di una strega venuta da lontano. Si chiama Agnes e il giovane William se ne innamora subito e, quando un giorno riuscirà a sposarla nonostante l’ostilità delle loro famiglie, deciderà di mettere subito al mondo dei bambini, i loro figli diletti. Poi un lutto li colpirà, e chissà se è complice la maledizione dei loro parenti… anche se tutto questo contribuirà a tramandarne le storie e a far diventare i personaggi immortali.
Nonostante il tema del lutto sia sempre presente, c’è una danza ancestrale che invita spettatori e attori protagonisti a vivere con più ottimismo. La pellicola regala momenti di poesia e di dramma, e una frase che possiamo utilizzare anche oggi: “Credo che il dolore sia l’altro volto dell’amore”.
Hamnet
di Chloé Zhao
paese: Regno Unito, Usa 2025
genere: drammatico
interpreti: Jessie Bucley, Paul Mescal, Joe Alwyn, Emily Watson, David Wilmot, Jacobi Jupe
durata: 2 ore e 5 minuti
giudizio: interessante-bello



