(Elisabetta Acide) – Convenuti da tutta Italia: 986 delegati di 216 Diocesi.

Popolo di Dio, Chiesa in cammino.

La Seconda Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia si è aperta  in Aula Paolo VI nella Città del Vaticano, con la lettura del saluto, per voce di Sua Eminenza Card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, del Santo Padre Papa Francesco:

“Tante iniziative, tanti incontri, tante buone pratiche: tutto viene dallo Spirito, che “introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (Lumen gentium, 4).”

Un messaggio che accompagna i passi del cammino che – prosegue il Santo Padre – deve essere l’ espressione della condivisione, del dialogo e dell’ ascolto perché la

“Chiesa non è fatta di maggioranze o minoranze, ma del santo popolo fedele di Dio che cammina nella storia illuminato dalla Parola e dallo Spirito. Andate avanti con gioia e sapienza”.

E con queste parole, come delegati della Diocesi di Ivrea, accompagnati dal S.E.R. Mons Daniele Salera, (ricordo l’equipe sinodale eporediese era formata da Mons. Daniele Salera, Elisabetta Acide, Valentina Gili Borghet, don Luca Meinardi), ci siamo apprestati a vivere i giorni assembleari, per condividere e costruire comunione necessaria per costruire cammini come Chiesa, nel solco del “sogno di Dio” nella storia.

Le riflessioni, guidate da S.E.R. Mons Erio Castellucci e da S.E. Card. Matteo Maria Zuppi, hanno esortato a “lasciarsi guidare dallo Spirito” per il discernimento, per una armonia creativa.

Nell’introduzione il Card. Zuppi ha tracciato l’itinerario, ricordando il Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, in cui Papa Francesco chiese: «In ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium».

Disse ancora: «La nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesù”. E  l’itinerario, giunto alla “fase profetica”, ci chiede di essere costruttori di futuro, in dialogo con il mondo; un dialogo audace che “guarda” l’umano, un dialogo che annuncia la gioia nelle relazioni.

Dunque una prima riflessione che, sull’onda dell’Introduzione alle Proposizioni che eravamo chiamati ad analizzare e votare, ci poneva nella dimensione della gioia.

“Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena” (1 Gv 1,4)

Le Proposizioni, hanno delineato come oggi occorre agire:

Scegliamo oggi, come Chiese in Italia, un atteggiamento di fede innanzitutto: credere nel primato della grazia di Dio, che precede, abita e segue ogni luogo e tempo della storia,di quel Dio che riconosce in tutte le creature umane di ogni tempo il volto del suo Figlio l’Amato, e in lui ci ama. Questa fede si esprime oggi nell’esercizio di alcuni atteggiamenti: perseveranza, profezia e cultura”.

Ed ancora: “Sappiamo che il tesoro comune da custodire e condividere, perché l’impresa rimanga quella del Signore, sono prima di tutto la Parola di Dio e i sacramenti, luoghi di unità e riconoscimento reciproco come parti del corpo di Cristo, fonte e criterio di riconoscimento dello Spirito e luoghi di esperienza dell’amore fedele del Padre. Intorno a questo tesoro crescono parole e legami, relazioni e decisioni, azioni e verifiche. A partire da qui le Chiese in Italia devono tessere le comunicazioni al proprio interno e intorno a loro stesse.”

L’esortazione dunque, è stata quella di pensare al “NOI” della Chiesa, di abbandonare i relativismi dell’Io per abbracciare la “santità della porta accanto”.

Ascolto e discernimento sono state le parole che ci hanno fatto risuonare la metodologia di quella “fase narrativa” che chiede di essere recuperata come “dialogo nella gioia”, nelle relazioni, per consentire, a chi ascolta e chi è ascoltato, di maturare quel “discernimento” che illuminato dallo Spirito, conduce allo “sguardo profetico”.

Non uno “sguardo relativo” su ciò che è “giusto per me”, ma “sguardo” per la scelta del bene, sempre nell’ottica di quella “centralità” che è bene non dimenticare mai: Cristo Risorto, sorgente e fonte della fede.

Vita e attese della Chiesa, che ci hanno aiutato a riflettere, con responsabilità, nell’orizzonte spirituale, che non basta cambiare strutture e persone, occorre essere consapevoli del messaggio del Vangelo che deve incarnarsi nella vita, deve diventare testimonianza nella missione, con lo stile della prossimità, per una “fraternità senza confini” come “compagni di strada”, “fratelli e sorelle tutti”.

Ricordo che le Proposizioni, proposte, dovevano essere il risultato delle riflessioni emerse nelle singole Diocesi nel periodo dicembre-febbraio, a seguito del ricco materiale elaborato nella Prima Assemblea Sinodale (novembre 2024), secondo tre macro-temi: il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali; La formazione missionaria e sinodale dei battezzati; La corresponsabilità nella missione nella guida della comunità.

Anche la nostra Diocesi ha elaborato la sintesi inviata e confluita in quelle sintetiche proposizioni.

Le sintesi hanno fatto emergere molti “semi di speranza” e sicuramente idee e risorse delle nostre comunità, che devono essere “messe in circolo”, devono germogliare, devono “produrre frutto”, devono passare attraverso le “crisi”, far emergere fragilità, per percorrere le strade della conversione ecclesiale.

Il cammino, nella riflessione a seguito dei Lineamenti e dello Strumento di lavoro, ha messo in luce anche le risorse già esistenti nelle nostre realtà ecclesiali delle Chiese italiane: l’impegno pastorale ed educativo, la ricchezza di proposte ed impegno, il desiderio della cor-responsabilità, della cooperazione, della comunione.

La relazione di Mons. Erio Castellucci, Presidente del Comitato Nazionale del Cammino Sinodale, in avvio dei lavori, ha tracciato il “volto” del cammino: quello di una Chiesa “viva”, appassionata, “generativa”, una Chiesa in comunione, che deve rinnovarsi con i “doni dello Spirito”.

Sottolinea Mons. Castellucci:

Lo Spirito continua a produrre il frutto, la carità, che San Paolo esprime in tutte le sue sfumature: gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (cf. Gal 5,22). Questa quotidiana trama di bene, che sfugge alle statistiche, è anche la ricchezza più grande – e spesso nascosta – rilevata nei quattro anni sinodali”.

Sicuramente occorre “comprendere bene il senso delle Proposizioni, perché un equivoco sul genere letterario rischierebbe di falsare il lavoro. Sono, appunto, “proposte”: non la raccolta di tutto quanto emerso nel percorso, che rimane a disposizione sia delle singole Chiese sia dei Vescovi, chiamati a dare forma definitiva alle decisioni sinodali”.

E dunque, consapevoli che la profezia nella Chiesa chiede di essere condivisa, perché possiamo essere un “popolo profetico” con il “soffio” dello Spirito, ci siamo addentrati nel vivo del lavoro, attraverso riflessioni ed interventi condivisi per preparare i lavori dei gruppi, chiamati a ri-elaborare, emendare e produrre modifiche, qualora lo si ritenesse opportuno, delle Proposizioni.

Sul solco della Lumen Gentium 12 ricordiamo che la profezia, è:

Il popolo santo di Dio partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo diffondendo dovunque la viva testimonianza di lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità, e con l’offrire a Dio un sacrificio di lode, cioè frutto di labbra acclamanti al nome suo (cfr. Eb 13,15)”.

L’Assemblea, particolarmente viva e vivace, ha fatto emergere molti interventi “critici” circa la redazione delle Proposizioni, relative a linguaggio, struttura, sinteticità, “scollamento” e metodo.

Sulla “scia” di queste osservazioni, i gruppi di lavoro, coordinati da “facilitatori” del Comitato del Cammino Sinodale, hanno visto i partecipanti delegati delle Diocesi, riflettere, elaborare, emendare le Proposizioni proposte all’Assemblea.

Due giorni di dialogo all’insegna del metodo sinodale, guidato dalla conversazione spirituale, dal dialogo, dal discernimento, dall’ascolto e confronto per provare a riflettere sul “bene” e non solo sul “mio parere” che ritengo giusto.

Una riflessione, dunque, generativa e spirituale, che ha prodotto documenti e riflessioni, ed ha elaborato emendamenti votati nei singoli gruppi di lavoro, da consegnare all’Assemblea Sinodale per l’approvazione.

Come Delegazione di Ivrea, abbiamo potuto partecipare a gruppi di lavoro differenziati, che hanno “coperto” i 3 ambiti delle aree proposte dal Documento preparatorio delle Proposizioni, portando non la “voce personale”, ma la “voce della Diocesi”, per una elaborazione in uno spazio condiviso che ha permesso di vivere un processo decisionale attraverso le “focalizzazioni”.

Dopo il confronto ricco e costruttivo, sono emerse alcune “priorità” elaborate e discusse  e portate in assemblea. Importante segnalare alcuni temi di interesse: Accompagnamento delle persone in situazioni affettive particolari; Chiese locali e ambienti educativi;  Accompagnamento personale dei giovani; Promozione locale dello sviluppo umano integrale; Formare gli adulti alla maturità della fede attraverso la Parola di Dio; Percorso nazionale rinnovato di Iniziazione Cristiana; Formazione integrale dei formatori; Formazione permanente comune degli operatori pastorali; Responsabilità ecclesiale e pastorale delle donne; Obbligatorietà dei consigli pastorali.

Sono alcuni dei temi emersi come “prioritari”,accompagnati dalla consapevolezza dell’importanza delle scelte che devono essere sempre orientate nella consapevolezza che Cristo nutre e riempie la vita di ogni cristiano che parte dalla sorgente della Pasqua ed è animata dal soffio dello Spirito.

Temi davvero importanti che fanno emergere l’esigenza di una Chiesa desiderosa di “rinnovarsi”, di camminare nel mondo, con Cristo, alla continua ricerca del Vero, del Bene, del Bello, che è Cristo “Via Verità e Vita”.

La riflessione è dunque la chiamata alla conversione, per un cambio di prospettiva e per individuare traiettorie, dalla “cosa guardata alla cosa che guarda”, innestandosi sull’Eucaristia che genera e nutre la sinodalità, momento costitutivo della comunità, motore e sorgente della comunità.

Forse possiamo ancora ri-pensare nelle nostre Diocesi all’importanza di essere “Chiesa sinodo”, in cammino, per con-sentire Cristo ed elaborare prassi sinodali orientate a coinvolgere le persone con la vita, con le esperienze vive e vitali, per una missione all’insegna della prossimità, dell’umano e umanizzante.

Condividere prospettive è “essere responsabili”, è ripensare alla propria esperienza di battezzati nella Chiesa, di corresponsabili della missione nella comunità, della circolarità della comunione, per essere cristiani “vivi” nella Chiesa.

Monsignor Daniele Salera, ci lascia una riflessione che ci aiuta a comprendere e ricostruire il cammino e le sue prospettive alla luce dei giorni trascorsi:

L’assemblea sinodale delle Chiese in Italia si è appena conclusa a Roma, la delegazione di Ivrea ritorna in Diocesi dopo aver vissuto un’esperienza certamente molto ricca ma anche piena di imprevisti, così come deve essere quando la Chiesa inizia un percorso sinodale che non è definito in anticipo e che non ha soluzioni già pronte. Tre sono state le parole chiave attorno a cui il comitato nazionale ha formulato le diverse proposizioni su cui si è poi concentrato il nostro lavoro: prossimità, formazione, corresponsabilità. Attorno a queste tre parole si muoverà certamente il percorso di conversione ecclesiale delle Diocesi italiane. Va detto – per amore di verità, anche rispetto a quanto diverse testate giornalistiche nazionali hanno scritto – che il disappunto non si è registrato sui temi, più o meno inclusi nelle proposizioni propostaci, quanto piuttosto sul metodo che le proposizioni stesse ci chiedevano di utilizzare in quanto “genere letterario“ (come lo stesso presidente del comitato nazionale, monsignor Castellucci a giustamente riportato nelle sue relazioni). Infatti, dopo esserci visti ed incontrati nella prima assemblea sinodale di novembre attorno a dei testi certamente molto accurati con delle proposte specifiche ed una lettura molto attenta del contesto attuale, lavorare sulle proposizioni è sembrato all’assemblea far quasi un passo indietro. Nella parola prossimità possiamo intendere gli ambiti missionari che se vissuti integralmente permetteranno alla Chiesa di condividere con chi è ai margini la buona novella del Vangelo. Nella parola formazione si trova invece il percorso di rinnovamento dell’iniziazione cristiana e la necessità di formare tutti coloro che a diverso titolo avranno incarichi o ruoli nei contesti comunitari. Nella parola corresponsabilità si trovano quelle forme di condivisione e guida che tutti i battezzati saranno chiamati ad assumere nei percorsi futuri. Personalmente non sono tanto rimasto colpito dall’uso delle proposizioni in sé, quanto piuttosto dalla reazione che questo “genere letterario“ ha provocato nell’assemblea. Ho molta fiducia nell’Ufficio di presidenza e so quanto lavoro di sintesi richieda l’offrire dei testi condivisibili che abbiano l’intento di segnare il cammino futuro della Chiesa italiana. Il cammino sinodale non va pensato con le stesse dinamiche di una votazione a maggioranza e non è l’esercizio di una democrazia parlamentare, è piuttosto un ascolto comunitario dello Spirito, in cui la verità non coincide con ciò che il singolo ritiene più importante e va inoltre vissuto in un contesto in cui i ministeri continuano ad avere un senso ed un compito anche se – va detto – anche chi ha un compito di guida e di governo è certamente chiamato ad ascoltare senza pregiudizi il più piccolo della comunità, non presupponendo di sapere meglio e di più, il da farsi rispetto al resto dei partecipanti.”

L’assemblea conclusiva ha visto l’elaborazione di una nuova proposta: la votazione di una sola proposizione, volta alla rielaborazione delle Preposizioni per un maggior definizione e ricezione delle riflessioni, degli emendamenti e delle proposte elaborate nei gruppi assembleari.

Nella giornata conclusiva Mons. Erio Castellucci,  in accordo con la Presidenza C.E.I.,  Presidenza del Comitato e nel Consiglio Episcopale Permanente, propone il prolungamento dei lavori e lo spostamento dell’Assemblea dei Vescovi.

La mozione votata dalla Seconda Assemblea sinodale ed approvata a maggioranza (854 votanti, con 835 favorevoli; 12 contrari; 7 astenuti), è risultata la seguente:

L’Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia, riunita a Roma dal 31 marzo al 3 aprile, nel solco del cammino compiuto in questi anni guidato dall’ascolto della Parola e dallo Spirito, continua a cogliere i segni dell’azione di Dio nel “cambiamento d’epoca” con il proposito di rilanciare e orientare il percorso ecclesiale di conversione missionaria. Ugualmente sperimenta l’ascolto reciproco, che caratterizza l’intero percorso sinodale, valutando la situazione delle comunità ecclesiali inserite nei vari territori del Paese. In queste giornate assembleari sono emerse sottolineature, esperienze, criticità e risorse che segnano la vita e la vitalità delle Chiese in Italia, con uno sguardo partecipe e responsabile. Cogliendo la ricchezza della condivisione, questa Assemblea stabilisce che il testo delle Proposizioni, dal titolo “Perché la gioia sia piena”, venga affidato alla Presidenza del Comitato Nazionale del Cammino sinodale perché, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provveda alla redazione finale accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi. Al tempo stesso, l’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli Organismi di partecipazione. Farà seguito la fase di ricezione.

Un cammino, che prosegue, che ci invita a riprendere con rinnovata gioia i passi che come ha sottolineato il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, durante la celebrazione eucaristica del 1 aprile:

Tra “le tante sfide” che la Chiesa contemporanea deve affrontare c’è quella “di accompagnare i credenti alla consapevolezza di ciò che essi sono”. In questo contesto, ha evidenziato il Card. Parolin, la Chiesa italiana “saprà senz’altro indicare le scelte necessarie per gli anni a venire se attingerà chiarezza e slancio missionario dalla consapevolezza che noi cristiani siamo portatori di un dono incommensurabile. Allora sì saremo in grado di donare la Parola risanatrice di cui il nostro mondo malato ha un disperato bisogno”. “Abbiamo molto da ricevere dagli altri, ma abbiamo anche un tesoro unico da offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo: un dono preziosissimo e non reperibile altrove. Se ne fossimo tutti pienamente consapevoli saremo autentici ‘discepoli missionari’, desiderosi di condividere questa risorsa immensa che è la persona viva del Risorto”.

Non perdiamo di vista l’importanza del camminare e di farlo insieme, proseguiamo nel discernimento illuminato con l’azione dello Spirito, come Popolo di Dio, perché il lavoro nelle nostre Diocesi è importante, possiamo diventare “Laboratori di Sinodalità”, possiamo “far fiorire” comunione, possiamo rinnovare cammini e percorsi, possiamo essere testimoni missionari di cammini, possiamo tessere trame di fraternità, possiamo essere “casa accogliente” per stare con Cristo…

Possiamo “Essere sinodo”, realizzandoci come Chiesa nell’Amore di Cristo, e come ricordava Papa Francesco nel 2023:

Oggi più che mai l’umanità, ferita da tante ingiustizie, divisioni e guerre, ha bisogno della Buona Notizia della pace e della salvezza in Cristo”, ed allora diventiamo “cuori ardenti in cammino”.