Aggiornamento 11 marzo 2024

(elisa moro) – “Un maestro tra due mondi”: un pomeriggio musicale e culturale veramente intenso, quello vissuto sabato 9 marzo a Ivrea, presso il Centro pastorale diocesano, con la presentazione del volume, curato nei particolari da Stefano Baldi, dedicato a Rosario Scalero, musicista, violinista e, soprattutto, maestro, capace cioè di trasmettere, con il suo esempio, uno stile di vita, un modello da seguire, anche per le generazioni successive.

Nato il 24 dicembre 1870 a Moncalieri, Rosario Scalero in giovane età divenne celebre in tutta Europa come violinista.

Dopo aver approfondito gli studi a Vienna si dedicò all’attività di compositore, ottenendo un buon successo internazionale che gli valse, nel primo Dopoguerra, la cattedra di composizione prima alla ​Mannes School di New York e poi al Curtis Insititute di Philadelphia, uno dei più importanti istituti di formazione musicale al mondo, da qui il titolo di “maestro tra due mondi”.

Ebbe come allievi Samuel Barber, Gian Carlo Menotti e Nino Rota, che lo seguivano fedelmente anche durante vacanze estive che Scalero amava trascorrere nel suo castello, a Montestrutto.

Proprio qui si ritirò in vecchiaia e morì la notte di Natale del 1954.

Moncalierese di nascita, canavesano d’adozione, Scalero ha saputo incarnare nella sua attività musicale quell’ideale di educatore, di “maestro vero” – come ha ricordato nel suo intervento il Vescovo di Ivrea, Mons. Edoardo Aldo Cerrato – a cui la società di oggi non è più abituata. Una pedagogia completa, mirata ad una crescita integrale dell’allievo, non solo nella disciplina musicale o nell’apprendimento dello strumento, ma nella sua completa personalità e maturità, attraverso lezioni, ma anche momenti di convivialità e condivisione, guardando all’esempio del maestro, al suo stile, al suo modo di affrontare le situazioni.

È questo quanto i diversi relatori che si sono susseguiti nella presentazione del volume, hanno tratteggiato della complessa, straordinaria – e dimenticata ai più – figura di Rosario Scalero, riportata agli onori della cronaca, da qualche anno, grazie ad un vero e proprio Festival Musicale a lui dedicato, in modo da far conoscere, soprattutto in Canavese, questa ricchezza musicale e pedagogica ancora in gran parte inesplorata.

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(10 marzo, ore 20,30) – Il “tessuto” degli archi, che stendono un velo di frequenze, sul quale la voce recitante racconta la “storia” di Antonio Mosca, i suoi “esperimenti” musicali, la sua frequentazione con questi giovani (l’Orchestra della Cappella Musicale della Cattedrale di Ivrea, ndr) che deve educare, elevare, addestrare. E questo spirito di insieme, per un ideale futuro, il raggiungimento di uno scopo sovrano del “far musica” nel quale non ci sono distinguo. Non c’è il grande “divo”, il grande solista che eccelle: è una voce sola, quella che proromperà da questi giovani musicisti. Ed è il messaggio più bello che si possa cogliere, proprio all’insegna della Fede e della fiducia che deve animare i musicisti per questo ideale supremo: vorrei citare una frase “rubata” a Johann Sebastian Bach “Ad maiorem Dei gloriam”, per la maggior gloria di Dio”.

E’ un ampio stralcio dell’intervento che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare ieri, sabato 9 marzo, presso il Centro Pastorale Diocesano di Via Varmondo Arborio in Ivrea: chi parla è il Maestro Arturo Sacchetti.

Un gigante della musica contemporanea: per averne qualche indizio, conviene questo riassunto

– leggi qui – piuttosto di altre parole.

Fa piacere ricordarne la vocazione non soltanto di Artista, ma di Divulgatore intelligente, che gli aveva fatto “inventare” il Festival di musica organistica di Bioglio e Pettinengo (risaliamo nel tempo di oltre 50 anni) che si affermò subito come irrinunciabile per molti giovani provenienti da tanta parte del Piemonte.

In quello stesso periodo, un altro grande musicista, il chitarrista Angelo Gilardino (tra i molti riconoscimenti, fu Direttore Artistico della Fondazione Segovia a Linares), si impegnava come didatta con le “Vacanze chitarristiche” alla Caulera di Trivero: momenti straordinari di crescita per tanti ragazzi e ragazze.

Ancora, fu Sacchetti ad inaugurare il grand’organo “Mascioni” della Cattedrale di Vercelli, quando Arcivescovo era Mons. Albino Mensa: sicchè i ricordi, nell’intreccio di relazioni tra Diocesi entrambe eusebiane (quella di Ivrea con Sant’Eulogio) si sono fatti ancor più intensi.

Un pomeriggio, quello di sabato, di cui dirà tra qualche ora, in una nota come sempre puntuale e “tecnica” Elisa Moro, pubblicata sempre in questa pagina (quindi il Lettore conservi questo stesso link) che lascia un sentimento di grande consolazione.

Per tanti motivi ed uno in particolare: si è potuto sperimentare direttamente e nel modo più edificante, quale differenza corra tra il parlare, semplicemente, in modo inevitabilmente effimero, di cultura e, invece, “produrre”, fare, vivere cultura.

Trasmetterla, pensarla come sorella, ambiente di vita, aria che si respiri, soprattutto per i giovani.

Questi giovani allievi del Maestro Antonio Mosca, un altro Educatore a tutto tondo, non avranno bisogno di atteggiarsi a persone di cultura: saranno espressione e testimoni di saperi, vissuti come componente della vita quotidiana.

Cimentandosi con gli spartiti, la storia della musica, le idee che nel corso dei Secoli hanno permeato luoghi e filosofie, ispirato i Maestri, imparando a conoscere anche i problemi che hanno costellato la vita dei grandi artisti, come quella di uomini e donne comuni.

Saranno ragazzi capaci di costruire un Mondo migliore anche perché avranno avuto buoni Maestri.

Sabato questi promettenti ragazzi e ragazze hanno avuto il privilegio di essere accompagnati alla tastiera nientemeno che da Alessandro Ruo Rui: e anche questo è stato un bell’esempio, di un affermato Musicista e Insegnante che volentieri si è messo a disposizione di questi “piccoli” Artisti.

Hanno portato i saluti il Vescovo di Ivrea, Mons. Edoardo Aldo Cerrato ed il Vice Sindaco della città, Patrizia Dal Santo.

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Qualche parola sul video che abbiamo messo a repertorio.

Si incomincia proprio con l’intervento di Arturo Sacchetti, che potrebbe bastare a dire tutto.

Non seguiamo, quindi, una sequenza strettamente cronologica.

Sacchetti ha soprattutto posto l’attenzione sul suo brano “Preghiera alla Vergine Maria” con le parole dello stesso Antonio Mosca.

Poco prima, in apertura, il breve saggio di una allieva, che ha il meritato onore di suonare il violino che fu proprio quello di Scalero: poco più di un minuto molto intenso, con un celebre brano bachiano.

Dopo l’intervento di Sacchetti, il brano di Rosario Scalero, “Passa la nave mia” per quartetto d’archi e voce di Soprano.

A seguire, il “pezzo forte”, la “Preghiera” di cui si è già detto.

Infine, l’intervento (sarebbe stato bello riprenderli tutti, ma – anche sul web – non si può disporre di tutto lo spazio che si vorrebbe) della Prof. Chiara Marola, la Studiosa che è stata “magna pars” non soltanto nell’organizzazione di questa giornata, ma anche della raccolta di Studi su Scalero (il volume presentato comprende gli Atti del Convegno intitolato “Rosario Scalero, un Maestro tra due Mondi”, tenutosi a Saluzzo nel 2021.

Chiara Marola ci intrattiene soprattutto sul periodo canavesano di Scalero, dopo la costruzione della residenza di Montestrutto, dove furono ospiti i suoi allievi e, tra questi, quelli destinati a diventare protagonisti della musica moderna, in particolare Nino Rota, Giancarlo Menotti, Samuel Barber.

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